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Irlanda del Nord (II): le violazioni dei diritti umani e le accuse dei maltrattamenti all'atto d'arresto :: Studi per la pace  
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ultimo aggiornamento: 12.03.2008
   
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Dossier Irlanda del Nord - parte II D.ssa Michela Arienti
 
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Irlanda del Nord (II): le violazioni dei diritti umani e le accuse dei maltrattamenti all'atto d'arresto
Paper

pubblicato in data 31 marzo 2001

cfr. anche la I parte del Dossier
"Storia di un conflitto",

oltre al
Sunningdale Agreement (formato .pdf; 18,5 kB)
Anglo-Irish Agreement (formato .pdf; 26,3 kB)
Downing Street Join Declaration (formato .pdf; 18,8 kB)
Good Friday Agreement (formato .pdf; 217 kB). Pubblicazioni
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Documento aggiornato al: 2001

 
Sommario

E' impossibile enumerare in maniera esauriente i tipi di maltrattamenti e di brutalità denunciati da cittadini nord-irlandesi arrestati e detenuti nei centri di interrogatorio in Irlanda del Nord in base allo Special Powers Act e, in seguito alla sua abrogazione, alla legislazione d'emergenza.

 
Indice dei contenuti
 
1. L'operazione Demetrius
2. Il Compton Report (novembre 1971)
3. I maltrattamenti degli anni '70
4. Il Bennet Report (marzo 1979)
5. Le accuse dei maltrattamenti negli anni '80 e '90
6. I maltrattamenti denunciati
Note
 
Abstract
 

LE ACCUSE DI MALTRATTAMENTI ALL'ATTO DELL'ARRESTO




Freddo e crudele!

Anche se la tua guerra contro di me fosse giusta

(e non lo è, perché non hai il diritto

di dominare me e la mia gente),

anche se tu fossi dieci volte più saggio,

come giustificheresti le torce accese nell'Ovestfalda

ed i bimbi che giacciono lì ?



J.R.R. Tolkien "The Lord of Rings"

1. L'Operazione Demetrius




 
Nelle prime ore del mattino del 9 agosto 1971 l'esercito inglese di stanza in Irlanda del Nord diede vita all'operazione Demetrius. Tale operazione faceva seguito alla decisione, presa dal governo dell'Irlanda del Nord il 5 agosto precedente, di introdurre delle misure extragiudiziali di detenzione ed internamento allo scopo di fronteggiare il sempre più vasto ricorso alla forza da parte dell'I.R.A., che in tal modo tentava di difendere ed arginare le violenze di cui era vittima la comunità cattolica dopo lo scoppio dei cosiddetti "troubles" (1).

 
In base alle dichiarazioni rilasciate dal medesimo governo, le misure extragiudiziarie furono pensate solo per gli appartenenti all'Irish Republican Army, perché tale organizzazione paramilitare costituiva "...the real menace to law and order" (2), mentre l'attività dei gruppi lealisti, diretta principalmente contro la comunità cattolica, era considerata dalle forze di sicurezza come sporadica e meno preoccupante.

 
Nel primo giorno di applicazione dell'internamento senza processo furono arrestate 452 persone, di cui 350 in base allo Civil Authority (Special Powers) Act. I nomi degli arrestati comparivano su una lista redatta qualche giorno prima dalla polizia nord-irlandese ed includeva non solo coloro che si riteneva fossero membri dell'I.R.A., ma anche individui sospettati di possedere informazioni relative agli appartenenti all'organizzazione paramilitare repubblicana.

 
Gli arrestati furono portati in tre centri regionali predisposti per l'accoglimento dei prigionieri nelle prime 48 ore successive all'arresto (Madilligan Weekend Centre, co. Derry, Ballykinler Weekend Centre, co. Down, e Girdwood Park Territorial Army, Belfast), dove furono interrogati dagli ufficiali della Royal Ulster Constabulary. Dei 452 prigionieri, 104 furono rilasciati entro le 48 ore ed i rimanenti furono trasferiti nei carceri di Maidstone e Crumlin Road, a Belfast. Prima di essere portati negli istituti di detenzione, 12 prigionieri furono trasportati in centri non identificati per essere "interrogati a fondo".

 
Si calcola che dal 9 agosto 1971 sino al 30 marzo 1972 (data in cui il governo britannico decise di sopprimere il Parlamento di Stormont e di introdurre il controllo diretto nelle Sei Contee) 900 persone furono internate in quanto sospettate di essere in qualche modo legate all'I.R.A., mentre altre 500 furono accusate di essere coinvolte in reati terroristici e processate attraverso i procedimenti ordinari, poiché apparentemente sussistevano le prove necessarie per l'incriminazione (3).

 
Il 30 ottobre 1971 Amnesty International stilò un rapporto in cui raccoglieva le accuse rilasciate da alcune persone arrestate in base allo Special Powers Act, che lamentavano di aver subito maltrattamenti e violenze all'atto dell'arresto, effettuato dai membri dell'esercito inglese, e durante gli interrogatori condotti dalla polizia nord-irlandese nei tre centri regionali di detenzione.

2. Il Compton Report



 
A seguito dello scalpore suscitato da tali dichiarazioni, il Parlamento britannico creò una commissione di inchiesta, presieduta da Sir Edmund Compton, per investigare sulla veridicità delle accuse mosse nei confronti delle forze di sicurezza nord-irlandesi.

 
I risultati furono riportati in un rapporto (Compton Report, 31 novembre 1971) in cui si sosteneva che nulla permetteva di concludere che individui o gruppi di persone avessero subito brutalità nel corso dell'arresto e durante la successiva permanenza nei tre centri regionali di interrogatorio, anche se si riconosceva che alcuni metodi utilizzati dalla polizia potevano causare forme di sofferenza fisica, giustificabili in relazione alla particolare situazione interna dell'Irlanda del Nord.

 
Più in particolare il rapporto esaminava alcune accuse mosse nei confronti dei membri della RUC:

  1. "interrogatori a fondo": la Commissione sostenne che, durante i cosiddetti "interrogatori a fondo", il ricorso alla postura al muro, l'incappucciamento, il sottoporre l'arrestato a ronzii persistenti nel tempo, la privazione del sonno ed una dieta consistente in pane ed acqua costituivano maltrattamento fisico;

  2. voli in elicottero: la Commissione qualificò come maltrattamento fisico lo spingere fuori il prigioniero bendato da un elicottero della polizia, ad un metro e mezzo d'altezza, dopo avergli fatto credere di sorvolare i cieli di Belfast;

  3. corsa ad ostacoli: la Commissione sostenne che i prigionieri avessero subito alcune forme di sofferenza fisica nell'essere costretti a correre lungo i cortili di Girdwood Park Centre, evitando i frammenti di vetro di cui era cosparso il terreno;

  4. esercizi estenuanti: la Commissione ritenne che gli esercizi estenuanti imposti agli arrestati, detenuti a Ballykinlar Centre, avessero causato sofferenze fisiche, ma non erano stati pensati e posti in atto allo scopo di ferire o maltrattare gli arrestati.


 
In conclusione il Compton Report, dunque, escludeva che le forze di sicurezza fossero ricorse a trattamenti inumani od a brutalità, in considerazione del fatto che si intendeva per brutalità ogni forma inumana e violenta di crudeltà, che implicava una disposizione d'animo del responsabile ad infliggere sofferenze, accompagnate da indifferenza o piacere nel vedere il dolore della vittima (4).

3. Le accuse di maltrattamenti negli anni '70




 
Nel 1978 Amnesty International pubblicò un nuovo rapporto redatto dai membri di una missione inviata in Irlanda del Nord alla fine dell'anno precedente. Come si era già verificato nel 1971, i delegati di Amnesty International avevano raccolto numerose denunce di maltrattamenti e violenze subite da coloro che erano stati arrestati a seguito dell'entrata in vigore della legislazione di emergenza (5).

 
In base ai dati contenuti nel rapporto del 1978, dal 1971 al 1977 vi fu un preoccupante incremento delle accuse rivolte alle forze di sicurezza nord-irlandesi e all'esercito britannico da parte di cittadini che erano stati arrestati in base all'Emergency Provision Act (EPA,1973) e al Prevention of Terrorism Act (PTA, 1974). Si calcola, infatti, che dall'agosto 1971 al novembre 1974 furono presentate 1.105 lamentele di maltrattamenti a carico della Royal Ulster Constabulary e 1.078 nei confronti dell'esercito.

 
Nel 1975 l'internamento senza processo fu gradualmente soppresso ed il numero dei sospettati interrogati dalla RUC aumentò. In quell'anno 1.797 persone furono sottoposte ad interrogatorio e 184 dichiararono di aver subito maltrattamenti, l'anno seguente le cifre furono rispettivamente di 3.042 e 322 ed, infine, nel 1977 di 3.444 e 515 (6).

 
Nel rapporto del 1978 Amnesty International precisò che sino al 1977 le denunce di violenze provennero esclusivamente da cittadini nord-irlandesi appartenenti alla comunità cattolica, mentre nel 1977 anche alcuni protestanti sostennero di aver subito brutalità fisiche e psicologiche durante la loro permanenza nelle caserme di polizia.

 
Nel novembre di quell'anno, nel corso di un convegno a cui parteciparono alcuni avvocati difensori patrocinanti di fronte alle Diplock Courts, fu decisa la creazione di un comitato con il compito di raccogliere le prove relative alle denunce di maltrattamenti. Il comitato espresse, in una lettera indirizzata al Segretario di Stato, la propria preoccupazione per quanto si stava verificando nelle caserme nord-irlandesi, rilevando che il ricorso da parte delle forze di sicurezza a metodi inumani e brutali aventi lo scopo di ottenere confessioni era oramai divenuta una pratica comune in Irlanda del Nord (7).

4. Il Bennett Report




 
A seguito della pubblicazione del rapporto di Amnesty International del 1978, il Parlamento di Westminister creò una nuova commissione d'inchiesta, presieduta dal giudice H. C. Bennett, per verificare quali procedure utilizzasse la polizia durante gli interrogatori e definire, dunque, le eventuali responsabilità della Royal Ulster Constabulary.

 
Nel marzo del 1979 la commissione presentò al Parlamento inglese le proprie conclusioni, contenute in un rapporto (Bennet Report), reso noto alla stampa soltanto a seguito delle pressioni esercitate dalle associazioni per i diritti civili. Nel rapporto si rilevava l'esistenza di una campagna di discredito nei confronti della RUC, per quanto si ammetteva che episodi di maltrattamenti si fossero verificati ai danni di alcuni detenuti. Tali episodi erano comunque considerati dei casi isolati, da imputarsi alla cattiva condotta di singoli agenti di polizia.

 
Il rapporto sottolineava, inoltre, che la peculiare situazione politica dell'Irlanda del Nord, caratterizzata da disordini interni e dal frequente ricorso a mezzi violenti da parte dei gruppi paramilitari, rendeva impossibile l'utilizzo dei normali metodi di detenzione applicati in Inghilterra ed in Galles.

 
La posizione espressa dalla commissione d'inchiesta coincideva con quanto dichiarato dal Capo della polizia (RUC Chief Constable) nel suo rapporto del 1976.
Anch'egli sosteneva, infatti, che le accuse di maltrattamenti erano parte di una campagna di discredito nei confronti delle forze di sicurezza nord-irlandesi, campagna volta ad annientare gli sforzi compiuti della polizia che tentava di acquisire una reputazione di imparzialità presso le due comunità nord-irlandesi. Le denunce di violenze nei confronti dei detenuti avrebbero avuto lo scopo di giustificare, agli occhi dell'opinione pubblica, le uccisioni dei membri della polizia ad opera dei gruppi paramilitari.

 
Nel suo rapporto il Capo della polizia sosteneva, inoltre, che le accuse di maltrattamenti avevano spesso l'unico fine di ottenere l'assoluzione davanti alla corte giudicante, poiché in base alla legislazione allora in vigore, le confessioni rilasciate dall'arrestato agli agenti di polizia ed estorte con la forza erano inammissibili. Per tale ragione i prigionieri si auto-infliggevano ferite utilizzando posate, utensili da cucina, chiodi, lattine di bibite, battendo la testa contro il muro o rompendo i vetri delle finestre. A conferma della posizione espressa, il Chief Constable citava quanto asserito da un giudice di Belfast che lamentava la politica dell'I.R.A. tendente a fabbricare accuse di maltrattamenti.

 
Il Capo della RUC non escludeva, in ogni caso, la possibilità che "at times a police officer will be tempted to overstep the mark", ma puntualizzava che esistessero altre tre eventualità per giustificare la presenza di ferite e abrasioni sul corpo del sospettato denunciante:

    - che il sospettato rifiutasse il controllo medico a seguito dell'arresto, asserendo successivamente che i lividi e le escoriazioni erano il risultato di maltrattamenti subiti durante gli interrogatori;
     

    - che il sospettato si infliggesse ferite allo scopo di presentare "prima face" prove di maltrattamenti inumani utilizzati per indurlo a confessare, giustificandosi in tal modo di fronte ai gruppi paramilitari per le eventuali informazioni rilasciate;
     

    - che il sospettato deliberatamente attaccasse gli agenti di polizia che lo interrogavano allo scopo di creare una situazione in cui egli dovesse essere successivamente controllato.

Per quanto concerne i controlli medici, successivamente alle denunce di Amnesty International rese note nel 1971, le autorità nord-irlandesi avevano introdotto un particolare sistema di visite mediche, volte a proteggere il sospettato dai possibili maltrattamenti ed allo stesso tempo a tutelare gli agenti di polizia da denunce prive di fondamento.

 
All'atto della presa in custodia, infatti, al sospettato era offerta la possibilità di essere sottoposto ad un controllo sanitario effettuato da un medico (generalmente un praticante sotto contratto con la Northern Ireland Police Authority). Il medesimo servizio era prestato anche al momento del rilascio dell'arrestato, all'atto del suo trasferimento in tribunale e prima di essere rimesso in custodia.

 
Il consenso del sospettato era una condizione necessaria affinché la visita medica potesse avvenire. In base ad una direttiva formulata dal Capo della Polizia nel settembre del 1977, il sospettato inoltre poteva essere sottoposto a controlli medici anche su richiesta del suo avvocato difensore ed alla presenza di parenti o di rappresentanti di fiducia.

5. Le accuse di maltrattamenti negli anni '80 e '90



 
Le accuse di maltrattamento fisico e psicologico nei confronti di individui in stato di fermo nelle caserme di polizia (8) (si possono ricordare Castlereagh, Belfast, Strand Road, co. Derry e Gough Barracks, co. Armagh) e nelle carceri dell'Irlanda del Nord sono proseguite durante gli anni '80 sino agli inizi degli anni '90. Oltre alle cospicue denunce provenienti dalle organizzazioni non governative per i diritti umani (si vedano in questo senso i numerosi rapporti di Amnesty International e di Human Rights Watch), anche altre associazioni ed organismi internazionali si sono occupati del problema (9).

 
Nel 1992 l'Haldane Society of Social Lawyers, un'associazione di avvocati inglesi, ha pubblicato un rapporto in cui sono descritti i metodi più frequentemente utilizzati dagli agenti della RUC, metodi miranti a produrre nell'interrogato uno stato di disorientamento e di paura che rendevano la vittima remissiva e pronta ad ammettere qualsiasi imputazione le fosse addebitata, purché le violenze si esaurissero in breve termine.

 
L'anno successivo è stata pubblicata una relazione dello European Commitee for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (CPT) (10).

 
Durante la missione in Irlanda del Nord, i membri del comitato avevano ricevuto alcune denunce di maltrattamenti da parte di cittadini nord-irlandesi ed, a seguito dell'esame di alcuni reperti medici relativi a prigionieri trattenuti nei centri di interrogatorio, i delegati hanno rilevato un frequente ricorso all'uso della forza da parte dell'esercito inglese e della RUC all'atto dell'arresto. Il CPT ha dunque osservato, nel suo rapporto, che l'arresto di un sospetto criminale è spesso un compito rischioso, soprattutto se vi è il timore che la persona sia armata e pericolosa. Le circostanze di un arresto possono essere tali per cui derivino ferite sulla persona arrestata, senza che esse siano il risultato della reale volontà di infliggere maltrattamenti. Il CPT ha considerato, tuttavia, che una volta che l'individuo sia sotto il controllo della polizia, non vi è alcuna giustificazione per un ulteriore ricorso alla forza ed ha sollevato dubbi sulla pretesa legittimità del ricorso a metodi violenti da parte delle forze di sicurezza.

 
Per quel che concerne le accuse di maltrattamenti fisici durante la detenzione nei centri di interrogatorio, il comitato ha preso atto che esse risalivano al marzo precedente (quattro mesi prima della visita) e che, nella maggior parte dei casi, esse si riferivano all'anno precedente (1992). Il comitato ha ritenuto che le denunce ricevute corrispondessero alla verità sia sulla base dei reperti medici redatti a seguito dell'arresto, sia per il fatto che nella maggior parte dei casi le Corti nord-irlandesi hanno riconosciuto ai denuncianti il risarcimento dei danni derivanti dai maltrattamenti subiti nei centri di interrogatorio.

 
Il comitato ha sostenuto che fosse più difficile trovare indicazioni certe circa i maltrattamenti psicologici; la cui veridicità è stata avvalorata da un rapporto medico relativo ad un individuo detenuto a Gough Barracks nel giugno 1993. Il medico, che aveva visitato il prigioniero durante la sua detenzione, aveva registrato nella sezione "accuse di maltrattamenti" "...verbal ill-treatment from approximately 4 pm - bedtime".

 
Il ricorso a metodi degradanti ed inumani come comune pratica utilizzata dalle forze di sicurezza nelle caserme nord-irlandesi è confermata anche in un recente rapporto di Human Rights Watch, redatto successivamente alla stipulazione del Good Friday Agreement (1998). In tale rapporto si constata, con grande disappunto, come siano ancora numerose le denunce relative agli abusi subiti dai detenuti ed ai violenti attacchi della RUC ai danni dei cittadini delle due comunità (11).

 
Nel novembre 1991 la Commissione delle Nazioni Unite contro la Tortura ha avviato un'inchiesta per stabilire le eventuali responsabilità del Regno Unito in Irlanda del Nord. In una raccomandazione recentemente adottata, la Commissione ha sostenuto che la permanente esistenza dello stato di emergenza in Irlanda del Nord costituisce un ostacolo insormontabile che impedisce l'applicazione della Convenzione contro la Tortura ed ha sottolineato, inoltre, che nelle Sei Contee non sussistono circostanze eccezionali che possano giustificare la mancata applicazione della stessa Convenzione (12).

6. I maltrattamenti denunciati




 
E' impossibile enumerare in maniera esauriente i tipi di maltrattamenti e di brutalità denunciati da cittadini nord-irlandesi arrestati e detenuti nei centri di interrogatorio in Irlanda del Nord in base allo Special Powers Act e, in seguito alla sua abrogazione, alla legislazione d'emergenza.

 
E' certo che i metodi più crudeli ed efferati siano stati utilizzati a seguito della messa in opera dell'operazione Demetrius (9 agosto 1971) sino agli inizi del 1972. In tale periodo, infatti, le forze di sicurezza sperimentarono sui sospettati la cosiddetta "privazione sensoriale" che, secondo quanto riportato nel Minority Report redatto da Lord Gardiner, era stata considerata da alcuni medici specialisti un metodo di induzione a psicosi artificiali ed a episodi di insanità (13).

 
In base a quanto riportato da diverse fonti, tra cui Amnesty International e la Commissione Europea per i Diritti Umani, 12 persone arrestate il 9 agosto 1971 e 2 individui fermati nell'ottobre dello stesso anno furono sottoposti ad una particolare forma di "interrogatorio a fondo".

 
Gli arrestati furono trasportati in alcuni centri di interrogatorio non identificati e quivi interrogati per diversi giorni (i 12 arrestati dall'11 al 17 agosto e gli altri 2 dall'11 al 18 ottobre).

 
Durante i momenti in cui non si svolgevano gli interrogatori, i sospettati erano sottoposti a 5 particolari tecniche aventi lo scopo di disorientarli e di indebolire la loro resistenza fisico-psicologica. Più precisamente tali tecniche consistevano:

  1. nel wall-standing: il detenuto era forzato a rimanere per lunghi periodi di tempo (talvolta anche diverse ore) in piedi con le braccia aperte e le gambe divaricate, le dita delle mani sopra la testa contro il muro ed in punta dei piedi, in modo che il peso del corpo gravasse completamente sulla punta delle dita a contatto con il muro;

  2. nell'incappucciamento: il detenuto era costretto a portare un cappuccio nero o scuro in testa per tutto il tempo della detenzione, salvo durante l'interrogatorio. Questo metodo era diretto a causare la privazione sensoriale, poiché in tal modo si alterava il normale funzionamento celebrale ponendo l'individuo in una situazione di suggestionabilità, allucinazioni ed incapacità a risolvere i problemi;
  3. nella sottoposizione a rumore: in attesa dell'interrogatorio, il detenuto era tenuto in una stanza dove vi erano rumori continui, simili a sibili o ronzii. Tale metodo era utilizzato per limitare l'esperienza uditiva dell'individuo soltanto a rumori monotoni e non piacevoli;

  4. nella privazione del sonno;

  5. nella privazione di cibo ed acqua: il detenuto era sottoposto a una dieta consistente in acqua e pane ed i pasti erano serviti con irregolarità.


 
Secondo quanto accertato dalla Commissione Europea per i Diritti Umani, le cinque tecniche erano state autorizzate ad alto livello. In base alle informazioni raccolte, infatti, i metodi in questione erano stati insegnati ai membri della RUC dall'English Intelligence Centre durante un seminario tenuto nell'aprile del 1971.

 
L'utilizzo combinato di queste cinque tecniche è stato definito dalla Corte Europea per i Diritti Umani un trattamento inumano in violazione dell'art. 3 della Convenzione Europea per i Diritti Umani (14). La Corte ha stabilito che i metodi descritti applicati in combinazione, con premeditazione e per ore, hanno causato sofferenze fisiche e psicologiche intense alle vittime ed hanno condotto ad acuti disturbi psichici durante gli interrogatori. Le cinque tecniche sono da considerarsi metodi degradanti poiché accrescono sentimenti di paura, angoscia ed inferiorità sino a portare i detenuti ad una vera e propria situazione di umiliazione (15).

 
Le 14 persone che furono sottoposte agli "interrogatori a fondo" (poi soprannominate dai mass-media "The Guineapigs"- le cavie) vennero internate nel carcere di Long Kesh, per quanto il loro stato di salute fosse preoccupante. Ben presto le loro condizioni psico-fisiche peggiorarono ed uno di essi fu ricoverato nell'ospedale del penitenziario. Dalla documentazione medica del paziente risulta che egli non poteva essere lasciato solo, non era in grado di parlare, avvertiva forti mal di testa ed incubi ricorrenti. L'uomo fu poi trasferito in un ospedale psichiatrico e morì nel 1975 per un attacco cardiaco.

 
Le altre 13 persone ritornarono in libertà (una di esse evase del carcere di Long Kesh) ed ottennero dalle Corti nord-irlandesi il risarcimento dei danni subiti. Per molti anni essi continuarono a soffrire di stati di ansietà e di attacchi di panico.

 
Un altro metodo, il cui impiego da parte degli agenti di polizia è dimostrato dal fatto che esso è stato esaminato nel rapporto stilato dalla commissione presieduta da Sir Compton pur non costituendo oggetto di giudizio da parte della Corte Europea per i Diritti Umani, consisteva nel costringere i prigionieri a correre su un terreno accidentato e cosparso di vetri rotti, mentre i soldati li percuotevano con manganelli sino a farli incespicare e cadere.

 
Lo scopo di tale esercizio, apparentemente, era quello di convogliare i prigionieri nel carcere di Crumlin Road. Alcuni denuncianti dichiararono di essere stati inseguiti da cani da guardia alsaziani, sotto la custodia degli agenti di polizia, ed un prigioniero denunciò di essere stato morso da un cane durante un simile attacco. Infine a Girdwood Park gli agenti della RUC ricorrevano al cosiddetto "maltrattamento dell'elicottero": il prigioniero era trascinato su un elicottero, che non decollava, e poi gettato dallo stesso, dopo essere stato convinto di stare sorvolando la città. Durante tutto il tempo del "finto" viaggio i membri della RUC ripetevano al prigioniero che la sua tomba era in mezzo al mare.

 
Nel marzo del 1972 The Sunday Times riportò la notizia che due detenuti nord-irlandesi furono sottoposti ad elettro-shock nel centro regionale di interrogatorio di Girdwood Park, anche se talune fonti ritengono che tale metodo era utilizzato sin dal novembre del 1971 (16).

 
Nel mese di dicembre dello stesso anno si diffusero notizie riguardanti la somministrazione, da parte di alcuni agenti di polizia, di sostanze stupefacenti aventi lo scopo di indurre gli arrestati a rilasciare informazioni. Le droghe utilizzate provocavano nell'interrogato capogiri, sudorazione, tremore muscolare, allucinazioni, stati di eccitamento e loquacità (17).

 
Nell'aprile del 1972 sette cittadini nord-irlandesi furono picchiati selvaggiamente dagli agenti della RUC e dai soldati inglesi durante l'arresto e il successivo interrogatorio. Due prigionieri furono sottoposti a maltrattamenti così crudeli che riportarono ferite gravissime che fecero temere per la loro vita. I medici del carcere ed alcuni membri delle forze di sicurezza si dichiararono pronti a testimoniare quanto accaduto. Nel 1976 la Commissione Europea per i diritti umani rigettò il ricorso presentato dalla Repubblica d'Irlanda, che agiva in nome delle vittime, per questioni procedurali. La Commissione stabilì, infatti, che il risarcimento del danno ricevuto dai sette prigionieri rendeva inammissibile la proposizione del ricorso.

 
Dopo le denunce di Amnesty International (Report 1971) e le inchieste condotte a livello nazionale dal Compton Commitee ed a livello internazionale dalla Commissione Europea per i Diritti Umani, le cinque tecniche continuarono ad essere utilizzate separatamente durante gli interrogatori delle persone fermate e trattenute nelle caserme di polizia sulla base della legislazione d'emergenza.

 
Nel rapporto di Amnesty International del 1978 sono elencati numerosi tipi di maltrattamenti denunciati da cittadini nord-irlandesi appartenenti alla comunità cattolica ed a quella protestante. Più in particolare le accuse rivolte agli agenti della RUC riguardavano:

  1. maltrattamenti fisici: i più comuni maltrattamenti consistevano nel costringere il sospettato a rimanere in piedi contro il muro o con le braccia alzate per lunghi periodi di tempo, stare con la schiena appoggiata contro il muro e le gambe piegate come se fosse seduto su una sedia oppure correre sul posto per diverse ore;

  2. minacce: gli agenti di polizia minacciavano di passare il nominativo del sospettato ai gruppi paramilitari, che lo avrebbero ucciso dopo il rilascio; il sospettato era inoltre minacciato di essere abbandonato in una zona ostile. Tali intimidazioni riguardavano anche la famiglia dell'arrestato. Alcune donne lamentarono di aver subito minacciate di stupro e talvolta, subito dopo che la minaccia era proferita, la luce della stanza veniva spenta, creando nell'interrogata uno stato di terrore;
  3. aggressioni fisiche: il sospettato subiva dure percosse su tutte le parti del corpo, compresa la testa. Numerose denunce riguardavano abusi sessuali e tentativi di soffocamento con borse di plastica sulla testa o mantenimento del braccio attorno al collo del fermato, sino al punto di farlo svenire.

  4. umiliazioni: il sospettato era costretto a spogliarsi di fronte agli agenti di polizia, ridicolizzato e spesso preso in giro per le sue credenze religiose. Talvolta la sua testa veniva tenuta sott'acqua in un lavandino.


 
In risposta alle osservazioni del Capo della polizia contenute nel rapporto del 1976, secondo cui in taluni casi i prigionieri si auto-infliggevano ferite, Amnesty International rilevò che, in base alle testimonianze raccolte, tale pratica era utilizzata dall'arrestato al solo fine di porre termine agli interrogatori mediante il ricovero in ospedale. Tale fatto era confermato dalle opinioni espresse da alcuni medici, incontrati dai delegati di Amnesty International, che avevano riferito che era raro il caso di simulazione di ferite avente l'unico scopo di diffamare la polizia.

 
Negli anni 90 l'Haldane Society of Socialist Lawyers ha pubblicato un rapporto in cui ha individuato le più ricorrenti tecniche di interrogatorio utilizzate nelle caserme di polizia nord-irlandesi.

 
Alcune di tali tecniche sono già state descritte più sopra, segno che, nonostante le numerose denunce provenienti anche da organismi internazionali, gli agenti della RUC persistevano nelle loro procedure. Tra di esse si possono ricordare (18):

  1. lunghi ed estenuanti interrogatori, dal mattino sino a notte tarda con brevi intervalli per i pasti;

  2. percosse sulle parti meno visibili del corpo, anche sulle orecchie con la conseguente perforazione del timpano;

  3. mantenimento di un braccio stretto al collo del sospettato, con inizio di soffocamento;

  4. pressioni psicologiche, aggravate da minacce nei confronti della famiglia del sospettato, che spesso veniva convinto che un parente fosse in fin di vita e la possibilità di vederlo per l'ultima volta dipendesse dalla disponibilità a confessare; diversi arrestati dichiararono di aver più volte meditato il suicidio per porre fine alla situazione di paura in cui si trovavano;

  5. all'inizio dell'interrogatorio veniva comunicato al fermato che una sua confessione scritta era già stata preparata, in tal modo l'interrogato esausto per i maltrattamenti subiti era disposto a firmare l'autoaccusa.


 
In conclusione è necessario osservare che nonostante le numerose denunce di maltrattamenti provenienti da cittadini nord-irlandesi e delle numerose inchieste realizzate a livello internazionale, malgrado le posizioni espresse da organizzazioni internazionali governative e non, nessun agente della RUC non e' mai stato punito o sottoposto a procedimento disciplinare per le violenze commesse.

***


Note

(1) Tali poteri extragiudiziari, che furono applicati sino al novembre 1972, prevedevano in particolare:


a- (Regulation 10) arresto per 48 ore: ogni individuo poteva essere arrestato senza mandato e detenuto al solo scopo dell'interrogatorio; l'arresto poteva essere autorizzato da ogni membro della RUC; l'agente di polizia doveva solo ritenere che l'arresto era necessario "for the preservation of the peace and maintenance of order"; la detenzione non poteva eccedere le 48 ore;

b- (Regulation 11) arresto e custodia: ogni individuo poteva essere arrestato senza un mandato; l'arresto poteva essere effettuato da ogni agente di polizia, membro delle forze armate o da ogni persona autorizzata in base allo Civil Authority (Special Powers) Act (cioè il Ministro degli Interni o un suo delegato); la persona che effettuava l'arresto doveva essere convinta che il sospettato agiva, aveva intenzione di agire o aveva agito in modo tale da pregiudicare il mantenimento della pace o dell'ordine; la durata dell'arresto non era limitata dalla legge, ma nella pratica non eccedeva le 72 ore;

c- (Regulation 11) detenzione: ogni persona arrestata poteva essere detenuta in carcere o in altro luogo in base alle condizioni previste dallo Civil Authority (Special Powers) Act; il potere di emanare un ordine di detenzione era stabilito nello Civil Authority Act e l'iniziativa era riservata alla polizia; la detenzione continuava sino a quando il sospettato non era prosciolto dal Procuratore Generale o portato di fronte alla corte; la durata della detenzione non era prevista dalla legge, ma nella pratica non superava i 28 giorni.

d- (Regulation 12) internamento: ogni individuo poteva essere soggetto a restrizione nella libertà di movimento o poteva essere internato; il potere di emanare tali ordini era conferito al Ministro degli Interni su raccomandazione di un ufficiale di polizia o di un comitato consultivo; era necessario, prima che il sospettato subisse tali restrizioni o fosse internato, che fosse provato che egli agiva, aveva agito o avrebbe agito allo scopo di pregiudicare la pace e l'ordine; la durata dell'internamento non era prevista dalla legge ed in molti casi, a causa di proroghe, poteva proseguire alcuni anni.


(2) Si vedano in questo senso i paragrafi 37 e 38 della sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti Umani il 18/01/1978 (Case of Ireland v. United Kingdom).

(3) Tali dati sono contenuti nel paragrafo 48 della sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti Umani il 18/01/1978 (Case of Ireland v. United Kingdom).

(4) Paragrafo 105 Compton Report "We consider that brutality is an inhuman or savage form of cruelty, and that cruelty implies a disposition to inflict suffering, coupled with indifference to, or pleasure in, the victim's pain. We do not think that happened."

(5) A seguito delle critiche suscitate dalla pubblicazione del Compton Report, il Parlamento di Westminister predispose una nuova inchiesta affidata ad una commissione presieduta da Lord Parker. Nel marzo 1972 fu presentato al Parlamento il "Report of the Committee of Privy Counsellors appointed to consider authorised procedures for the interrogation of persons suspected of terrorism". Tale documento era composto da due diversi rapporti: "The Majority Report, stilato da Lord Parker, e "The Minority Report" di Lord Gardiner. Il Majority Report sostanzialmente confermava le conclusioni a cui era giunta la commissione Compton, il Minority Report, invece, ammetteva che la privazione sensoriale sperimentata dalla RUC durante gli interrogatori potesse causare dei danni alle vittime.
Successivamente al Compton Report, il governo dell'Irlanda del Nord creò un comitato consultivo, presieduto da James Brown (un giudice della Contea di Derry), avente lo scopo di rappresentare gli internati. Il comitato, tuttavia, non incontrò la fiducia dei prigionieri detenuti a Long Kesh. In primo luogo, infatti, l'internato che appariva di fronte al comitato doveva provare la sua innocenza senza essere informato di cosa fosse accusato; secondariamente al comitato erano attribuiti poteri meramente consultivi e non esecutivi (tutte le informazioni dovevano essere poi comunicate al Ministro degli Interni); infine il detenuto doveva comparire davanti al comitato senza l'ausilio di un difensore.

(6) I dati sono contenuti nel rapporto di Amnesty International - Report of an Amnesty International Mission to Northern Ireland (28 November 1977 - 6 December 1977)

(7) La lettera si riferiva, in particolare, alle dichiarazioni rilasciate da cittadini nord-irlandesi interrogati a Castlereagh RUC Station. Le accuse furono confermate da un videotape reso pubblico dall'Ulster Liberties Advice Centre in cui si ricostruivano gli abusi subiti dagli arrestati (nel caso in specie si trattava di cittadini appartenenti alla comunità protestante).

(8) Dopo la chiusura dei tre centri speciali - avvenuta a seguito delle denunce di Amnesty International del 1971 - i sospettati venivano interrogati nelle caserme di polizia ordinarie.

(10) Si veda il Report to the Government of the United Kingdom on the Visit to Northern Ireland carried out by the European Committee for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (20/29 July).

(11) Si veda in questo senso il rapporto di Human Rights Watch dell'aprile 1998 - Justice for All? In esso si ricordano alcuni casi di gravi violazioni dei diritti umani e di soprusi compiuti dalla RUC nei confronti di cittadini nord-irlandesi, che costituiscono solo alcuni esempi degli abusi che hanno caratterizzato la politica britannica in Irlanda del Nord dall'inizio dei cosiddetti "troubles". HRW condanna questa comune pratica delle forze di polizia nord-irlandesi che costituisce una grave violazione delle regole di diritto.

(12) La Commissione delle Nazioni Unite contro la Tortura ha individuato alcuni passi che dovrebbero essere intrapresi in Irlanda del Nord allo scopo di rendere effettiva l'applicazione della Convenzione contro la Tortura. La Commissione, più in particolare, si è espressa per la chiusura del centro di detenzione di Castlereagh; l'abolizione dei proiettili di plastica come mezzo di controllo dell'ordine pubblico; la ricostituzione della RUC allo scopo di renderla rappresentativa delle diverse realtà culturali dell'Irlanda del Nord; il ripristino del diritto di rimanere in silenzio durante gli interrogatori della polizia; l'abolizione della pratica di ammettere in giudizio la confessione rilasciata dal sospettato sotto pressioni psicologiche, privazioni o altre forme non violente di coercizione

(13) Nel Minority Report si sosteneva che i cosiddetti "interrogatori a fondo", descritti nel Compton Report, erano una forma di privazione sensoriale già applicata dal KGB in Russia. Le psicosi prodotte dalla privazione sensoriale causavano effetti temporanei quali la sensazione di delusione ed allucinazioni; l'individuo sottoposto a tali procedure, tuttavia, continuava ad esibire attacchi d'ansia, tremori, insonnia, incubi ed altri sintomi tipicamente riscontrati in ex-prigionieri di guerra.

(14) Si veda la sentenza della Corte Europea per i Diritti Umani relativa al giudizio Ireland v. United Kingdom 18/01/1978

(15) Bisogna sottolineare che la Corte Europea per i Diritti Umani ha voluto distinguere tra il termine "tortura" e il termine trattamento inumano o degradante". Richiamando la risoluzione 3452 (XXX) del 9 dicembre 1975 adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la Corte ha definito tortura "... aggravated and deliberate form of cruel, inhuman or degrading treatment or punishment". Sebbene le cinque tecniche, utilizzate in combinazione, comportassero un trattamento inumano e degradante, il loro obiettivo era la confessione o l'ottenimento di informazioni da parte dell'interrogato ed esse non avevano causato sofferenze di particolare intensità e crudeltà che invece sussistono nell'ipotesi della tortura.

(16) Le notizie circa il ricorso all'elettroshock sono riportate da MCGUFFIN, The Guineapigs, Belfast, 1974

(17) L'utilizzo di sostanze stupefacenti come mezzo attraverso cui ottenere informazioni fu indirettamente confermato nel maggio del 1972 da analisi mediche a cui fu sottoposto un individuo appena rilasciato dalla caserma di polizia di Newry. L'uomo aveva dichiarato di aver provato strane sensazioni simili a stati di allucinazioni dopo aver bevuto alcune tazze di thé, che gli erano state offerte da alcuni agenti appartenenti alla Special Branch durante un interrogatorio. Dopo essere stato rilasciato, egli si era sottoposto ad analisi mediche che avevano rintracciato tracce di anfetamina.

(18) I dati sono riportati da CALAMATI, FUNNEMARK, HARVEY, Irlanda del Nord - una Colonia in Europa, Roma, 1994.
 
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