Diritto internazionale dei diritti umani e dei conflitti armati: guerra e pace
La guerra del golfo del 1990 nell'opinione pubblica :: Studi per la pace  
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ultimo aggiornamento: 12.03.2008
   
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Guerra del golfo Dr. Francesco Risolo
 
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La guerra del golfo del 1990 nell'opinione pubblica
Tesi di laurea

UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI ROMA
"LA SAPIENZA "
FACOLTA' DI SCIENZE POLITICHE
Corso di Laurea in Scienze Politiche

TESI DI LAUREA

LA GUERRA DEL GOLFO
NEL DIBATTITO PARLAMENTARE
E NELL'OPINIONE PUBBLICA

Relatore Chiar.mo Prof.
Pietro SCOPPOLA

ANNO ACCADEMICO 1993-1994 Pubblicazioni
Centro italiano Studi per la pace
www.studiperlapace.it - no ©
Documento aggiornato al: 1994

 
Sommario

ll presente elaborato ha per oggetto il conflitto tra i paesi della cosiddetta coalizione e l'Iraq, per il ripristino della sovranità nazionale del piccolo stato sovrano del Kuwait, violata il 2 agosto 1990, definita da alcuni la seconda guerra del Golfo".

 
Indice dei contenuti
 
INDICE

CAPITOLO I L'INVASIONE IRACHENA DEL KUWAIT
.1.1 Le cause della crisi
.1.2 L'invasione del Kuwait
.1.3 Prime reazioni
.1.4 L'ONU "
.1.5 La reazione politica italiana

CAPITOLO II LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA FORZA DI PACE
.2.1 Il dibattito politico
.2.2 I partiti di opposizione
.2.3 La pregiudiziale costituzionale
.2.4 L'opinione'pubblica

CAPITOLO III LA CRISI INTERNAZIONALE
.3.1 La dichiarazione euro-sovietica
.3.2 L'arma degli ostaggi e le ambasciate
.3.3 L'ultimatum
.3.4 Il dibattito politico
.3.5 L'opinione pubblica

CAPITOLO IV LA PARTECIPAZIONE ITALIANA AL CONFLITTO
.4.1 Il dibattito politico
.4.2 La pregiudiziale costituzionale
.4.3 L'opinione pubblica

CAPITOLO V LA GUERRA DEL GOLFO
.5.1 Il dibattito politico
.5.2 Tempesta nel deserto
.5.3 L'opinione pubblica


CONCLUSIONE

CRONOLOGIA DELLA CRISI

LE RISOLUZIONI ONU

LE FORZE IN CAMPO

BIBLIOGRAFIA

DOCUMENTI
 
Abstract
 

Conclusioni

Al termine di questo studio sulla Guerra del Golfo, che si è basato prevalentemente
sull'analisi degli atti parlamentari e dei resoconti dei principali organi di informazione, emerge istintiva una considerazione preliminare su quanto accaduto: forse l'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq poteva essere evitata.
Le antiche rivendicazioni territoriali irachene sul piccolo Emirato e le accuse che Saddam
Hussein rivolge il 17 luglio 1990 a "certi" paesi del Golfo (di manipolare i prezzi del petrolio e di "pugnalare alle spalle" l'Iraq), sono chiari segnali d'allarme che indicano il riemergere di contrasti locali sopiti per decenni dal confronto USA-URSS.

Verso la fine del mese di luglio 1990, Saddam precisa meglio le sue accuse, prendendo esplicitamente di mira il Kuwait, al quale rimprovera di avergli "rubato" il petrolio e di occupare abusivamente parte del territorio iracheno.

Intanto fa affluire 100 mila soldati lungo la frontiera con il piccolo Emirato e, in poche ore, nella notte del 2 agosto 1990 occupa il Kuwait, dando vita alla prima crisi tra Nord e Sud del "dopo-guerra-fredda".

I primi ad intervenire contro la decisione dell'Iraq di annettersi il Kuwait sono gli stati
Uniti d'America, i più esposti in un possibile capovolgimento degli equilibri politici nel Medio Oriente.

Formalmente, l'intervento statunitense è la risposta alla richiesta di aiuto avanzata
dall'Arabia Saudita, che si è sentita minacciata nella sua stessa esistenza dall'aggressività di Saddam Hussein. Ma bisogna pur riconoscere che, se l 'America ha accolto così prontamente l'appello, è stato perchè i molteplici interessi (economici, politici, strategici) di cui gli USA sono complessa espressione, lo esigevano.
Per la prima volta, nell'intricato quadro internazionale, si avverte l'inadeguatezza del ruolo svolto dall'ONU, l'Organismo mondiale istituzionalmente preposto al mantenimento della pace tra le Nazioni.

La nuova fase seguita al lungo periodo contrassegnato del sistema bipolare, suggerisce l'urgente necessità di rivitalizzare le Nazioni Unite, aggiornandone la capacità di intervento ed i suoi poteri d'azione, rimasti di fatto paralizzati, per oltre quarant'anni, dalla politica dei "veti incrociati" e dalla mancata costituzione dell'esercito permanente dell'ONU, prevista dallo statuto.

Accanto alla problematica delle Nazioni Unite, la crisi Iraq-Kuwait propone all'attenzione dell'opinione pubblica un'altra "entità" ancora incompiuta: L'Europa.
Ma non è una novità che il Vecchio continente, così diversificato per ragioni storiche, si ritrovi ad essere, alla stregua del Giappone, meglio definito come "un gigante economico, un nano politico e un verme militare" .

In Italia il dibattito politico, proprio per la particolare drammaticità degli eventi e il loro rapido incalzare, è molto vivace e caratterizzato da aspri scontri verbali tra le forze della maggioranza di Governo, favorevoli ad un intervento in sostegno degli stati Uniti, ed i gruppi politici di opposizione, più propensi ad una soluzione negoziale di tutti i problemi aperti in quell'area del mondo, sotto l'egida dell'ONU.

Durante tutto l'arco della crisi l'orientamento del Governo, più volte approvato dalle due Camere, rimane formalmente ispirato alle decisioni assunte nell'ambito della Comunità Europea e dell'Alleanza Atlantica, per garantire la piena osservanza delle risoluzioni adottate dal consiglio di Sicurezza dell'ONU.
Nei fatti, però, la linea di condotta dell'Esecutivo sembra condizionata dai doveri di "fedeltà" all'alleato statunitense, che con la sua politica interventista ed efficientista costringe l'ONU ad inseguire, a "ratificare" un crescendo sempre più severo di condanne e di misure dirette a convincere l'Iraq a tornare indietro sulla sua decisione di annettersi il
Kuwait.

Il momento sembra favorevole per condurre le operazioni nel quadro di un'intesa internazionale quanto mai vasta, favorita da tutta una serie di circostanze: la distensione tra Est e Ovest; le impellenti necessità economiche dell'URSS, costretta a ricorrere all'aiuto occidentale; il timore che l'affermarsi di Saddam Hussein incute agli Stati confinanti con l'Iraq.
Al Palazzo di vetro, sede delle Nazioni Unite, il consenso, prima per le sanzioni economiche e poi per l'intervento bellico, è molto ampio.

Per il Governo italiano, invece, il passaggio dalla fase dell'embargo economico a quella
dell'intervento armato, incontra una serie di ostacoli: da quello etico, a quello politico, a
quello costituzionale.

Nel suo discorso al Parlamento il Presidente del consiglio ANDREOTTI chiarisce la natura ed i limiti dei poteri costituzionali dell'esecutivo nell'attuale vicenda. Egli precisa che non si tratta di una ipotesi di "guerra", ma di una "operazione di polizia" internazionale svolta con la partecipazione delle forze alleate nella zona del Golfo, diretta ad imporre all'Iraq il rispetto del diritto internazionale violato ed il ripristino della sovranità dello Stato del Kuwait.

La questione rimane controversa, ma l'eufemismo usato dal Governo nella circostanza, consente di ottenere dal Parlamento una rapida approvazione delle proprie decisioni evitando di incamminarsi in una solenne richiesta di "dichiarazione di stato di guerra", il cui tortuoso iter sarebbe stato formalizzato (forse) dopo la conclusione delle ostilità.

Osservando l'atteggiamento dei partiti della maggioranza, emerge il loro pieno e costante sostegno al Governo, ancorato sostanzialmente a due principi: la ferma adesione alle linee fissate dall'ONU; il proposito di preservare, in tutte le varie fasi della crisi, la più ferma coesione fra i membri della coalizione anti-irachena.
Sull'altro fronte la posizione dei piccoli ma battaglieri gruppi politici di opposizione, è
quella di coerente rifiuto della guerra e di richiamo agli ideali del pacifismo.
Diversa è invece la linea di condotta scelta dal PCI, che desta la maggiore attenzione degli osservatori e dell'opinione pubblica in generale, per i riflessi immediati sull'imminente XX Congresso del Partito (che si tiene a Rimini dal 29 gennaio al 2 febbraio 1991).

Il segretario del PCI, l'onorevole Achille OCCHETTO, si presenta al Congresso con la
proposta di sancire la creazione di un nuovo partito, con un nuovo simbolo ed un nuovo nome: Partito Democratico della Sinistra (P.D.S.) .

Durante le operazioni di voto in Parlamento, per l'invio del contingente militare di pace nel
Golfo, i gruppi del PCI, forse disorientati dal processo di dissoluzione iniziato nell'Unione Sovietica, si dividono sull'atteggiamento da tenere, decidendo infine di astenersi dal voto, comportamento che equivale ad un sostanziale allineamento con la posizione del Governo.
Nella circostanza l'on. Pietro INGRAO ed i parlamentari del fronte minoritario del "no" si dissociano dal proprio gruppo, giudicando la partecipazione delle navi italiane, in funzione antierobargo, una premessa all'intervento militare.

Non deve essere stato facile per il segretario del PCI contemperare l'esigenza di una posizione internazionale coerente, con quella di tenere sotto controllo il proprio retroterra politico e le manovre dei più diretti avversari politici.

Tant'è che dopo aver pilotato il PCI verso l'astensione, avrebbe forse voluto mantenere il partito a ridosso del Governo. Tutto è diventato più difficile quando, con il deterioramento della situazione nel Golfo, il pacifismo cattolico e la laboriosa nascita del PDS hanno creato una "zona di pericolosa turbolenza politica".

Così, all'indomani del più impegnativo dibattito parlamentare sulla partecipazione italiana al conflitto, conclusosi giovedì 17 gennaio 1991, il P CI ritrova una sostanziale unità e vota contro l'opzione militare richiesta dal Governo, ritenendo ancora efficace proseguire con la
strategia dell'embargo.

Il PCI si ritrova così in un clima di isolamento politico che lo riporta negli anni cinquanta, quando il mondo era ancora diviso in due blocchi e la maggioranza di Governo e l'opposizione si scontravano frontalmente.

Inoltre, premuto a sinistra da Pietro INGRAO, che ha inforcato -con il convinto rifiuto della guerra -un cavallo di battaglia di grande richiamo, l'on. Achille OCCHETTO si ritrova anche a dover usare toni polemici e a fare scelte operative che accentuano la frattura tra il PCI ed il PSI.

Questo, pertanto, il complesso quadro politico che emerge dall'analisi dei lavori parlamentari.

L'attenzione si sposta ora sulle reazioni dell'opinione pubblica, osservate attraverso i giornali di partito ed i principali settimanali e quotidiani d'interesse nazionale.

Il primo risultato che emerge è sorprendente. Se si eccettua la posizione espressa dalla Chiesa e da piccoli gruppi dell'area della sinistra politica, contrari ad ogni tipo di guerra, si
nota la presenza di una forte dose di bellicismo nel nostro Paese che forse non ci saremmo attesi.

Si giustificano così le violente accuse riscontrate su gran parte della stampa vicina ai partiti di Governo, di "pacifismo imbelle, utopico e rinunciatario" mosse a tutti coloro che non mostrano entusiasmo per la "giusta" guerra contro il "macellaio di Baghdad" ; oppure a quanti criticano la partecipazione italiana alla guerra, oppure semplicemente si dichiarano contro ogni guerra.

Ma è probabile che questa ondata di bellicismo sia stata alimentata, almeno in parte, dal tipo di informazione giornalistico-televisiva, tipica dell'epoca moderna, che non può certo definirsi libera da condizionamenti politici ed economici.
Questa nuova industria dei media, esercita un indiscusso potere sulla vita culturale e sulla capacità del sentire e pensare degli individui. E' quindi sempre doveroso evitare ogni forma di degenerazione, assicurando la piena indipendenza dei media dai partiti politici e dai gruppi economici, per salvaguardare il pluralismo dell'informazione.

Con riferimento alla Guerra del Golfo, essa è stata la prima guerra vista comodamente in diretta TV dalle nostre case attraverso reportage e servizi non sempre imparziali, che forse hanno insistito molto sulle colpe di Saddam Hussein, esaltando la tecnologia bellica americana e giustezza dell'intervento militare nel senza fare alcun riferimento alle cause storiche della crisi.
Tutto ciò senza trascurare di sottolineare che in questo conflitto la posta in gioco non è stata soltanto geopolitica o prevalentemente economica.

Si è voluto impedire a Saddam Hussein di controllare il petrolio Medio Oriente, dettare i prezzi del greggio su scala mondiale e condizionare così le economie occidentali.
Tuttavia, al di là di ogni valutazione complessiva sulla crisi del Golfo, occorre aggiungere che una guerra, anche "giusta " , non conduce necessariamente ad una pace altrettanto "giusta" .

A distanza di tre anni e mezzo dal conflitto, restano ancora intatti i problemi politici e
sociali dell'area Mediorientale, dove intere popolazioni vivono in uno stato di immensa
frustrazione da quasi mezzo secolo, a causa degli effetti diretti o indiretti del conflitto arabo-israeliano e del tuttora insoluto problema palestinese.

C'è da auspicare che, dalle macerie del Kuwait e dell'Iraq, sorga un nuovo, meno travagliato e bellicoso Medio Oriente, così come dalle rovine della Germania del 1945 è nata un'Europa più giusta, più prospera e più stabile.

Ma ancora oggi, continua nell'area del Golfo la strategia della tensione, lasciando nell'opinione pubblica il convincimento che la "partita" sia ancora aperta e che si vigila perchè gli obietti vi raggiunti con la "tempesta nel deserto" non vadano compromessi.

Sul piano personale, intanto, i due principali protagonisti della Guerra del Golfo sono andati incontro ad un paradossale destino: lo "sconfitto" Saddam Hussein, è rimasto saldamente alla guida dell'Iraq, sostenuto dalla "nomenklatura " che fa quadrato attorno al proprio potere e ai propri privilegi; il "vincitore" George BUSH, è uscito invece sconfitto dalle elezioni presidenziali ed è stato estromesso dal giovane Bill CLINTON a capo dell'Amministrazione più democratica del mondo: la "madre di tutte le democrazie" .

 
Bibliografia
 

BIBLIOGRAFIA

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-"Epoca ", numeri dall 'Agosto 1990 al marzo 1991.
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DOCUMENTI
Atti parlamentari, X Legislatura, commissioni Riunite (Esteri e Difesa) di Camera e Senato, seduta dell'll agosto 1990;
Atti parlamentari, X Legislatura, Senato della Repubblica, seduta del 22 agosto
1990;
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Atti parlamentari, X Legislatura, Senato della Repubblica, seduta del 26 settembre
1990;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Camera dei Deputati, seduta del 26 settembre 1990;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Senato della Repubblica, seduta del 27 settembre
1990;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Camera dei Deputati, seduta del 27 settembre 1990;
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Deputati, seduta del 4 ottobre 1990;
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1990;
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1990;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Camera dei Deputati, seduta del 7 dicembre 1990;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Terza Commissione (Esteri) della Camera dei
Deputati, seduta del 19 dicembre 1990;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Quarta Commissione (Difesa) della Camera dei
Deputati, seduta del 9 gennaio 1991;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Camera dei Deputati, seduta dellO gennaio 1991;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Terza Commissione (Esteri) della Camera dei
Deputati, seduta dellO gennaio 1991;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Quarta Commissione (Difesa) della Camera dei
Deputati, seduta dellO gennaio 1991;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Senato della Repubblica, seduta del 16 gennaio
1991;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Camera dei Deputati, seduta del 16 gennaio 1991;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Senato della Repubblica, seduta del 17 gennaio
1991;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Camera dei Deputati, seduta del 18 gennaio 1991;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Commissioni riunite (Esteri e Difesa) della Camera dei Deputati, seduta del 21 gennaio 1991;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Senato della Repubblica, seduta del 22 gennaio 1991;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Senato della Repubblica -Giunte e Commissioni
Parlamentari, seduta del 23 gennaio 1991;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Commissioni riunite (Esteri e Difesa) della Camera dei Deputati, seduta del 29 gennaio 1991;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Commissioni riunite (Esteri e Difesa) della Camera dei Deputati, seduta del 14 febbraio 1991;
Atti Parlamentari, X Legislatura, Senato della Repubblica, seduta del 20 febbraio 1991;
Atti parlamentari, X Legislatura, Senato della Repubblica, seduta del 21 febbraio 1991;
Atti parlamentari, X Legislatura, Camera dei Deputati, seduta del 21 febbraio 1991;
Atti parlamentari, X Legislatura, Camera dei Deputati, seduta del 22 febbraio 1991;
Atti parlamentari, X Legislatura, commissioni Riunite (Esteri e Difesa) di Camera e Senato, seduta del 28 febbraio 1991.

 
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