Diritto internazionale dei diritti umani e dei conflitti armati: guerra e pace
Processo di Pace ed Istituzioni Democratiche in GUatemala :: Studi per la pace  
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ultimo aggiornamento: 12.03.2008
   
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Guatemala D.ssa Chiara Sella Baudinelli
Processo di Pace ed Istituzioni Democratiche in GUatemala
Tesi di laurea

Università degli Studi Roma Tre
Corso di laurea in Scienze politiche
Relatore: Prof. Renato Moro
. 1999 / 2000 Pubblicazioni
Centro italiano Studi per la pace
www.studiperlapace.it - no ©
Documento aggiornato al: 2000

 
Sommario

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Indice dei contenuti
 
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Abstract
 

La tesi che viene sostenuta nell'elaborato è di duplice matrice: da un lato, attraverso lo studio e l'analisi dei fatti storici del secolo che si è appena concluso, si cerca di evidenziare le cause dei "mali" attuali dello Stato Guatemalteco, e cioè principalmente la presenza di una democrazia ancora molto debole; dall'altro si vogliono mettere in evidenza gli elementi principali e costitutivi del processo di pace, che è oggi nella sua fase di consolidamento, e che ancora appaiono in contrasto palese con aspetti reali e tangibili sia politici, sia sociali, che giuridici ed economici dello Stato Guatemalteco, anche se si ritiene che il processo di pace sia riuscito a costituire le basi necessarie con le quali, seppure a lungo termine, lo Stato di Diritto possa affermarsi.

L'elaborato appare diviso in due parti, data la necessità di dare un quadro completo del problema sia dal punto di vista storico - politico, che giuridico. La prima parte è dedicata allo studio delle cause storiche che hanno portato il Guatemala a trovarsi nelle condizioni di dover avviare un processo di pace che dura da ben 10 anni. Nella seconda parte vengono descritte le varie fasi in cui si è svolto il Processo di Pace attraverso una dettagliata analisi dei documenti ufficiali della maggioranza dei documenti che hanno contribuito a costituire il processo di pace.

L'analisi realizzata rivela che il Guatemala oggi è un paese che sta concludendo una importante fase storica: quella iniziata con l'indipendenza dalla Spagna e che dovrebbe terminare con la fine dei conflitti interni che da decenni ostacolano la ricostruzione democratica del paese. Il cammino, però, come è stato ribadito più volte nel corso della presente trattazione, appare ancora pieno di ostacoli.

Il 'caso Guatemala' è estremamente complesso sotto ogni punto di vista. I suoi problemi hanno radici antiche che risalgono al periodo coloniale in cui il sistema spagnolo ha tentato, senza peraltro riuscirci, di omologare in un'unica razza indigena, le 22 diverse etnie esistenti in Guatemala, cercando di schiacciarne ogni caratterizzazione. Per non parlare poi del periodo successivo in cui la rivoluzione portata avanti dai coloni spagnoli "americanizzati", ha determinato l'instaurazione di regimi dispotici basati sull'uso della forza e sulla spartizione della ricchezza nelle mani dell'oligarchia dominante.

Con il passare del tempo e delle generazioni tale sistema di gestione del potere si è cristallizzato e ha portato il paese a vivere delle dittature lunghissime, quali quella di Manuel Estrada Cabrera e quella di Jorge Ubico. Finalmente però nel 1944-45 si assiste ad una ribellione a questo stato di cose da parte del ceto medio ed intellettuale seguito quindi dalla popolazione contadina che, nel frattempo era riuscita a prendere coscienza della propria indigente condizione. Il governo rivoluzionario comincia, seppure stentatamente, a gettare le fondamenta per la creazione di uno Stato di Diritto solido e attento alle esigenze della popolazione che fino a quel momento era stata considerata solamente forza - lavoro. Questo tentativo si va ad inquadrare, però, in un contesto internazionale poco propizio per esperienze di quel genere. Il mondo era diviso in blocchi e gli interessi in gioco, in Guatemala, erano notevoli, soprattutto, come si è delineato, per gli Stati Uniti. Così nel 1954 il sogno di Arévalo, Arbenz e Toriello si spegne.

La storia successiva vede il Guatemala coinvolto in una guerra civile lacerante tra governo e guerriglia, che nasce nel 1960, e che costituisce una forza debole nei confronti dell'Esercito Nazionale soprattutto se si pensa che negli anni di maggiore attività, tra il 1981-82, i guerriglieri non arrivavano ad essere 6000 persone. All'inizio, però, viene strumentalizzata perché l'Esercito potesse avere una valida scusa per il suo comportamento agli occhi della comunità occidentale e soprattutto dei nordamericani.

Negli anni ottanta si registra in Guatemala un apparente cambiamento dovuto sia al fatto che molte Organizzazioni Internazionali cominciavano a denunciare la situazione del Centro America, sia al fatto che la Comunità Europea aveva cominciato a manifestare interesse per allacciare rapporti con la regione Centroamericana in vista di un possibile accordo economico - commerciale. Di qui la necessità di dar vita a sistemi democratici senza i quali l'allora CEE (e l'odierna Unione Europea) non avrebbe potuto instaurare alcun legame nella regione.

Dal 1986 al Proceso de San José si affianca un secondo processo che è quello di Esquipulas che rappresenta una delle tappe storiche per l'avvio del processo di pace in tutto il Centro America. In Guatemala la svolta è data dalla promulgazione di una delle Costituzioni più innovative che il paese abbia mai avuto dopo il 1954, anche se da un punto di vista formale presenta ancora lacune. Però, a testimonianza del fatto che l'instaurazione della democrazia in un paese afflitto da tanti problemi sostanziali sia un processo lento e difficile, dal 1985 al 1990 il rispetto dei Diritti Umani, solennemente sancito dalla Costituzione del 1985, così come richiesto sia dall'OSA che dall'ONU di cui il Guatemala è parte sin dalla loro istituzione, non viene applicato, così come molte altre garanzie costituzionali. Sarà infatti necessaria la firma dell'accordo globale sui Diritti Umani a "risvegliare" la coscienza del paese verso questo importante cardine del processo stesso.

Tutto il processo di Pace, che faticosamente ha inizio nel 1990, si caratterizza come un dialogo tra Governo e Guerriglia con la mediazione dell'ONU, che non è affatto lineare, durante il quale avvengono malintesi, interruzioni, e si arriva anche a momenti in cui sembra che tutto si areni senza soluzione di continuità.

Nel 1996, però, grazie ad un enorme sforzo collettivo, finalmente il lungo processo si conclude e al Guatemala spetta il compito più difficile in assoluto, quello di dare applicazione a tali accordi sia dal punto di vista strutturale che da quello, potremo dire, ideologico. Il compito in sostanza è quello, una volta predisposti gli strumenti necessari, di far attecchire nel paese l'ideale di democrazia, creare cioè lo Stato di Diritto.

Si capisce come questo sia un impegno molto arduo, considerando che la ricchezza che circola nel paese è in mano a poche famiglie ricche che controllano i settori produttivi; che ancora oggi la Costituzione non è stata completamente riformata, infatti ad esempio le modifiche previste per il Presidente della Repubblica trovano ancora difficoltà ad essere inserite a causa di una forte opposizione da parte del Congresso, che tra l'altro oggi è controllato da Ríos Montt che ne è il Presidente.

Fino a quando, poi, la maggioranza dei generali responsabili dei massacri perpetrati a danno della popolazione continueranno a rimanere impuniti, di certo lo Stato di Diritto sarà lungi dall'essere solido, e di certo il contadino stenterà ancora a fidarsi delle autorità per far valere i propri diritti di essere umano, in primis, e, in secondo luogo, di cittadino guatemalteco. Il problema razziale è lungi dall'essere risolto, anche se al Congresso è stato eletto il primo deputato donna e per di più maya, ma episodi di razzismo sono ancora all'ordine del giorno. Omicidi di personaggi per dire "scomodi" si verificano spesso, si pensi al recentissimo assassinio di Mons. Juan Gerardi, il vescovo che per anni ha lavorato a fianco dei maya e che ha redatto il rapporto Guatemala nunca mas di cui si è parlato.

Di certo le cose sono migliorate dagli anni bui, ma il cammino verso l'affermazione di uno Stato democratico solido è ancora lungo. Oggi i progetti a sostegno della pace, per la creazione dello Stato di Diritto, per rendere il paese autosufficiente dal punto di vista economico, sono innumerevoli, e sono sia finanziati dall'Unione Europea che dai singoli paesi membri, per non parlare dell'enorme lavoro di monitoraggio del processo di pace che MINUGUA svolge oramai da più di sei anni.

Quindi tutti gli sforzi nazionali e internazionali che fino adesso hanno colmato molte lacune e risolto tanti problemi non sono andati vani, e seppure ancora non si possa affermare che il Guatemala è uno Stato Democratico a tutti gli effetti esistono senz'altro buone premesse perché la fase di attecchimento possa un giorno definirsi conclusa.

 
Bibliografia
 

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