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ultimo aggiornamento: 12.03.2008
   
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La tutela dei migranti nell'Unione Europea
Tesi di laurea

Università degli Studi di Napoli L'Orientale
Facoltà di Scienze Politiche

Tesi di laurea in Tutela internazionale dei diritti dell'uomo

Relatore Prof. Giuseppe Cataldi
Correlatrice
Prof.ssa Valentina Grado

anno accademico 2002-2003 Pubblicazioni
Centro italiano Studi per la pace
www.studiperlapace.it - no ©
Documento aggiornato al: 2003

 
Sommario

Negli ultimi anni gli spostamenti di popolazione verso l'Europa si sono andati amplificando e stabilizzando, e hanno acquisito una connotazione prevalentemente economica.

 
Indice dei contenuti
 
INTRODUZIONE

CAPITOLO 1 L'EVOLUZIONE DELLA DISCIPLINA COMUNITARIA IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE

1.1 La disciplina giuridica dell'immigrazione nel sistema precedente al Trattato di Maastricht.
1.1.1 L'immigrazione materia di domestic jurisdiction
1.1.2 La limitata competenza della Comunità in materia di immigrazione
1.1.3 La libertà di circolazione delle persone
1.1.4 Il ruolo della cooperazione intergovernativa
1.2 L'immigrazione nel Trattato di Maastricht
1.2.1 Il nuovo assetto istituzionale dell'Unione
1.2.2 La cittadinanza dell'Unione
1.2.3 Le disposizioni inerenti i cittadini di Stati terzi
1.2.4 Il Titolo VI del Trattato
1.3 L'immigrazione nel Trattato di Amsterdam
1.3.1 Il nuovo Titolo IV e la comunitarizzazione delle politiche in materia di immigrazione
1.3.2 La natura della competenza comunitaria in materia di immigrazione
1.3.3 Disposizioni sulla cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale
1.3.4 Le competenze della Corte di Giustizia in materia di immigrazione
1.3.5 L'incorporazione dell'acquis di Schengen nel diritto comunitario
1.3.6 I regimi differenziati di Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca
1.4 Recenti sviluppi della normativa comunitaria in materia di immigrazione.
1.4.1 Il Piano d'azione di Vienna e il Vertice di Tampere
1.4.2 Il Trattato di Nizza
1.4.3 Comunicazione della Commissione inerente "un metodo aperto di coordinamento in materia di immigrazione"
1.4.4 Il Consiglio europeo di Laeken
1.4.5 Il Consiglio europeo di Siviglia
1.4.6 I lavori della Convenzione europea
1.4.7 Il Vertice di Salonicco

CAPITOLO 2 LA TUTELA DEI DIRITTI DEI MIGRANTI NELL'ORDINAMENTO COMUNITARIO

2.1 La tutela dei diritti umani nell'Unione europea
2.2 La tutela dei migranti nella giurisprudenza della Corte di giustizia
2.2.1 Le competenze della Corte di giustizia
2.2.2 Categorie di non pertinenza della Corte di giustizia nel settore della tutela dei migranti
2.2.3 La tutela dei diritti fondamentali degli immigrati
2.2.4 Il "diritto di accesso al lavoro".
2.2.5 Accordi di associazione e "diritto di accesso al lavoro".
2.3 La tutela dei migranti nella giurisprudenza della Corte di Strasburgo
2.3.1 I rapporti tra la Corte di giustizia e la Corte europea dei diritti umani
2.3.2 Le disposizioni della Cedu applicabili ai cittadini dei Paesi terzi
2.3.3 Le disposizioni contenute nei Protocolli allegati alla CEDU
2.4 La Carta dei diritti dell'Unione
2.4.1 La tutela dei migranti secondo la Carta di Nizza
2.4.2 I rapporti tra la Carta dei diritti dell'Unione e la Convenzione europea dei diritti umani

CAPITOLO 3 LO STATUTO GIURIDICO DEI CITTADINI DEI PAESI TERZI RESIDENTI NELL'UNIONE

3.1 La condizione giuridica degli immigrati nell'ordinamento comunitario.
3.1.1 Normativa in vigore. Sistema generale e regimi privilegiati
3.1.2 Lo status dei cittadini dei Paesi terzi con i quali la Comunità ha stipulato accordi di associazione o cooperazione
3.1.3 Lo status dei cittadini dei Paesi terzi che beneficiano del ricongiungimento familiare con un cittadino comunitario migrante
3.1.4 La direttiva relativa al ricongiungimento familiare
3.1.5 Verso una parità di trattamento dei cittadini dei Paesi terzi
3.1.6 Una gestione più efficace dei flussi migratori

CONCLUSIONI

BIBLIOGRAFIA
 
Abstract
 

Negli ultimi anni gli spostamenti di popolazione verso l'Europa si sono andati amplificando e stabilizzando, e hanno acquisito una connotazione prevalentemente economica.

L'ingresso nel territorio comunitario di immigrati di diversa provenienza etnica e geografica ha avuto come conseguenza la creazione di una popolazione multietnica in vaste aree metropolitane ed anche rurali.

Si stima che attualmente il territorio comunitario accolga pressappoco 13 milioni di persone di altra nazionalità.

Lo scopo principale del presente lavoro è l'analisi della condizione dei cittadini dei Paesi terzi residenti nell'Unione (e dunque delle norme che possono facilitarne o ostacolarne l'inserimento), al fine di valutare il grado di tutela effettivo di tali persone nell'ordinamento comunitario.

Solo recentemente è stata compresa l'importanza di una politica comune europea in materia di immigrazione.

Il carattere transnazionale ed estremamente complesso del fenomeno ha reso finalmente manifesta la necessità di un coordinamento delle strategie nazionali, al fine di assicurare una risposta efficace alle sfide che essa pone, una risposta che rafforzi e non indebolisca la coesione tra gli Stati membri su un tema che interessa trasversalmente quasi tutte le politiche economiche, sociali e culturali.

Il Primo Capitolo del presente lavoro si occupa dell'evoluzione della disciplina comunitaria in materia di immigrazione, a partire dagli sviluppi, piuttosto modesti, registrati anteriormente al 1992, anno di adozione del Trattato di Maastricht.

Fino a quel momento non esistevano norme comuni nel settore oggetto di questo studio: gli Stati membri godevano della massima discrezionalità con riguardo all'ingresso e al soggiorno di cittadini di Paesi terzi, e la gran parte delle iniziative rimaneva circoscritta nell'ambito della cooperazione intergovernativa. Tra i vari strumenti adottati in questo periodo, meritano di essere segnalati gli Accordi di Schengen, attraverso i quali vengono fissate le prime norme comuni in materia di visti e di controlli alle frontiere, consentendo di realizzare almeno parzialmente l'obiettivo della libera circolazione delle persone, sebbene solo tra alcuni degli Stati membri e al di fuori dell'ordinamento comunitario.
Un'alternativa al sistema delineato da Schengen è fornita dal Trattato di Maastricht (7 febbraio 1992) che, "definendo di interesse comune" alcune questioni connesse con il fenomeno migratorio (ad esempio, l'attraversamento delle frontiere, il trattamento dei cittadini dei Paesi terzi, etc.), ha permesso il coordinamento delle forme di cooperazione in materia di immigrazione in un unico quadro istituzionale. A ben guardare, però, ci troviamo ancora nell'ambito della cooperazione intergovernativa, dal momento che gli atti di cui è prevista l'adozione non rientrano ancora nelle procedure propriamente comunitarie .
Solo con il Trattato di Amsterdam (2 ottobre 1997) si può parlare di "comunitarizzazione" della politica migratoria. Finalmente, questioni quali l'ingresso e il soggiorno dei cittadini dei Paesi terzi vanno a confluire nel Primo Pilastro, e, dunque, tra le materie per le quali sussiste la competenza della Comunità.
Nel Secondo Capitolo l'analisi si sofferma sui meccanismi di tutela giurisdizionale di cui possono beneficiare i cittadini dei Paesi terzi residenti nell'Unione i cui diritti fondamentali siano stati violati. Costoro possono rivolgersi, in primo luogo, alla Corte di giustizia delle Comunità europee, la quale è competente a pronunciarsi in tutti i casi in cui un diritto fondamentale invocato risulti anche solo collegato ad una situazione regolata dal diritto comunitario.
Nel caso in cui il migrante non riesca ad ottenere soddisfazione attraverso la pronuncia dei giudici di Lussemburgo può presentare ricorso dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Sebbene la CEDU contempli solo poche disposizioni concernenti specificamente i soggetti summenzionati, gli organi di Strasburgo accordano loro una protezione "par ricochet" sulla base di alcune norme che limitano la discrezionalità dello Stato di espellere lo straniero o di negargli il permesso di soggiorno.
Il capitolo si conclude con una breve analisi della Carta europea dei diritti, proclamata a Nizza nel dicembre 2000, e recentemente inserita nella bozza di trattato costituzionale, al fine di individuarne i possibili apporti in tema di protezione dei diritti fondamentali degli immigrati.
Il Terzo Capitolo, dedicato allo statuto giuridico dei cittadini di Paesi terzi residenti nell'Unione, rappresenta il nucleo centrale del presente lavoro. Vedremo come ancor oggi, nonostante i progressi realizzati con il Trattato di Amsterdam, sussista un regime plurimo in relazione all'ingresso e al soggiorno di stranieri nel territorio comunitario, e, di conseguenza, al principio basilare della libera circolazione delle persone. In particolare, l'analisi si sofferma su quelle categorie di cittadini non comunitari che beneficiano di uno status più favorevole di quello riservato ad altri. Si tratta, nello specifico, di coloro i cui paesi di origine intrattengono con la Comunità relazioni particolari nell'ambito di accordi di associazione o di cooperazione, e dei familiari dei lavoratori migranti aventi la cittadinanza di uno Stato membro dell'Unione.

Si passa poi ad esaminare accuratamente diverse proposte della Commissione rientranti a pieno titolo tra quelle che abbiamo definito "politiche per i migranti".

 
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