Diritto internazionale dei diritti umani e dei conflitti armati: guerra e pace
La mutilazione genitale femminile :: Studi per la pace  
Studi per la pace - home
ultimo aggiornamento: 12.03.2008
   
Studi per la pace - home
Centro studi indipendente di diritto internazionale dei diritti umani e dei conflitti armati - Direttore: Avv. Nicola Canestrini
Conflitti armati Conflitti interni Diritto bellico Diritto internazionale Europa Giurisdizioni internazionali Terrorismo
 
Diritto internazionale
Peacekeeping Operations
Il divieto internazionale di tratta degli esseri umani
Diritto alla pace e diritti umani
Nazionalità, Cittadinanza e Diritti Umani. La molteplicità dei Dèmoi
The Role of the Media in the Planning and Conduct of Strategic Operations with Reference to the Gulf War 1991 and the Bosnian War 1992-95
Sovranità, diritti umani e uso della forza: l'intervento armato "umanitario"
Nuovi studi per la pace e servizio civile
Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969
Le operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace
Definition of Aggression - G.A. resolution 3314 (XXIX), 1974
Convenzione sui diritti dell'infanzia
Principi di diritto internazionale concernenti le relazioni amichevoli e la cooperazione tra gli Stati
Diritti umani e diritti fondamentali fra tutela costituzionale e tutela sovranazionale:il diritto ad un ambiente salubre
Dichiarazione N.U. di Vienna e programma d'azione
Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura di New York del 1984 (en)
Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli
Carta araba dei diritti dell'uomo
Dichiarazione del Cairo sui diritti umani nell'Islam
Risoluzione 177 (II) Assemblea Generale delle N.U.
"Uniting for peace" G.A. Resolution 377 (V) 1950
"Essentials of peace" G.A. Resolution 290 (IV) 1949
Protocollo opzionale sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati
Legal status of human shields
Antica Babilonia - Partecipazione italiana al conflitto iracheno
La dottrina Bush. Un'analisi storica e critica
Guerra e Costituzione. Alla prova dei fatti
L'uso della forza contro gli "stati canaglia": il diritto internazionale dopo l'11 settembre
Convenzione per la Prevenzione e la Repressione del Delitto di Genocidio (1948)
Il caso Iraq e il diritto internazionale: uso della forza e giustificazione dell'illecito
La tratta di persone nel diritto internazionale
Ong in guerra. Appunti per una critica all'umanitario
Gli Stati Uniti ed il mantenimento della pace: dalla Guerra del Golfo all'intervento in Somalia
Crimini di guerra e crimini contro l'umanità nel diritto internazionale penale.
Il ruolo delle ONG nei trattati per i diritti dell'uomo
La prevenzione dei conflitti. Il ruolo della comunità internazionale nella prevenzione dei conflitti nell'era post Guerra Fredda
Il sistema di garanzia dei diritti umani delle Nazioni Unite
La dichiarazione universale dei diritti umani
I principi generali di diritto e le cause di giustificazione nel diritto internazionale penale: influssi e reflussi fra ordinamento internazionale e ordinamenti interni
Rapporto Annuale 2006 di Amnesty International - estratto sull'Italia
Rapporto sui diritti globali 2006
Istituzioni italiane, guerra e Costituzione: la prassi
Guerra e attuazione della Costituzione
Il valore costituzionale della pace e il divieto della guerra
Diritto internazionale ed uso della forza
La riforma delle Nazioni Unite: Europa e Stati Uniti a confronto
Diritti umani. Un approccio normativo per una questione di giustizia globale
Caschi Blu: costretti all'impotenza
La tortura nel diritto penale americano di guerra
La "legge Consolo" 7/2006 per la prevenzione ed il divieto della mutilazione genitale femminile
Moratoria ONU contro la pena di morte
Aspetti evolutivi del principio di autodeterminazione dei popoli
La legge Consolo per la prevenzione ed il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile
Carta di Algeri: Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli.
L'intervento umanitario nel diritto internazionale
Bill of rights: carta dei diritti del 1689
Ripensando i diritti umani
L'asilo tra diritto internazionale e diritto interno
La repressione della violazione dei diritti umani nei conflitti armati
I crimini sessuali come crimini di diritto internazionale
Déclaration des droits de l'homme et du citoyen (Dichiarazione dei diritti dell'Uomo e del Cittadino)
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
La Carta delle Nazioni Unite e il trattato Nato
Armi chimiche e libera manifestazione del pensiero: l'uso del gas lacromogeno CS durante le giornate del g8 a Genova 2001
Il genocidio
Diritti umani e guerra
I diritti umani nelle relazioni internazionali tra gli Stati
Gli istituti italiani di ricerca e di studi per la pace
Comunità degli stati indipendenti, Nazioni Unite, mantenimento della pace
Il crimine di genocidio e la sua repressione ad opera dei tribunali penali internazionali
Carta delle Nazioni Unite
Diritti umani e legge dei popoli
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
Uso della forza armata a fini diversi dalla legittima difesa
L'origine delle Nazioni Unite e il suo ruolo nel Sistema Giuridico Internazionale
Intervento umanitario
I Diritti Fondamentali nella Costituzione Irlandese
Justicia, tierra y libertad. Terra e diritto in Chiapas
Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
Divieto di tortura, ordinamento italiano e obblighi internazionali
La minaccia nucleare ed i movimenti per la pace
 
Diritto internazionale Hits: 1145 
Diritti umani al femminile D.ssa Sabrina Olivieri
 
Versione integrale

551.3 kB
La mutilazione genitale femminile
Tesi di laurea

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO - BICOCCA

Titolo originale
I DIRITTI UMANI AL FEMMINILE.
LA CIRCONCISIONE FEMMINILE
QUALE VIOLAZIONE DEI DIRITTI DELLA DONNA

Relatore Prof. Valerio Pocar
Anno A.: 2001-02

In tema: La "legge Consolo" 7/2006 per la prevenzione ed il divieto della mutilazione genitale femminile, di Federica Mancinelli
Pubblicazioni
Centro italiano Studi per la pace
www.studiperlapace.it - no ©
Documento aggiornato al: 2002

 
Sommario

"Mi spogliarono e mi portarono in una stanza buia. Mi bendarono gli occhi. Fui forzata a distendermi sulla schiena, mentre quattro donne mi tenevano immobilizzata nella parte inferiore come nella parte superiore del mio corpo. Hanno cercato di prevenire le mie urla, ponendomi uno straccio in bocca. Mi hanno depilato. Ho cercato di ribellarmi, ma non c´e´ stata possibilita´. Mi sono dovuta arrendere. Il dolore era terribile e insopportabile. Nella lotta mi hanno tagliato malamente ed ho perso molto sangue. Le donne che hanno preso parte alla mia mutilazione, erano quasi tutte sotto l´effetto dell´alcool." (Hannah Koroma, 10 anni, Ghana)

 
Indice dei contenuti
 
Introduzione
1. Cosa sono i diritti umani: Un' introduzione

1.1. L' evoluzione nel concetto dei Diritti Umani
1.2. Definizione dei Diritti dell'Uomo
1.3. Il concetto di universalismo dei Diritti Umani
1.4. Moltiplicazione e specificazione dei Diritti Umani delle Donne

2. I Diritti Umani delle Donne : dalla Dichiarazione Universale del 1948 alla Conferenza di Pechino del 1995
2.1. Dichiarazione universale dei diritti dell' uomo: 1948
2.2. Il concetto dei Diritti Umani delle Donne. "Le quattro Conferenze
Globali sulle Donne: 1975 - 1980 - 1985 - 1995"
2.2.1. Conferenza di Città del Messico 1975 : Si apre un dialogo globale
2.2.2. Conferenza di Copenhagen 1980 : Comincia il processo di revisione
2.2.3. Conferenza di Nairobi 1985 : "La nascita del femminismo globale"
2.2.4. Conferenza di Pechino 1995
2.2.5. Riesame dell' Assemblea Generale dell' ONU 2000: 5 anni dopo la Conferenza di Pechino
2.3. Rapporto preliminare riguardo le violenze subite dalle donne 1994
2.3.1. Cause e conseguenze delle violenze in confronto delle donne

3. Cos' è la mutilazione genitale femminile
3.1. Origine delle mutilazioni genitali femminili
3.2. Descrizione e procedura seguita
3.2.1. Distribuzione geografica del fenomeno
3.2.2. Informazioni sommarie riguardo ai Paesi africani dove la pratica e´ diffusa
3.2.3. Effetti psicologici e fisici della mutilazione genitale femminile
3.2.4. Perché è praticata la mutilazione genitale femminile: - Costruzione dei corpi ed identita´ di genere
3.3. In tema di diritti umani
3.4. Quali implicazioni comporta inquadrare il fenomeno mutilazione genitale quale diritto umano
3.5. La mutilazione genitale femminile e gli standard internazionali
3.6. Mutilazione e discriminazione nei confronti delle donne
3.7. Mutilazione e i diritti dei fanciulli
3.8. Mutilazione genitale femminile e asilo
3.8. Analisi del fenomeno con riferimento socio culturale al luogo di origine e alla terra di immigrazione
- Riferimento specifico all' Occidente (America - Europa) ed all' Italia
- Donne e bambini sono soggetti ad abuso e discriminazione, la mutilazione genitale femminile rimane un problema in Somalia

3.8.1 Somalia: le donne lottano per i loro diritti
- Sunna e fondamentalismo islamico
3.8.2 I rituali di circoncisione creano conflitti culturali per le donne somale
3.8.3. La mutilazione genitale femminile in Egitto: una singolare visione
con una pluralita´ di dimensioni
3.8.4. Sierra Leone: La societa´ segreta delle donne del gruppo etnico
Bundo
3.8.5. Adottare la circoncisione femminile nel Sud del Chad:
l´ esperienza del villaggio di Mayabe
3.8.6. Proposte legislative nei paesi Africani
3.8.7. Il corpo delle altre: donne africane in Italia
- Acculturazione e trasmigrazione
- Immigrate somale a Torino e Roma
- L´ immigrazione nigeriana
- Mutilazioni sessuali: basta!

3.8.8. La circoncisione femminile arriva in America
3.8.9. Europa: visione globale del fenomeno delle mutilazioni. Proposte
legislative

4. Il diritto d´ asilo
4.1. Il diritto d´ asilo. Una breve introduzione
4.2. La mutilazione genitale femminile quale motivo per la richiesta
d´ asilo. Asilo nel genere
4.3. L´ Italia e l´ istituto dell´ asilo
4.4. USA e asilo
4.5. Il ruolo dell´ Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati
4.6. Donne e asilo
4.6.1. Esperienze europee e non riguardo la richiesta d´ asilo
per paura della MGF
4.6.2. USA: la mutilazione genitale femminile e l´ asilo politico,
il caso di Fauziya Kasinga
4.7. Eva Camara: Cronaca di un´ espulsione

5. Strategie e progetti per lo sradicamento della pratica delle mutilazioni genitali femminili

5.1. Circoncisione senza rituale e rituale senza circoncisione:
la circoncisione femminile e la nuova ritualizzazione dell´
iniziazione in Gambia
5.2. Kenia - Uganda
5.2.1. Kenia: Contro le mutilazioni sessuali
5.3. Costa d´ Avorio: le operatrici abbandonano il loro commercio
5.4. Benin: il progetto dell´ organizzazione (I)NTACT
5.5. Somalia: Mutilazioni genitali femminili, l´ inizio della fine
5.6. Il lavoro dell´ Aidos con il Comitato etiope sulle pratiche
tradizionali
5.7. Le donne Numu e la campagna contro l´ escissione in Mali
5.7.1. Infibulazione: abbiamo incontrato le donne del Mali
5.8. Senegal: " Noi vogliamo solo il meglio ". Intervista con un´
operatrice africana, Oureye Sal
5.9. Europa: Progetti e proposte legislative in seno al Parlamento
Europeo in merito al fenomeno della mutilazione genitale femminile
5.9.1. Il progetto Daphne

Conclusioni
Bibliografia
 
Abstract
 

Introduzione

In questa relazione si trattera´ della mutilazione genitale femminile, una delle piu´ evidenti violenze inflitte alle donne. Per rispetto delle donne africane non vorrei utilizzare il termine " mutilazione "; si dovrebbe usare il termine circoncisione, cosi´ come viene usato nella terminologia africana. Usero´ il termine mutilazione per meglio rendere la crudelta´ di questo rito, cercando di rispettare la sensibilita´ delle donne africane.

L´ infibulazione costituisce un problema delicato e controverso che porta con se´ implicazioni religiose, culturali ed ideologiche e crea reazioni emotive sia in coloro che l´ hanno subita, sia nelle persone che vivono nella cultura ove questa pratica e´ comune, sia in noi che viviamo in una societa´che sente estranea questa mutilazione e che la vede come una violenza perpetrata sulla donna.

Nell´ ultimo trentennio vi e´ stata un´ attenzione crescente nei confronti di questa pratica che " mutila " la dignita´ e l´ integrita´ fisica di milioni di bambine e donne.

Il motivo e´ molto semplice: vi e´ stata un´ immigrazione massiccia da parte di persone provenienti soprattutto dai paesi del Terzo Mondo che hanno portato nuove culture e religioni, esperienze ed esigenze diverse oltre a problematiche economiche e sociali. Si e´ cosi´ venuti a conoscenza di questa pratica tradizionale non in terra d´ origine, ma in terra d´ immigrazione.

Il fenomeno si e´ presentato nella nostra realta´ sociale ed e´ per questo che pian piano si e´ sviluppata una sensibilizzazione sempre maggiore. Ma non e´ ancora sufficiente: la maggior parte delle persone e´ riluttante e non disposta ad una discussione sull´ argomento. Il piu´ delle volte il tema risulta come un tabu´: abbiamo delle false e stereotipate concezioni rispetto alla cultura altra, diversa.

Vorrei che attraverso questa mia relazione, il tema fosse motivo di dibattito e discussione per meglio comprendere le ragioni di fondo di questa pratica e per un maggior interessamento e sensibilizzazione nei confronti di questo fenomeno.

Penso che bisogna trattare questo argomento non dal punto di vista puramente occidentale, considerato quale trucida e barbara pratica, ma anche dal punto di vista della cultura Africana.

Non possiamo imporre il nostro modo di vedere e di concepire i diritti umani ad altre culture e societa´ che non hanno la base sociale ed istituzionale concreta per sviluppare in maniera analoga a quella occidentale il concetto dei diritti umani.

Si tende ad esprimere il concetto dei diritti umani in maniera universale. Universale e´, a ben intendersi, il modo di vedere e di pensare occidentale.

L´ influenza occidentale, dominante all´ origine dello sviluppo delle norme internazionali sui diritti umani, e´ ora solo una delle influenze culturali nello sviluppo degli standard internazionali dei diritti umani. Il suo contributo allo sviluppo dei diritti umani e´ stato enorme ma non unico; altre culture hanno apportato significanti contributi al concetto collettivo della dignita´ umana.

Sebbene il concetto occidentale dei diritti umani fu introdotto nei sistemi legali di molte culture non occidentali, attraverso il colonialismo e l´ influenza culturale occidentale, non fu sempre una facile trasposizione.

Per molti nel Terzo Mondo, i diritti umani rimangono un concetto alieno e un esempio di imperialismo culturale.

Inoltre la supposta protezione dei diritti umani e´ stata spesso vista quale pretesto per un continuo intervento dei poteri coloniali occidentali negli affari interni di tali stati sovrani.

La cultura tradizionale Africana era ed e´ oggi compatibile con i diritti umani, ma con una concezione africana dei diritti umani, fondata in un contesto africano; e non con le norme occidentali che inglobano la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Dobbiamo riconoscere che in un mondo pluriculturale ogni cultura riconosce i diritti umani alla sua maniera.

Essendo rivolti ad un pluralismo culturale e opposti ad un relativismo culturale, cio´ ci permette di raggiungere un consenso universale sulla base dei diritti umani condivisi dalle diverse culture.

E´ essenziale conciliare il concetto di diversita´ con quello di universalita´.

Dobbiamo aver rispetto delle altre e diverse culture, ma tale rispetto non puo´ conciliarsi di fronte a pratiche, quale la mutilazione genitale femminile, che violano l´ integrita´ fisica della persona.

Cio´ che credo sia importante e´ il modo in cui si puo´ intervenire per abolire tali pratiche, senza pero´ criticare la cultura altrui. Bisogna portare avanti un discorso dal punto di vista educativo: i paesi che praticano la mutilazione hanno bisogno di uno sviluppo concreto dal punto di vista sociale ed economico.

Non imporre la propria cultura, ma cercare di adeguare gli standards internazionali dei diritti umani alla vera realta´ sociale Africana.

La relazione si sviluppa su cio´ che il mondo occidentale ha iniziato concretamente a sviluppare per sradicare tale pratica.

In America, grazie al caso di una ragazza toganese, che dopo molte esperienze negative e´ riuscita ad ottenere l´ asilo politico poiche´ era fuggita dal suo paese perche´ temeva di essere sottoposta alla pratica della mutilazione, e´ stata modificata la legge dei precedenti: ora le donne che non vogliono sottoporsi a tale pratica possono fare domanda di asilo perche´ perseguitate dal loro status di donne, appartenenti ad un determinato gruppo sociale.

Le donne, devono avere la possibilita´ di esprimersi: non si puo´ perpetrare tale pratica su bambine che non possono esprimere la loro opinione. Se, ci deve essere un consenso cosciente, conoscendo inoltre le diverse conseguenze della pratica, soprattutto dal punto di vista fisico e psichico.

In Europa , come ho detto prima , si e´ venuti a conoscenza di questa pratica, attraverso l´ immigrazione. Il rito viene praticato illegalmente, poiche´ e´ perseguibile dal punto di vista penale.

Negli ultimi anni sono state emanate anche delle leggi specifiche per "debellare" il fenomeno in Europa., vedi li caso del Regno Unito e la risoluzione approvata dal Parlamento europeo nel 2001 riguardo alla pratica delle mutilazione ed alla possibilita´ di far richiesta d´ asilo.

Ma lo strumento legale non e´ sufficiente ed non e´ efficace. Si rivolge a persone, che prive di un livello culturale adeguato sono legate alla tradizione. In Europa e in ogni altra terra di immigrazione, il ripetersi del fenomeno e´ legato anche al problema della non integrazione degli immigrati. E´ probabile che, ritrovandosi in un nuovo contesto culturale potenzialmente ostile, o semplicemente incomprensibile, l´ individuo legga nelle proprie usanze l´ unico vero legame che, ancora ed indelebilmente, lo unisce alla cultura da cui deriva e sia spinto a praticarle anche quando queste si scontrano con la morale locale, o addirittura con la legge.

Per meglio comprendere il fenomeno, bisogna anche inoltrarsi in territorio africano e vedere come negli ultimi anni, in alcuni stati , si e´ presa coscienza del fenomeno e come si e´cercato di sradicarlo.

Esistono gia´ delle leggi sostanziali in Sudan e in Somalia, in altri stati le donne africane hanno preso coscienza delle conseguenze di tali riti e si sono ingeniate per trovare dei riti alternativi di iniziazione che non violino l´ integrita´ fisica della persona ( vedi Gambia )

Questo percorso educativo per sradicare la pratica della mutilazione genitale femminile e´ un percorso lungo, ma che sta gia´ dando i.suoi frutti.

Sradicare elementi culturali, cosi´ radicati nella coscienza umana, non e´ un´ impresa facile, ma sappiamo che un giorno tale pratica verra´ completamente abbandonata e lo status sociale della donna trovera´ finalmente riconoscimento sulla scena internazionale in maniera sostanziale e non solamente formale.


(omissis)


3.1. Origine delle mutilazioni genitali femminili

Le mutilazioni genitali femminili hanno un´ origine oscura relegata in un passato remoto che alcuni fanno risalire ai faraoni, mentre per altri si estenderebbe fino all´antica Roma, un´origine resa ancora piu´ oscura dal silenzio che le ha sempre circondate e che ha contribuito a farne un argomento tabu´ per la popolazione africana ma anche per proteggerle dalla curiosita´ indiscreta di noi occidentali.

Dietro questo silenzio ci sono molte cose: c´ e´ un mondo di donne chiuso su se stesso, un mondo di interni, sospeso tra l´ attesa e il timore di tagliare via una parte del corpo delle proprie bambine nel corso di cerimonie di cui per secoli le madri sono state le grandi registe, e c´ e´ un mondo esterno, un mondo di uomini che si mantiene estraneo e distante, e che pero´ su questa disciplina dei corpi femminili ha fondato le proprie strategie di potere.

A dare coerenza ad entrambi questi due mondi cosi´ distanti tra loro c´ e´ una pratica che stringe in una morsa tutta la fascia dell´ Africa Subsahariana, e che costituisce l´ espressione simbolica di un complesso sistema economico e sociale di strategie matrimoniali diffuso in maniera capillare in tutta l´ area.

Ricostruire l´ origine delle mutilazioni non e´ cosa semplice, ma e´ certo che non sia stato l´ Islam ad introdurla in Africa.

Si tratta infatti di usanze indigene profondamente radicate nelle societa´ locali e preesistenti alla penetrazione dell´ Islam nell´ Africa subsahariana iniziata a partire dal 1050. L´ attribuzione che spesso viene fatta all´ Islam dell´ origine delle mutilazioni genitali femminili e´ probabilmente dovuta alla maggiore tolleranza dimostrata nei confronti di tale pratiche tradizionali, che sono state invece molto piu´ contrastate da parte cattolica.

Il ricercarne l´ origine e´ comunque un falso problema perche´ rimuove piu´ che aiutare a capire le ragioni della loro presenza e mette in secondo piano il fatto che tali riti sono un istituto tuttora molto attivo nel determinare la vita di relazione e di scambi su cui si basa l´ organizzazione sociale di gran parte delle societa´ africane. Il loro profondo radicamento e´ dovuto ad una complessa costellazione di fattori che pur variando da un´ etnia all´ altra presentano alcuni tratti comuni. Si tratta del ruolo fondamentale che tale tipo di pratiche tradizionali hanno nella costruzione dell´ identita´ di genere e nella formazione dell´ appartenenza etnica, oltre che nella definizione dei rapporti tra i sessi e le generazioni.

3.2. Descrizione e procedura seguita

Il termine mutilazione genitale femminile si riferisce alla rimozione in tutto o in parte dei genitali femminili. ( Abbreviazione: MGF )

Le mutilazioni genitali femminili comprendono tutte le procedure che interessano la parziale o totale rimozione dei genitali femminili esterni e/o le ingiurie agli organi femminili per motivi culturali o per ragioni che non sono terapeutiche.

La piu´ severa forma di tali mutilazioni e´ l´ infibulazione, conosciuta anche come circoncisione faraonica. Da statistiche si e´ rilevato che il 15% delle mutilazioni in Africa sono infibulazioni.

La procedura consiste nella rimozione del prepuzio; una parziale o totale escissione della clitoride e delle labbra; infine la chiusura e la riduzione dell´orifizio vaginale. Nel caso di infibulazioni la pratica e´ piu´ cruenta: con la clitoride vengono eliminate le piccole labbra e cruentata la superficie interna delle grandi labbra, le quali poi sono fatte cicatrizzare insieme mediante l´infissione di alcune spine o con punti di seta.

Il tipo di mutilazione praticata, l´ eta´ e il modo in cui essa viene fatta dipende da diversi fattori quali il gruppo etnico di appartenenza, l´ estrazione socio -economica, etc.

L´ eta´ varia da alcuni giorni dopo la nascita fino alla prima gravidanza; ma nella maggior parte dei casi la mutilazione avviene tra i 4 e gli 8 anni.

Nelle aree urbane la pratiche avviene in precoce eta´, mentre nelle aree rurali essa viene notevolmente ritardata affinche´ la ragazza che la subisce possa comprendere appieno il significato culturale e possa esprimere la sua maturita´.

L´ esperienza viene vissuta o in solitudine oppure in gruppo: gruppo familiare (sorelle, vicine) oppure gruppo sociale ( ragazze della medesima eta´) ove il rito viene considerato quale cerimonia iniziatica, ad es. in alcune regioni dell´ Africa orientale, centrale e occidentale.

La procedura avviene nell´ abitazione della ragazza, o di una parente; nelle migliori ipotesi in un centro medico. Nel caso si associ ad una iniziazione in un particolare luogo con valenza simbolica, viene scelto un determinato albero o un fiume.

L' operatrice di solito e´ una persona sprovvista di conoscenze medico-chirurgiche: cio´ rileva il pericolo e le scarse condizioni igeniche della pratica. Solo talvolta si ha la presenza di un´ ostetrica o di un medico qualificato.

Le ragazze che si sottopongono alla pratica hanno diversi gradi di conoscenza riguardo a cio´ che accadra´. Il rito e´ visto quale festa ed e´ associato a festivita´ e regali. Naturalmente solo le donne possono assistere al rito.

Tale pratica e´ dal punto di vista umano brutale: nessun rimedio al dolore e´ offerto.

La ragazza viene immobilizzata e tenuta stretta da aiutanti.

Per la pratica escissoria vengono utilizzati pezzi di vetro rotti, lamette e altri strumenti taglienti.

Alla fine dell´ operazione spine o punti vengono utilizzati quale mezzo di sutura, mentre la parte inferiore del corpo viene immobilizzata e fasciata per circa 40 giorni, periodo di convalescenza, trascorso in un luogo determinato.

3.2.2. Informazioni sommarie riguardo ai paesi africani dove la pratica e´ diffusa

Benin: In Benin viene praticata l´ escissione; il fenomeno e´ maggiormente diffuso nel Nord del Paese. Non vi e´ nessuna legge specifica che proibisce espressamente la pratica (infibulazione). Dal 1982, il Comitato Interafricano ha portato avanti una campagna contro la pratica, collaborando con il Ministero degli Affari sociali e il Ministero della salute. Materiale educativo e´ stato distribuito a largo raggio.

Burkina Faso: Viene praticata largamente l´ escissione. Solo alcuni dei 50 gruppi etnici praticano l´ infibulazione. Una legislazione recente bandisce la mutilazione genitale femminile e il Governo combatte attivamente il fenomeno attraverso campagne di sensibilizzazione. Il Comitato Nazionale, fondato nel 1990, in collaborazione con il Comitato Interafricano ha il compito di sviluppare programmi educativi.

Camerun: Vengono praticate la clitoridectomia e l´ escissione. La mutilazione genitale femminile e´ praticata nel Nord e nel Sud Est dello stato. Non vi e´ nessuna legge che proibisce apertamente la pratica. Il Comitato Interafricano del Camerun e´ stato istituito nel 1992. Il Governo supporta attivita´ attraverso regolari inviti presso il Ministero degli affari sociali e il Ministero della pubblica sanita´.

Repubblica Centro Africana: vengono praticate la clitoridectomia e l´ escissione. L´ infibulazione e´ prevalente, approssimativamente, in 10 dei 48 gruppi etnici presenti nel paese. Dal 1966 esiste una legge che bandisce la pratica e il Governo si e´ attivato con una serie di misure contro questo fenomeno.

Chad: Sono praticate l´ escissione e l´ infibulazione. La mutilazione dei genitali femminili e´ praticata in ogni area del paese, mentre l´ infibulazione vera e propria si estende nella parte Est, confinante con il Sudan. Non vi e´ una legge specifica che proibisca la pratica. Il Comitato Interafricano e´ presente con i suoi programmi educativi. Il ruolo del governo e´ minimale in materia.

Costa d´Avorio: Escissione. La pratica della mutilazione e´ profondamente radicata nei riti d´ iniziazione animisti. Il fenomeno e´ prevalente tra le donne musulmane. Si pratica particolarmente tra le popolazioni rurali del Nord, Nord Est e Ovest. Vi e´ stata solo una proposta di legge in materia, non ancora approvata. Le organizzazioni non governative quali il MIFED, e il IAC stanno portando avanti campagne di sensibilizzazione ed informazione, anche con il supporto del governo.

Congo: Escissione. La mutilazione viene praticata sulle giovani donne che vivono nella parte Nord equatoriale del paese. Nessuna legge specifica proibisce la pratica mutilatoria.

Gibuti: Escissione ed infibulazione. Una percentuale del 95% delle donne in ogni gruppo etnico sono infibulate. Dal 1994 e´ in vigore una legge nel codice penale che bandisce la pratica. Alcune organizzazione si sono movimentate in una campagna di sensibilizzazione, facendo riferimento alla salute della donna e ai pericoli in cui si incorre praticando la mutilazione. Gli apporti governativi sono minimali.

Egitto: Clitoridectomia, escissione e infibulazione. La mutilazione genitale femminile e´ praticata tra i musulmani e i copti cristiani; l´ infibulazione e´ prevalente nel Sud del paese. Un decreto presidenziale dei 1958, prevede il carcere a chi pratica questa tradizione. Nel Luglio del 1996, il Ministro della sanita´ ha proibito esplicitamente la pratica cosidetta medicalizzata, cioe´ praticata negli ospedali e nei centri sanitari. Nel 1997 il tribunale ha emesso una sentenza contraria al Ministro, affermando che la mutilazione genitale e´ una forma di chirurgia che i medici hanno il diritto " legale " di praticare, senza l´ interferenza dei corpi ministeriali. L´ ultima parola e´ stata data alla piu´ elevata autorita´ religiosa del paese, Sheik al - Azhar, il quale ha dichiarato di essere a sostegno dell´ abolizione della pratica.

Eritrea: Clitoridectomia, escissione ed infibulazione. La mutilazione genitale femminile e´ praticata dalla maggioranza dei gruppi etnici. Nessuna legge e´ ancora stata emanata in materia. Sono state fatte delle campagne educative e informative da parte del governo.

Etiopia: Cliterodectomia ed escissione, eccetto le aree a confine con il Sudan e la Somalia, dove viene praticata largamente l´ infibulazione da parte di circa 70 gruppi etnici, inclusi i cristiani, i musulmani e gli ebrei. L´ Etiopia ha un alto tasso di mortalita´ delle donne durante il parto, causato in parte dalle complicazioni dovute dalla mutilazione. Non vi´ e´ nessuna legge in materia sebbene la costituzione proibisca le pratiche che menomano l´ integrita´ fisica. Molte organizzazioni non governative si sono impegnate in Etiopia per l´ abolizione della pratica. L´ Associazione delle donne rivoluzionarie etiopi ha un mandato specifico, da parte del regime di Mengistu, nell´ eradicare la pratica, che, secondo il regime e´ una negazione dei diritti delle donne. Il Comitato Interafricano e´ stato fondato nel 1985.

Gambia: Escissione, mentre l´ infibulazione viene praticata solo in una piccola percentuale della popolazione. Non c´ e´ nessuna legge specifica che proibisce la pratica. Vi sono il Comitato Interafricano e il Bafrow (Fondazione per la ricerca sulla salute della donna e sulla riproduzione). I media, come la radio e la televisione, non possono trasmettere programmi che siano contro la polica della mutilazione. Le varie organizzazioni si sono mobilitate contro questa politica dei media.

Ghana: Escissione. La mutilazione e´ praticata nell´estremo Nord ed Ovest del paese, dove circa il 75% delle giovani donne viene sottoposto a escissione. La pratica persiste, anche dopo l´ entrata in vigore di una legge che la bandisce apertamente. Dall´ entrata in vigore della legge nel 1994 solo 2 " operatrici " sono state incriminate. A tutti i livelli governativi si stanno portando avanti campagne contro la pratica. E´ stato istituito anche un Comitato Interafricano.

Guinea: Clitoridectomia, escissione ed infibulazione sono largamente praticate in Guinea, seza distinzione di gruppi etnici, religioni o regioni. La pratica e´ illegale secondo l´ art. 265 del Codice Penale. La Corte Suprema sta lavorando con il Comitato delle pratiche tradizionali che violano l´ integrita´ fisica, per proporre un´ emendamento nella Costituzione, che proibisca la pratica escissoria.

Guinea Bissau: Clitoridectomia e escissione. Non vi e´ una legislazione specifica. Nel 1995, attraverso l´ operato del Comitato Interafricano si e´ cercato di bandire la pratica. E´ stata emanata una legge che incrimina solo nel caso in cui la mutilazione porti alla morte il soggetto sottoposto alla pratica. Gli aiuti governativi si sostanziano nel condurre seminari educativi.

Kenya: Clitoridectomia e escissione, alcuni casi di infibulazione ai confini con la Somalia e nei campi profughi. Non vi e´ nessuna legge specifica. Gli ospedali governativi sono stati informati dal Ministero della sanita´, nel cessare la pratica.
Alcune organizzazioni non governative si sono attivate per abolire la pratica.

Liberia: Escissione. Tredici gruppi etnici praticano la mutilazione genitale femminile.
Alcuni esperti affermano che a causa della guerra civile le percentuali di donne escisse e´ diminuita del 10%, pero´ non vi sono stime ufficiali. Nessuna legge e´ stata emanata. Il Comitato Interafricano e´ stato istituito nel 1985. Conduce ricerche sul campo e porta avanti programmi preventivi.

Mali: Clitoridectomia, escissione e nel Sud del paese, l´ infibulazione. Nessuna legge e´ stata promulgata. Per l´ abolizione della pratica si sono attivate diverse organizzazioni non governative, l´ apparato governativo e i media.

Mauritania: Clitoridectomia ed escissione. Nessuna legge specifica proibisce la pratica. Organizzazioni non governative e sanitari educano ai problemi legati alla pratica.

Niger: Escissione. Nessuna legge e´ stata emanata. E´ stato istituito un Comitato Interafricano che in collaborazione con il governo organizza seminari educativi.

Nigeria: Clitoridectomia, escissione e nella parte a Nord Est del paese infibulazione. Le mutilazioni sono praticate tra tutti i diversi gruppi etnici e religiosi. Non vi e´ nessuna legge specifica. Campagne sono state promosse da ginecologi e corpo sanitario con il supporto del Comitato Interafricano, istituito nel 1984.

Senegal: Escissione. Nel 1988 il Comitato Interafricano ha condotto una ricerca sul campo, la quale ha rivelato che la pratica escissoria e´ maggiormente praticata tra i musulmani e che inoltre e´ maggiormente diffusa nella parte orientale dove riguarda anche la popolazione non musulmana. Programmi informativi ed educativi sono stati supportati da organizzazioni non governative francesi, le quali considerano la mutilazione in una prospettiva di genere e un atto di violenza nei confronti delle donne. Anche il Senegal e´ stato istituito un Comitato Interafricano.

Sierra Leone: Escissione. Tutti i gruppi etnici praticano la MGF ad eccezione dei Creoli che sono stanziati per la maggior parte nella capitale, Freetown.
Nessuna legge specifica proibisce la pratica. Questa viene praticata in un forte contesto ritualistico, con poteri magici che sono esercitati dalla societa´ segreta delle donne Bundo. La stima che queste donne hanno, piu´ la paura dei loro poteri magici impedisce il diffondersi di campagne contrarie alla pratica; il governo supporta attivamente la MGF e le altre pratiche tradizionali.
Vi e´ un Comitato Interafricano, istituito nel 1984, il quale collabora con le diverse organizzazioni non governative per l´abolizione del rito.

Somalia: Infibulazione. Virtualmente tutte le donne somale sono sottoposte alla mutilazione genitale femminile. Non vi e´ nessuna legge in materia. Nel 1977, un´ organizzazione governativa di donne somale, SWDO, e´ stata fondata con lo scopo di sradicare la pratica. Dal 1987, questa associazione lavora insieme ad un´ organizzazione italiana, Aidos, sviluppando campagne e progetti informativi allo scopo di abolire tale pratica. I progetti sono stati sospesi all´ inizio della guerra civile.

Sudan:L´ infibulazione e´ predominante, solo alcuni casi di escissione. La MGF e´ largamente praticata nel Nord del Sudan. Negli ultimi 50 anni si e´ cercato di abolire questa tradizione millenaria. Ma le donne continuano ad essere mutilate.
Il Sudan e´ stato il primo stato africano ad emanare una legge che proibiva la mutilazione genitale: il codice penale del 1946 proibiva l´ infibulazione, ma permetteva la sunna, non una forma cosi radicale della mutilazione genitale. Una legge simile e´ stata emanata nel 1957, quando il Sudan ha ottenuto l´ indipendenza. Nel 1991, il governo ha affermato che e´ attivo per l´abolizione della pratica. Gruppi di organizzazioni non governative hanno e continuano a sviluppare programmi di sensibilizzazione per sradicare la pratica.

Tanzania: Escissione ed infibulazione. La MGF e´ praticata in cinque regioni della Tanzania. Non c´e´ una legislazione specifica in materia. Il governo e´ intervenuto sporadicamente per abolire la pratica, con una campagna rivolta in solo due regioni. Nel 1992 e´ stato istituito il Comitato Interafricano.

Togo: Escissione. La MGF e´ praticata nel Nord del Paese. Non vi e´ nessuna legislazione in materia. Gruppi che si interessano ai diritti umani e ai diritti delle donne cercano di educare la popolazione rurale agli effetti negativi e pericolosi della pratica. Tali gruppi sono aiutati dal Comitato Interafricano del Togo, che distribuisce materiale informativo.

3.2.3. Effetti psicologici e fisici della mutilazione genitale femminile

La mutilazione genitale femminile, cosi´ come e´ praticata puo´ portare in casi estremi alla morte.

Dolori, shock, emorragie e danni agli organi circostanti la clitoride e le labbra. Inoltre data la barbara " chiusura" l´ urina puo´ essere trattenuta il che puo´ provocare serie infezioni. L´ uso degli stessi strumenti per piu´ ragazze senza sterilizzazione e la totale mancanza di condizioni igenico-sanitarie puo´ causare l´infezione da HIV.

Gli effetti psichici della mutilazione sono piu´ difficili da analizzare scientificamente rispetto a quelli fisici.

Si rilevano sentimenti di ansieta´, terrore, umiliazione e tradimento che possono avere effetti negativi a lungo termine. Alcuni esperti suggeriscono che lo shock e il trauma dell´ operazione contribuiscono a creare il comportamento di docilita´ e tranquillita', considerato positivo nelle societa´ che praticano le mutilazioni genitali femminili ( MGF ).

Festeggiamenti, regali e particolari attenzioni mitigano l´ esperienza traumatizzante, ma il piu´ importante effetto psicologico che si crea nella donna che e´ sopravvissuta a tale pratica e´ il senso di appartenenza alla societa´ di origine: la donna ha accettato pienamente le tradizioni della sua cultura e´ pronta ad accettare il suo ruolo di sposa.

E´ possibile che la donna che non si e´ sottoposta al rito possa soffrire di problemi psicologici quale risultato del rifiuto da parte del gruppo sociale.

Dove la mutilazione interessa una minoranza della comunita´ le donne vengono viste come particolarmente vulnerabili a problemi psichici perche´ si trovano in una posizione intermedia tra le norme sociali della loro comunita´ e quelle della cultura predominante.

3.2.4. Perche' e' praticata la mutilazione genitale femminile

Costruzione dei corpi ed identita´ di genere

Le mutilazioni genitali femminili sono uno di quei riti di passaggio che regolano i mutamenti di status o di eta´delle persone, scandendo le varie fasi del ciclo di vita, trasformandole in un percorso dotato di senso che ne soddisfa i bisogni di identita´ e di riconoscimento. In particolare sono una componente fondamentale dei riti di iniziazione, attraverso cui nelle societa´ tradizionali si diventa "donna". Donna non si nasce, nel senso che la connotazione biologica non riesce ad essere di per se´ un fattore sufficiente di individuazione.

I riti sono quegli " atti di magia sociale " che trasformano l´ appartenenza sessuale in " un´essenza sociale ": la donna.

Naturalmente questo non accade solo in Africa. Con sfumature diverse ogni societa´ trasforma la sessualita´ biologica in una costruzione culturale differenziando il maschile dal femminile per decidere della sua appartenenza di genere.

Nelle societa´ africane la creazione dell´ identita´ di genere non e´ solo un percorso metaforico ma e´ prima di tutto una manipolazione dei corpi. Le mutilazioni dei genitali femminili fanno qualcosa in piu´ dei riti, nel senso che incidono sui corpi la loro appartenenza di genere. Sono un " marcatore sessuale " che interviene a due livelli.

Da una parte le MGF provvedono ad asportare la parte " maschile " dell´ apparato genitale femminile, la clitoride che viene assimilata ad un piccolo pene, cancellando la bisessualita´ originaria fondata nella presenza di entrambi i sessi di rudimentali organi genitali dell´ altro sesso; cio´ avviene anche con la stessa valenza simbolica nella circoncisione maschile con l´ asportazione del prepuzio, considerato una forma residuale di femminilita´. Solo con l´ escissione delle sue parti maschili una ragazza puo´ diventare a pieno titolo una donna.

In tal modo, nonostante che la costruzione dell´ identita´ del genere sia soprattutto un processo simbolico, tale manipolazione fisica dei corpi rafforza l´impressione che l´identita´ femminile sia prodotta e mantenuta attraverso la circoncisione. Si ha cosi´ una sorta di naturalizzazione della procedura attraverso cui la cultura costruisce le appartenenze di sesso, con la conseguenza di rendere molto difficile ogni tentativo di mettervi fine, sia a livello individuale che collettivo.

Attraverso le mutilazioni si costituisce anche un determinato aspetto fisico delle donne: proporzione ed armonia tra le varie parti, le posture, il portamento, dotandole di quegli automatismi che in ogni cultura in maniera diversa rappresentano " la femminilita´".

Ogni operazione si svolge secondo una sequenza fortemente ritualizzata che si ripete immutata da madre a figlia. Tutto accade in un luogo appartato e in un´ ora cerimoniale, con un´ operatrice che viene da fuori, ed e´ gestita nel segreto di una comunita´ femminile che ad operazione avvenuta si apre all´intera comunita´, per festeggiare e riconoscere pubblicamente alla bambina operata il nuovo status di donna.

C´ e´ infatti una forte pressione sociale da parte del gruppo dei pari, che si esercita sulle madri da parte dei familiari, parenti e vicini ma anche sulle bambine da parte delle loro coetanee, c´ e´ soprattutto lo spettro di una emarginazione senza possibilita´di riscatto per chi vi si sottrae.

Il corpo naturale e´ impuro perche´ aperto e violabile, esposto ad una promiscuita´ che rischia di essere contaminante non solo per la singola donna ma per tutto il suo gruppo familiare, che e´ destinato al discredito e alla vergogna. In questo contesto le mutilazioni genitali femminili costituiscono l´unico mezzo per proteggere la donna da un desiderio maschile sempre in agguato, ma soprattutto per proteggere se stessa. A difendere quel corpo inerme provvede una costruzione culturale dei corpi, che li priva di ogni tumescenza ed eccesso, rendendoli lisci e innocenti dopo averne confiscato la naturalezza ed il piacere.

Nella mutilazione genitale femminile appaiono chiaramente due relazioni importanti: quella tra i sessi e quella tra le generazioni, in particolare tra madri e figlie, cui i riti d´iniziazione ne danno una visibilita´ estrema e drammatica.

Nella relazione tra i sessi appare una relazione assimetrica di dominio, fondata sulle strategie matrimoniali.

Mentre nella relazione tra madri e figlie convergono antagonismi e pulsioni distruttive che vengono condensate, espresse e neutralizzate nel breve arco di tempo della performance rituale per poi, una volta compiuto " il passaggio ", dimenticare tutto, compresa la sofferenza.

A rito finito solo i corpi manterranno il ricordo nella forma di una cicatrice delegata a rappresentare il segno della propria appartenenza etnica.

La circoncisione e´ anche la porta d´accesso alla propria comunita´, che costituisce un punto di non ritorno, che separa chi e´ dentro da chi sta fuori.

" Ferite simboliche ", attraverso cui ogni gruppo sociale impreme sui corpi un marchio di appartenenza: le mutilazioni dei genitali rappresentano un " confine etnico " che segna dall´ interno l´ appartenenza comunitaria.

E´ attraverso la mutilazione dei propri genitali che ogni donna si riconosce ed e´ riconosciuta come membro della propria comunita´. Non sottoporsi a tali pratiche significa condannarsi all´ emarginazione e quindi ad una perdita di quella risorsa simbolica che e´ il riconoscimento comunitario.

3.3. In tema di diritti umani

La mutilazione genitale femminile e´ un tema che riguarda uomini e donne che credono nell´ uguaglianza, dignita´ di tutti gli esseri umani senza distinzione di razza, religione o identita´ etnica. Non deve essere visto quale problema di un gruppo o di una determinata cultura, sia essa africana, musulmana o cristiana. La mutilazione viene praticata in molte culture. Rappresenta una tragedia umana e non deve essere vista quale motivo per porre in contrasto le diverse etnie, le diverse religioni o i due differenti sessi.

Nel seminario organizzato nel 1996 da Amnesty International - sez. Ghana, Hannah Koroma, che fa parte dell´ organizzazione quale rappresentante delle donne, ha raccontato la sua traumatica esperienza che vorrei qui riportare.

Premetto solo che cio´ e´ avvenuto quando lei aveva l´ eta´ di 10 anni.

" Mi spogliarono e mi portarono in una stanza buia. Mi bendarono gli occhi. Fui forzata a distendermi sulla schiena, mentre quattro donne mi tenevano immobilizzata nella parte inferiore come nella parte superiore del mio corpo. Hanno cercato di prevenire le mie urla, ponendomi uno straccio in bocca. Mi hanno depilato. Ho cercato di ribellarmi, ma non c´e´ stata possibilita´".

Mi sono dovuta arrendere. Il dolore era terribile e insopportabile. Nella lotta mi hanno tagliato malamente ed ho perso molto sangue. Le donne che hanno preso parte alla mia mutilazione, erano quasi tutte sotto l´effetto dell´alcool."


Questa non e´ una testimonianza di torture subite in situazione di detenzione. Chi ha mutilato Hannah, non faceva parte di una diversa etnia. Erano amiche della sua famiglia. Sua nonna ha compiuto questo rito cruento.

Ogni giorni, milioni di ragazze sono in pericolo di mutilazione. La mutilazione viene considerata come una tortura, che implica sofferenza e dolori. Chi sopravvive, ha seri problemi mentali e fisici per il resto della sua vita.

Questo genere di violenza e´ stato inflitto sistematicamente per secoli su donne e ragazze anche di tenera eta´. I governi delle societa´ dove e´ praticata la mutilizione genitale femminile hanno fatto poco o niente per prevenire o abolire tale pratica.

Mentre il proibire le torture ha trovato prevenzione nelle diverse convenzioni poco tempo dopo la Seconda Guerra Mondiale, la mutilazione genitale femminile quale violazione dei diritti umani ha solo recentemente trovato posto nell´ agenda di tali diritti.

Molti sono i fattori che hanno impedito il poter prevenire tale pratica. La mutilazione veniva incoraggiata dai parenti e membri della famiglia, che hanno sempre creduto che tale pratica avesse effetti benefici per la bambina in eta´ adulta. Le violenze nei confronti delle donne facevano parte della vita privata delle famiglie; non ci si poteva intromettere in "faccende" private. Inoltre la pratica era fortemente radicata nella cultura. Ogni intervento esterno in nome dei diritti umani, rischiava di essere visto quale imposizione di un´ imperialismo culturale.

Tuttavia, oggi, l´implicazione della MGF in tema di diritti umani, e´ riconosciuta chiaramente e inequivocabilmente a livello internazionale.

La Conferenza Mondiale sui diritti umani,che ha avuto luogo nel 1993 a Vienna, ha consacrato i Diritti Umani e fondamentali delle donne e ha cercato di imporre alle Nazioni, quale obbligo, l´ eliminazione di ogni forma di violenza nei confronti di quest´ ultime.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ha fissato degli standards, obbligando gli Stati Membri a rispettare e assicurare il rispetto dei diritti umani basilari, quali il diritto all´ integrita´ fisica e mentale, alla liberta´ da ogni discriminazione basata sul sesso e il diritto alla salute.

Purtroppo gli Stati membri hanno commesso degli errori e non hanno preso adeguate misure per sradicare tale pratica. Hanno sistematicamente violato tali obblighi.

Nei piu´ recenti standards internazionali, contenuti in diversi trattati, si trovano esplicite proibizioni alla pratica mutilatoria. Si e´ fatto un passo ulteriore per poter meglio proteggere le donne. Il tema ha iniziato ad interessare i diversi organismi internazionali dai primi anni 80, dapprima nella sezione. che si occupa dei diritti delle minoranze per poi essere riconosciuto ampiamente a livello internazionale nella Dichiarazione per l´ eliminazione di ogni violenza nei confronti delle donne e nella Dichiarazione di Pechino e conseguente Piattaforma di azione.

3.3.1. Quali implicazioni comporta inquadrare il fenomeno della mutilazione quale diritto umano

Nella prospettiva dei diritti umani la mutilazione genitale femminile viene considerata quale pratica continua di violenza nei confronti delle donne, nei diversi stati e in forme diverse.

La mutilazione genitale femminile e´ solo una manifestazione della violazione dei diritti umani in base al genere che ha lo scopo di controllare l´autonomia e la sessualita´ della donna , elementi comuni in tutte le societa´. Il fenomeno non puo´essere analizzato isolatamente. Riconoscendo che la mutilazione genitale femminile e´ una delle tante forme di ingiustizia sociale che molte donne subiscono su scala mondiale, significa non accettare il preconcetto che vede l´intervento nei confronti delle mutilazioni quale attacco neoimperialista nei confronti di particolari culture. Nella prospettiva dei diritti umani si afferma che i diritti delle giovani donne e delle donne all´ integrita´ mentale e fisica, alla liberta´da ogni forma di discriminazione e al diritto ad elevati standard di salute sono universali. Pratiche e costumi non possono essere invocati a giustificazione di tali pratiche mutilatorie e di violazioni sistematiche delle Convenzioni sui diritti umani. Inoltre nella prospettiva dei diritti umani si richiede agli stati di rispettare i loro obblighi, stabiliti nel diritto internazionale, per prevenire e punire le violenze nei confronti delle donne.

Si obbliga inoltre la comunita´ internazionale ad assumere la sua parte di responsabilita´ per la protezione dei diritti umani delle donne. Il fatto che la mutilazione e´ una pratica che ha radici storiche, non deve prevenire la comunita´ internazionale dall´affermare che viola diritti che sono riconosciuti internazionalmente.

" E´ inaccettabile che la comunita´ internazionale rimanga passiva nel nome di una distorta visione del multiculturalismo. I comportamenti umani e i valori culturali, sebbene possono apparire dal punto di vista di altri distruttivi e insensibili, hanno un significato e assolvono una funzione per chi li pratica.

La cultura non e´ statica, e´ un flusso continuo che si adatta e si riforma.

Le persone possono cambiare il loro comportamento quando capiscono l´ indignita´ e l´ orrore di tali pratiche, e possono realizzare e comprendere che il rinunciare a tali pratiche non significa rinunciare ai loro valori culturali."


3.4. La mutilazione genitale femminile e gli standard internazionali

La posizione subordinata storicamente occupata dalle donne nella famiglia, nella comunita´ e nella societa´ ha permesso che gli abusi come la mutilazione genitale femminile potessero essere il piu´ delle volte ignorati; una marginalizzazione che ha trovato riflesso nelle preoccupazioni dei movimenti per i diritti umani, internazionalmente riconosciuti.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, pietra miliare nel sistema dei Diritti Umani, afferma che tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali nella dignita´ e nei diritti. Cio´ protegge il diritto alla sicurezza della persona e il diritto di non essere soggetti a trattamenti crudeli e degradanti, diritti che rilevano direttamente nelle pratiche mutilatorie. La tradizionale interpretazione di questi diritti ha generalmente omesso di includere forme di violenze nei confronti delle donne quali le violenze domestiche e la mutilazione genitale femminile. Questo poiche´ si e´ sempre creduto che gli stati non sono responsabili per gli abusi dei diritti umani commessi nell´ambiente domestico e nella comunita´.

Nuovi recenti strumenti internazionali hanno posto l´ attenzione sul tema delle mutilazioni, affermando che le mutilazioni insieme con altre orribili pratiche culturali e tradizionali sono un´ affronto alla dignita´, uguaglianza e integrita´ della donna, nonche´ un affronto diretto ai diritti umani.

3.5. Mutilazione e discriminazione nei confronti delle donne

" L´ escissione mostra che si tenta di conferire uno status inferiore alle donne , conferendo loro un marchio che le sminuisce e che ricorda loro costantemente che sono solo donne, in posizione inferiore rispetto agli uomini, e che non hanno nessun diritto sul loro corpo. Come la circoncisione maschile e´ vista quale misura d´ igiene, nella mutilazione genitale femminile possiamo solo ritrovare una misura di inferiorizzazione" ( Thomas Sankara- Burkina Faso )

La mutilazione genitale femminile ha radici nella discriminazione nei confronti delle donne.

E´ uno strumento di socializzazione delle giovani donne in ruoli predeterminati nella famiglia e nella comunita´. E´ intimamente connessa con la posizione di ineguaglianza della donna nelle strutture politiche, sociali ed economiche delle societa´ dove e´ praticata.

La Convenzione per l´ eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, entrata in vigore nell´ 1981, fissa in dettaglio le misure che devono essere prese per eliminare le diverse forme di discriminazione. L´ art. 5 richiede agli stati di cooperare per l´ eliminazione di ogni pregiudizio o pratica che sono basate sull´ idea dell´ inferiorita´ o della superiorita´ di uno dei due sessi.

La violenza basata sul genere e´ riconosciuta quale forma di discriminazione che inibisce seriamente la capacita´ delle donne di godere pienamente dei diritti e delle liberta´ in una posizione di uguaglianza nei confronti degli uomini.

La Commissione per l´ eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, e i diversi corpi di monitoraggio istituiti dalle diverse convenzioni, hanno emesso diverse raccomandazioni generali sul tema delle mutilazioni genitali femminili. La raccomandazione 14 del 1990 chiama gli stati membri a prendere appropriate ed effettive misure per sradicare tale pratica, e nell´ introdurre inoltre appropriate strategie educative e sanitarie per sensibilizzare le persone sul tema delle mutilazioni.

La Raccomandazione 19 crea una connessione tra le pratiche tradizionali che subordinano la donna e le pratiche di violenza, quali la mutilazione genitale femminile, le violenze domestiche statuendo che tali pregiudizi e pratiche possono giustificare la violenza basata sul genere quale forma di protezione e controllo delle donne. La Raccomandazione inoltre riconosce che le violenze nei confronti delle donne non solo le priva dei loro diritti civili e politici, ma anche dei loro diritti sociali ed economici: la conseguenza di tali forme di violenze e´ il mantenimento del loro ruolo subordinato e il livello scarso della loro partecipazione nella societa´.

Le regole sancite nella Convenzione sulle discriminazioni sono rafforzate e completate dalla Dichiarazione per l´ eliminazione delle violenze nei confronti delle donne, adottata dall´ Assemblea Generale nel 1993. Tratta della vita pubblica e privata e delle violenze subite dalle donne; include nei suoi temi le mutilazioni genitali femminili e altre pratiche tradizionali. L´ art. 4 prevede che gli stati non devono invocare nessuna pratica, ne´ costume o religione per giustificare degli inadempimenti nei loro obblighi, che si specificano nell´ abolizione di ogni tipo di violenza nei confronti delle donne.

La Dichiarazione di Pechino e la Piattaforma d´ azione, risultanti dalla 4° Conferenza Mondiale delle donne del 1995, contengono una chiara condanna delle mutilazioni, quale forma di violenza nei confronti delle donne e riaffermano la responsabilita´ degli Stati nel combattere e sradicare tali violenze.

3.6. Mutilazione e i diritti dei fanciulli

La Convenzione per i diritti dei fanciulli e´ stato il primo strumento internazionale che si e´ occupato direttamente delle pratiche tradizionali che sono viste quale violazione dei diritti umani.

Un´ adulto, sia uomo che donna, e´ completamente libero di sottomettersi ad un rituale o di seguire o meno una tradizione, ma una bambina, che non ha ancora formato il suo giudizio critico, non puo´dare il suo consenso, ma semplicemente subisce un danno irreversibile impostole dagli adulti. Le reazioni delle bambine, panico e shock provocato dal dolore estremo, il bisogno che vi siano almeno sei adulti per tenere ferma una bambina di 8 anni, indicano che tale pratica e´ paragonabile alla tortura.

Precisazioni riguardo al tema si ritrovano anche nella Dichiarazione per l´ eliminazione di ogni forma di intolleranza o di discriminazione basata sulle credenze religiose statuendo che le pratiche religiose in cui un bambino cresce non devono menomare la sua integrita´ fisica o psichica.

La mutilazione genitale femminile tocca anche il tema del diritto alla salute: la pratica mutilatoria provoca conseguenze irreversibili dal punto di vista fisico e psichico. Ogni individuo ha diritto a godere dei massimi standards di salute fisica e mentale.

Le mutilazioni continuano ad essere praticate poiche´ manca un´ accesso informativo delle donne sulla loro salute sessuale e riproduttiva. Nel 1994 , in occasione della Conferenza Mondiale sullo sviluppo e sulle popolazioni, e´ stata ribadita la connessione tra la salute ed i diritti umani.

La mutilazione genitale cosi´ come illustrata ha una interdipendenza ed indivisibilita´ dal tema dei diritti umani. La violazione del diritto all´ integrita´ fisica e mentale delle bambine e delle donne non puo´ essere vista isolata dalla privazione dei diritti civili, politici e sociali delle donne. Per questo gli stati si devono attivare per l´ eliminazione di tali pratiche: si deve riconoscere che le violenze nei confronti delle donne sono connesse al problema della discriminazione non solo in base al sesso, ma in ogni sua forma.

3.7. Mutilazione genitale femminile e asilo

In molte giurisdizioni, le donne sono state riconosciute quali rifugiate nel rispetto della Convenzione del 1951, relativa allo status dei rifugiati, perche´ sono state considerate a rischio di mutilazione nel caso in cui facessero ritorno nelle loro terre d´ origine. E´ importante notare che comunque sono solo un´ esiguo numero di casi.

Nel 1993, il Canada ha concesso lo status di rifugiata ad una donna somala, Hassan Farah, la quale e´ fuggita con la figlia di dieci anni, Hodan, perche´ non voleva che la figlia fosse sottoposta alla mutilazione. L´ ufficio di immigrazione ha accolto la domanda, poiche´ ha creduto che se fossero ritornate in Somalia, il diritto di Hodan alla sicurezza personale sarebbe stato infranto.

Nel 1996 Fauziya Kasinga, che e´ scappata dal Togo per non essere sottoposta alla mutilazione, ha acquistato lo status di rifugiata negli Stati Uniti.

Ha passato un anno in condizioni orribili in un carcere americano.

All´ inizio un giudice dell´ immigrazione ha rigettato la sua domanda, non credendo a cio´ che la ragazza affermava, poiche´ risultava qualcosa di impensabile.

Fortunatamente in fase d´ appello la sentenza e´ stata modificata e Fauziya ha visto accolta la sua domanda d´ asilo.

Nel 1997 a due famiglie provenienti dal Togo e´ stato garantito asilo in Svezia, ma non secondo i parametri della Convenzione del 1951: hanno un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Stati quali l´ Australia riconoscono che talvolta la mutilazione genitale femminile costituisce una forma di persecuzione.

La commissione per i rifugiati ha espresso la sua posizione nei confronti della mutilazione genitale femminile: " La mutilazione genitale femminile causa danni alla salute fisica e psichica; viola i diritti umani, e puo´ essere vista quale persecuzione. La tolleranza di tali atti da parte delle autorita´ e la mancanza di provvedere alla protezione devono essere visti quali atti di acquiescenza alla violenza."

Una donna deve essere considerata rifugiata se lei oppure le sue figlie temono di essere sottoposte a mutilazione senza il loro consenso, oppure hanno paura di essere perseguitate poiche´ si rifiutano di sottoporsi alla mutilazione.

Nella Convenzione sullo stato dei rifugiati viene definito rifugiato qualcuno che ha fondate paure di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalita´, appartenenza ad un particolare gruppo sociale o politico, e´ fuori dallo stato di nazionalita´ ed e´ incapace di avvalersi della protezione di tale stato. Sotto questa definizione, le donne che appartengono a determinati gruppi sociali o etnici, che sono a rischio di mutilazione genitale femminile, possono essere collocate nella categoria di "un particolare gruppo sociale". E´ irrilevante il numero dei membri di tale gruppo.

Il piu´ delle volte in cui le donne africane richiedono asilo, lo richiedono basandosi su altri presupposti. Ed e´ per questo che si vedono rifiutare la loro domanda di asilo. Non e´ semplice per loro, anzi e´ vietato parlare della loro paura di essere mutilate. Inoltre per loro la regola della circoncisione e´ una regola della normalita´. Solo le donne che hanno preso coscienza della gravita´ e delle conseguenze di tale pratica cercano con la fuga di ribellarsi al sistema imposto dalla loro cultura. Non hanno la liberta´ delle donne occidentali di poter esprimere la loro sessualita´. In situazioni di paura non riescono ad esprimere cio´ che veramente le ha portate ha fuggire dal loro stato di origine in uno stato in cui possono richiedere asilo politico.

Per comprendere appieno il problema delle mutilazioni e´ necessario fare un´ analisi in loco, prendendo in considerazione la cultura e il sistema sociale per capire appieno le ragioni che inducono determinate etnie a utilizzare determinate pratiche e tradizioni.

 
Bibliografia
 

1) Khushdani - Dignity and honour of women as basic and fundamental human rights Martinus nijhoff publisher 1982 London
2) The international bill of rights - The convenant on civilian and political rights NY Columbia University Press 1981
3) R. Cooks - Human Rights of women - National and international perspectives -University of Pennsylvania Press Philadelphia 1994
4) Paul Hunt - Reclaiming social rights - International and comparatives
perspectives Dartmouth Publishing Company Limited - England 1996
5) The United Nations and the Advancement of women - 1945-1995
Blue Books series - Vol. VI United Nations Dep. Of Public Information 1995
6) Sirad Salad Hassan -Donna Mutilata - Loggia de Lanzi 1999
7) Michel Erlich - La femme blessee - Essai sur le mutilations sexuelles feminines - L´Harmattan 1986
8) Pia Grassivaro Gallo - Figlie d´ Africa mutilata - L´ Harmattan - Italia 1998
9) Women and violence - United Nations Dep. of Public information - February 1996
10) Word and Deeds - Holding Governments Accountable in the Bejing + 5 Review
11) Process - Women ´ s Action - July 1999
12) Universalita´ ed interdipendenza dei diritti umani delle donne:Il caso delle mutilazioni genitali femminili - Amnesty International - Azione donne 1998
13) Rivista Aidos News - Trimestrale dell´Associazione italiana donne per lo sviluppo - 1998
14) Fourth world Conference on Women - Documents and Statements - UNDP 1995
15) Lightfoot Klein - Prisoner of Ritual: An Odyssey into Female Genital Circumcision in Africa - Haworth Press, NY 1989
16) Baasher T.A. - Psychological Aspects of Female CircumcisionTraditional Practices Affecting the Health of Women and Children, Report of a seminar 10-15 February 1979 Alexandria, Egypt
17) Somalia Country Report on Human Rights Practices for 1997 Country Reports on Human Rights Practices from 1997, 1998 United States Government the Bureau of Democracy, Human Rights and Labor 1998
18) Star Tribune (Minneapolis ) May 24,1998 - Kay Miller
19) Inter Press Service- March 26,1992 Global Information Network - Obina Anyadike
20) Women´s Action -April 96 - Equality now
21) Women´s Action - Update - June 1996 - Equality now
22) Women´s Action - Update - February 1998- Equality now
23) Women´s Action - November 1993 -Equality now
24) Antonio Gambino - L´ imperialismo dei diritti umani - Novembre 2001 - Editori Riuniti
25) Pia Grassivaro Gallo - La circoncisione femminile in Somalia - 1986 - Franco Angeli Libri
26) Bettina Shell - Duncan , Ylva Hernlund - Female " circumcision " in Africa - 2000 - Lyenne Rienner Publishers
27) Olayinca Koso-Thomas - Circumcision of women - Strategy for eradication - 1987 - Zed Books Ltd
28) Conny Hermann - Das Recht auf Weiblichkeit - 2000 - Dietz
29) Africa e Orienti - rivista di studi ai confini tra Africa, Mediterraneo e Medio Oriente - Autunno / Inverno 2000 - Aiep - Editore Snc
30) Gil Loesher - Refugee and international relations.-. Claredon Press - Oxford 1990
31) Studi in onore di Giuseppe Sperduti - Giuffre´ 1984
32) German year Book of international law - Vol. 36 - Duncker & Humblot - Berlin 1993
33) Dorkenoo, Efua, Cutting the rose, Female genital mutilation: the practice and its prevention - Minority Rights publications - UK, 1994
34) Smith, Jacqueline, Vision and Discussion on Genital Mutilation of Girls, Defense for Children International - The Netherlands, 1995
35) Toubia, Nahid, female Genital Mutilation: a call for global action, RAINBO - New York, 1995
36) United States Department of State Reports, February 1997. World Health Oragnisation Papers, Female genital Mutilation
37) Risoluzione del Parlamento europeo sulle mutilazioni genitali femminili ( 2001/2035 (INI))
38) Contro le mutilazioni sessuali - Il Manifesto - 22 Dicembre 2000
39) Documento di lavoro sulle mutilazioni genitali femminili - Gabriella D´ Angelo

 
Clicca sull'icona per scaricare la versione integrale

551.3 kB