Diritto internazionale dei diritti umani e dei conflitti armati: guerra e pace
Petizione contro l'imposizione della difesa d'ufficio a Slobodan Milosevic :: Studi per la pace  
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ultimo aggiornamento: 12.03.2008
   
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Petizione contro l'imposizione della difesa d'ufficio a Slobodan Milosevic
Paper

International Committee to Defend
Slobodan Milosevic (ICDSM)

http://www.icdsm.org/ (inglese)
http://www.pasti.org/milodif.htm (italiano)
Pubblicazioni
Centro italiano Studi per la pace
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Documento aggiornato al: 2004

 
Sommario

Secondo i firmatari dell'appello di cui infra, obbligare Slobodan Milosevic ad essere difeso da avvocati d’ufficio, assegnati dal Tribunale Penale Internazionale per i Crimini nell'ex Yugoslavia (ICTY), minaccia il futuro del diritto internazionale e la vita stessa dell’accusato.

 
Abstract
 

A Sua Eccellenza Signor Kofi Annan, Segretario Generale delle Nazioni
Unite.

A Sua Eccellenza Signor Julian Robert Hunte, Presidente della 58
Sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU.

Alla Presidenza Russa del Consiglio di Sicurezza dell’ONU,

A tutti i membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU,

A tutti i membri dell’ONU,

CC: Tribunale Criminale Internazionale per l’ex Jugoslavia.


Noi, i firmatari di questa lettera, giuristi, professori di diritto, e
avvocati di diritto penale internazionale, dichiariamo con la presente
il nostro allarme e la nostra preoccupazione per il fatto che il
Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia (TPIJ) sta
predisponendo di obbligare l’accusato ad essere difeso da avvocati
d’ufficio assegnati dal tribunale stesso, nonostante l’accusato
Slobodan Milosevic sia contrario.

Questa disposizione apparentemente punitiva è contraria al diritto
internazionale, è incompatibile con il sistema accusatorio di giustizia
penale adottato dal Consiglio di Sicurezza con la Risoluzione 808, ed
ignora l’obbligo della corte di provvedere le cure mediche necessarie e
la libertà provvisoria all’accusato. Il TPIJ, invece di prendere delle
misure appropriate per alleviare i problemi di salute di lunga data di
Slobodan Milosevic, li ha aggravati. Il TPIJ continua ad ignorare le
continue richieste di libertà provvisoria, a cui ogni persona
considerata innocente ha diritto, invece ha imposto dei tempi
irrealisticamente troppo brevi per la preparazione della difesa, ed ha
permesso l’introduzione di una quantità eccessiva di prove da parte
dell’accusa, la maggior parte delle quali era priva di qualsiasi valore
probativo, in tal modo aumentando il livello di stress del Signor
Milosevic, il quale stress costituisce la causa principale della sua
malattia. La Terza Corte è stata informata di questo dal cardiologo che
essa stessa ha scelto. L’accusato si è visto rifiutare le visite
mediche da parte di un medico di sua scelta, ancora un’altra violazione
dei suoi diritti. A questo punto il TPIJ, dopo aver provocato proprio
l’aggravare dello stato di salute del Presidente Milosevic, del quale
era stato messo in guardia precedentemente, ora sta cercando di
obbligare l’accusato ad essere difeso da avvocati d’ufficio assegnati
dal tribunale stesso, nonostante le obiezioni dell’accusato, piuttosto
che accordargli la libertà provvisoria in modo da dargli la possibilità
di accedere alle cure mediche di cui ha bisogno, procedimento del tutto
normale e riconosciuto dal diritto e dalla pratica sia nazionale che
internazionale. Il prevedere di obbligare l’accusato ad essere difeso
da avvocati d’ufficio assegnati dal tribunale stesso costituisce una
flagrante violazione dei diritti giuridici riconosciuti
internazionalmente, e servirà soltanto ad aggravare la malattia che
minaccia la vita del Signor Milosevic ed a screditare ulteriormente
questi procedimenti giudiziari.

Il diritto all’autodifesa contro l’accusa di aver commesso dei crimini
è parte fondamentale sia del diritto internazionale, che della
struttura stessa del sistema accusatorio. I minimi e fondamentali
diritti accordati ad un accusato secondo gli Statuti della Corte Penale
Internazionale di Roma, e in accordo agli Statuti del Tribunale Penale
Internazionale per il Ruanda e per la Jugoslavia, contemplano il
diritto all’autodifesa. L’uso e la pratica generale di questi
provvedimenti prevedono, per ogni singolo caso, che i diritti siano
accordati ad un accusato e non ad un avvocato. Il diritto fondamentale
accordato è quello di rappresentare se stesso contro le accuse mosse
dal pubblico accusatore e, subordinato a questo, viene poi il diritto
di essere difeso da avvocati d’ufficio, qualora l’accusato esprimesse
il desiderio di optare per questo tipo di difesa. Purtuttavia, come è
il caso per Slobodan Milosevic, se un accusato inequivocabilmente
esprime la sua obiezione ad essere difeso da avvocati d’ufficio, il suo
diritto a difendere se stesso ha precedenza sulla decisione, sia della
corte che del pubblico accusatore, di assegnargli degli avvocati
d’ufficio. Infatti, come afferma la Corte Suprema degli Stati Uniti,
per quanto riguarda il Sesto Emendamento della Dichiarazione Dei
Diritti [ndt: Bill of Rights] (della Costituzione degli Stati Uniti),
molto simile all’Articolo 21 dello Statuto del TPIJ:

“[ndt: Il Sesto Emendamento] parla dell’assistenza di un avvocato
d’ufficio, ed un assistente, quantunque esperto che sia, è pur sempre
un assistente. Il linguaggio, e lo spirito del Sesto Emendamento,
prevedono che un avvocato d’ufficio, come gli altri strumenti di difesa
garantiti dall’Emendamento, debba fungere come un aiuto per un accusato
che lo richieda, e non come un organo dello stato contrapposto tra un
accusato che non lo desidera ed il suo diritto a difendere se stesso
personalmente. Imporre un avvocato d’ufficio ad un accusato, senza
tenere in considerazione la sua volontà, perciò viola la logica
dell’Emendamento. In un tale caso l’avvocato d’ufficio non è un
assistente, bensì un padrone: e il diritto a difendersi viene privato
del carattere personale su cui l’Emendamento insiste.”

Faretta contro California 422 U.S. 806 (1975)


In un modo del tutto simile lo Statuto del TPIJ (così come gli Statuti
dell’ TPIR e CPI) garantisce degli “strumenti di difesa” come appunto
il diritto di essere difeso da avvocati d’ufficio, oppure di essere
difeso gratis da avvocati d’ufficio, qualora l’accusato fosse privo di
mezzi finanziari. L’essenza viene privata della propria ragione di
essere qualora il diritto ad avvocati d’ufficio diventi un obbligo.
Come è scritto in Faretta già riportato sopra:

“L’ avvocato d’ufficio che non è desiderato da un accusato non fa altro
che ‘rappresentarlo’ attraverso una tenue ed inaccettabile finzione
legale. Se l’accusato non desidera farsi difendere da un avvocato
d’ufficio, la sua difesa nei suoi confronti non è la difesa garantita
dalla Costituzione, anzi, in realtà, non rappresenta affatto la sua
difesa.”

Id.

Allo stesso modo la difesa di Slobodan Milosevic non sarebbe la difesa
che gli garantisce la legge internazionale qualora, contro il suo
volere, venisse obbligato a essere difeso da avvocati d’ufficio che
egli non desiderasse.

La struttura generale del TPIJ è quella di un sistema accusatorio di
giustizia penale. Altre influenze legali sono integrate nei regolamenti
in materia di procedura e di prove, ma la natura dei procedimenti
giudiziari, che comporta un pubblico accusatore ed un accusato, come
due parti contrapposte, che presentano delle prove di fronte ad una
giuria, la cui funzione è quella di arbitro, è senza dubbio di natura
accusatoria. Quando si tratta di un sistema accusatorio, degli
eloquenti precedenti storici hanno dimostrato che la pratica di
obbligare un accusato, che non lo desideri, ad accettare di essere
difeso da avvocati d’ufficio scelti dal tribunale, viene praticata dai
tribunali di natura politica, e questa pratica non è accettabile in un
sistema giuridico democratico, tanto meno davanti ad una istituzione
dalla quale verranno creati dei precedenti per porre le basi di una
vera e legittima giurisdizione di diritto penale internazionale, la cui
formazione è il frutto di mezzo secolo di lotte:

“Nella lunga storia della giurisprudenza britannica, nel caso di un
processo penale, c’è stato un solo tribunale che abbia mai adottato la
pratica di obbligare un’accusato contro la propria volontà ad accettare
avvocati d’ufficio scelti dal tribunale stesso. Questo tribunale è
stato lo Star Chamber.
Questa curiosa istituzione, fiorita tra la fine del sedicesimo e
l’inizio del diciasettesimo secolo, era un misto di ordine
amministrativo e giuridico, e notoriamente si allontanava dalla
tradizione del diritto comune. Per questi motivi,
e perché si era specializzata nel giudicare reati “politici”, la “Star
Chamber” sin dal allora è stata [ndt: considerata] il simbolo [ndt:per
l’antonomasia] del disprezzo dei diritti individuali.”

Faretta id.

Recentemente il TPIJ ha ordinato al pubblico accusatore, e soltanto al
pubblico accusatore, di esprimere un parere riguardo all’obbligare
l’accusato ad essere difeso da avvocati d’ufficio scelti dal tribunale,
nel caso che il Signor Milosevic non avesse dato altre istruzioni in
merito o qualora non fosse consenziente. Questa corte ha fatto
ripetutamente cenno ai propri obblighi di condurre un processo equo e
spedito ed ha ammesso quando nell’aprile del 2003 ha riconosciuto il
diritto all’auto difesa, che “infatti ha l’obbligo di assicurare che il
processo sia equo e per di più, qualora ci fosse da prendere in
considerazione lo stato di salute dell’accusato, questo obbligo avrebbe
assunto un significato speciale.” L’articolo 21 dello Statuto del TPIJ
stabilisce che il tribunale deve esercitare questo obbligo “con il
completo rispetto dei diritti dell’accusato.” Ciononostante, sembra che
il voler sbrigarsi a concludere questo processo sia diventata la
preoccupazione più importante del tribunale, proprio ora che l’accusato
è sul punto di presentare delle prove importanti e potenzialmente
imbarazzanti.

Obbligare l’accusato ad essere difeso da avvocati d’ufficio scelti dal
tribunale, od anche, come ora sembra che venga considerato da parte del
TPIJ, di provvedere degli avvocati di riserva, non attenuerà alcuna
delle difficoltà che il processo si trova di fronte: non curerà né
tanto meno guarirà la gravissima ipertensione di Slobodan Milosevic;
non darà all’accusato né il tempo, né le condizioni adatte per
preparare la sua difesa; né servirà a correggere il grande squilibrio
tra le risorse accordate all’accusa rispetto a quelle accordate alla
difesa, una equiparazione necessaria secondo il principio di un
confronto ad armi pari, cosa che questa corte dice di riconoscere. Se
Milosevic venisse obbligato ad accettare degli avvocati d’ufficio
scelti dal tribunale, allora il suo fondamentale diritto di difendere
se stesso verrebbe violato, ed egli avrebbe ancora soltanto 150 giorni
per presentare la sua difesa, cioè, appena la metà del tempo che è
stato concesso alla pubblica accusa.

Per ora non è chiaro quale ruolo potrebbero svolgere degli avvocati
d’ufficio assegnati all’accusato. Qualunque esso possa essere, è certo
che non ne risulterà niente di buono nel continuare ad andare avanti
con questa decisione senza precedenti. Lo Statuto del TPIJ richiede,
come diritto minimo, che l’accusato sia fisicamente presente durante il
processo contro di lui. Se le condizioni di salute di Slobodan
Milosevic non gli permettessero di essere presente durante le procedure
penali e se egli non rinunciasse al suo diritto di essere presente,
allora il TPIJ non avrebbe la giurisdizione di tenere le udienze
durante le sue assenze. I rinvii si susseguiranno fintantoché non
verranno presi dei provvedimenti adeguati per curare la gravissima
ipertensione del Signor Milosevic; questa sua condizione di salute non
può certo essere curata con il continuare a violare i suoi diritti,
minacciandolo di allontanarlo dal processo, o con il trasferire la sua
difesa ad una persona del tutto ignara dei fatti accaduti.

Il TPIJ ha assegnato tre avvocati d’ufficio per svolgere il ruolo di
amici curiae, il cui compito specifico è quello di assicurare inter
alia un processo equo. E’ dubbio il fatto che obbligare l’accusato ad
essere difeso da avvocati d’ufficio scelti dal tribunale, od anche di
provvedere degli avvocati di riserva, possa essere di un qualche aiuto,
senza peraltro derubare il Presidente Milosevic della sua stessa
difesa, o semplicemente, ridurlo al silenzio. Inoltre, ogni riferimento
a dei precedenti per ciò che riguarda l’obbligare l’accusato ad
accettare degli avvocati di riserva è fuori luogo. Nel processo del
Dott. Seselj, degli “avvocati di riserva” sono stati assegnati prima
dell’inizio del processo e per prevenire le “interruzioni” del
procedimento.

Il Presidente Slobodan Milosevic non riconosce il TPIJ. Egli sostiene
la propria innocenza, e critica fermamente il TPIJ e la NATO. Egli è
innocente fintantoché non venga provato il contrario, ed ha tutti i
diritti ad opporsi alla legittimità di questa istitituzione. Con
l’obbligare l’accusato ad essere difeso da avvocati d’ufficio scelti
dal tribunale, il TPIJ non soltanto violerebbe il suo diritto di
difendersi personalmente ma anche il suo diritto di produrre delle
prove importanti, che dimostrano le ripetute violazioni contro la
sovranità della Jugoslavia durante dieci anni. Queste violazioni hanno
portato all’illegale guerra di aggressione della NATO contro la
Jugoslavia ed ai bombardamenti – e durante il periodo più intenso di
questi il TPIJ confermò un’accusa contro Slobodan Milosevic – proprio
con l’intento di privare il popolo jugoslavo di quella voce importante
per trattare i negoziati per la pace, e in modo da poter giustificare
la continuazione di quella guerra di aggressione.

Il processo a Slobodan Milosevic è stato rinviato al 31 agosto del
2004. Il pubblico accusatore ha presentato 295 testimoni in altrettanti
giorni, tutti questi sono stati controinterrogati di persona
dall’accusato, poiché egli non riconosce come organo giudiziario il
TPIJ, e conferma questo suo non riconoscimento con il rifiutare di
accettare degli avvocati d’ufficio, che il tribunale gli vuole imporre.
Slobodan Milosevic si è laureato in giurisprudenza, è stato eletto per
tre volte alle più alte cariche pubbliche della Serbia e della
Jugoslavia, ed ha ampiamente ed abilmente contestato la causa intentata
contro di lui dalla pubblica accusa. Non c’è alcun dubbio sulle sue
capacità mentali, la sua abilità nell’esercitare il suo diritto di
rifiutare degli avvocati d’ufficio che il tribunale gli vuole
assegnare. Il TPIJ può non gradire le critiche del Presidente
Milosevic. Cionondimeno, i pubblici benefici del rispettare il suo
diritto ad autodifendersi superano di gran lunga qualsiasi imbarazzo
che possa riversarsi sul TPIJ. La giustizia richiede che Slobodan
Milosevic abbia il diritto di dimostrare che questo tribunale, creato
dal Consiglio di Sicurezza, il quale lo tiene prigioniero, è un’arma
politica contro la sovranità e l’autodeterminazione del popolo serbo e
di tutti gli jugoslavi.

Nelson Mandela personalmente difese sé stesso durante i vergognosi
processi Rivonia degli anni sessanta. Mandela condusse una difesa
politica contro l’apartheid, ciononostante neanche il sistema
giudiziario del Sud Africa obbligò l’accusato ad accettare di essere
difeso da avvocati d’ufficio scelti dal tribunale in modo da ridurlo al
silenzio. Il TPIJ minaccia il futuro stesso della legge internazionale
se porterà avanti questa disposizione illegale, che neanche i giudici
del periodo dell’apartheid hanno osato applicare – imbavagliare
l’accusato e compromettere la sua abilità nel rispondere alle accuse
che gli vengono rivolte. Delle accuse, bisogna notare, che il pubblico
accusatore ha reso impraticabili, incomprensibili, ed inspiegabilmente
prolisse, con il beneplacito del collegio dei giudici, e non per colpa
di Slobodan Milosevic. Infatti, molti osservatori del processo hanno
notato come il pubblico accusatore non sia riuscito a produrre delle
prove sufficienti ad avvalorare la validità delle accuse addotte;
piuttosto che sospendere i procedimenti giudiziari, il TPIJ ha permesso
alla pubblica accusa di presentare ulteriori testimoni, motivata
dall’apparente disperazione di arrivare a trovare delle prove di
colpevolezza.

Il diritto alla propria autodifesa è il punto centrale della
convenzione internazionale per i diritti civili e politici. Le Nazioni
Unite non dovrebbere tollerare queste continue violazioni del diritto
internazionale perpetrate adducendo la scusa del dover sbrigarsi a
concludere questo processo. Servirsi della malattia maldestramente
curata di una persona detenuta come una scusa per infrangere i suoi
diritti e ridurlo al silenzio, e inoltre imbarcarsi in un “cambiamento
radicale” delle procedure giudiziarie—come, appunto ora questa corte
sta considerando di mettere in atto, con il modificare le regole
proprio nel mezzo del processo ed a tutto detrimento dell’accusato—è
una perversione della lettera e dello spirito del diritto
internazionale.

In qualità di giuristi siamo profondamente preoccupati del fatto che il
prevedere di obbligare l’accusato ad accettare degli avvocati d’ufficio
scelti dal tribunale sia un precedente irrevocabile, e potenzialmente
in futuro priverà qualsiasi persona, che verrà accusata, del diritto di
presentare una propria, significativa difesa. Nel caso di Slobodan
Milosevic questo provvedimento farà semplicemente aumentare la sua
ipertensione e metterà a rischio la sua vita. Il TPIJ ed il Consiglio
di Sicurezza saranno considerati responsabili per qualsiasi
prevedibile, tragica conseguenza che possa verificarsi in seguito al
loro operare.

***
FINE COMUNICATO
***

The ICDSM, founded on March 24, 2001 during the 1st European Peace Forum in Berlin, condemns the unconstitutional and illegal abduction of president Milosevic and his delivery to the Hague "tribunal" as an attack on Yugoslav sovereignty carried out by the USA, NATO and their Serbian puppets. The ICDSM demands the immediate release of president Milosevic from his illegal detention in the Hague and the abolition of the illegitimate so-called "International Criminal Tribunal for Former Yugoslavia" as an extension of NATO and a tool used against the resistance of freedom fighters and patriots.