Diritto internazionale dei diritti umani e dei conflitti armati: guerra e pace
Le operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace :: Studi per la pace  
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ultimo aggiornamento: 12.03.2008
   
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Peacekeeping Operations Centro d'informazione delle Nazioni Unite
Le operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace
Paper

DPI/2311 (3) -- Maggio 2003
Pubblicato dal Dipartimento delle Nazioni Unite per la Pubblica Informazione, New York

Traduzione non ufficiale a cura del Centro d’Informazione delle Nazioni Unite, Roma

www.onuitalia.it Pubblicazioni
Centro italiano Studi per la pace
www.studiperlapace.it - no ©
Documento aggiornato al: 2003

 
Sommario

Le operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace sono un mezzo mediante il quale la comunità internazionale può incoraggiare la creazione di una pace sostenibile in luoghi e situazioni nelle quali il conflitto minaccia di scoppiare o è stato recentemente tenuto a freno. Più spesso, invece, esse vengono utilizzate per contribuire a consolidare quei fragili processi di pace che emergono nelle situazioni post belliche.

 
Indice dei contenuti
 
1. Che cosa sono le operazioni per il mantenimento della pace?
2. Chi ne è responsabile?
3. Quanto costano?
4. In che modo vengono compensati gli operatori di pace?
5. Chi offre il personale?
6. Per quale motivo i Paesi dovrebbero offrire soldati per il mantenimento della pace?
7. Che cosa è stato fatto per affrontare il problema dell’HIV/AIDS nelle operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace?
8. Le Nazioni Unite incoraggiano la partecipazione delle donne alle operazioni per il mantenimento della pace?
9. Quali sono alcune recenti operazioni per il mantenimento della pace di successo?
10. Quali sono le attuali sfide per delle operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace che possano avere successo?
11. La guerra in Iraq modificherà le operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace?

Appendice
1991 - 2000 dati statistici
 
Abstract
 

Domande e risposte sulle operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace

1. Che cosa sono le operazioni per il mantenimento della pace?

Le operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace sono un mezzo mediante il quale la comunità internazionale può incoraggiare la creazione di una pace sostenibile in luoghi e situazioni nelle quali il conflitto minaccia di scoppiare o è stato recentemente tenuto a freno. Più spesso, invece, esse vengono utilizzate per contribuire a consolidare quei fragili processi di pace che emergono nelle situazioni post belliche.

In base allo Statuto delle Nazioni Unite, ai 15 membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU viene attribuito il potere di assumere delle azioni collettive per preservare la pace e la sicurezza internazionali, ed è questo organismo che normalmente istituisce le operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. La prima operazione per il mantenimento della pace, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Supervisione della Tregua (United Nations Truce Supervision Organization - UNTSO), venne creata nel 1948 in Medio Oriente ed è attiva ancora oggi. Da allora, ci sono state 56 operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. Di queste, 43 sono state istituite dopo il 1988 e 14 sono tuttora in corso.

Le operazioni per il mantenimento della pace vennero inizialmente sviluppate come un mezzo per risolvere il conflitto fra gli Stati schierando del personale militare disarmato, o munito di armamenti leggeri, proveniente da una serie di Paesi, sotto il comando delle Nazioni Unite, quale forza di interposizione fra le forze armate degli Stati precedentemente in guerra. Normalmente doveva essere stato concordato e attuato un cessate il fuoco, e i partecipanti al conflitto avrebbero dovuto acconsentire allo schieramento delle forze ONU. Questo stratagemma offriva alle parti in causa tempo e spazio per realizzare degli sforzi diplomatici volti ad affrontare le cause che soggiacevano al conflitto. Gli operatori di pace non combattevano il fuoco con il fuoco, ma piuttosto controllavano dal terreno che il cessate il fuoco venisse rispettato e riferivano in maniera imparziale in merito alla sua osservanza.

Nonostante nel corso della Guerra Fredda vi fossero dei momenti durante i quali gli operatori di pace delle Nazioni Unite venivano accolti come una terza parte neutrale, in altri periodi gli antagonismi esistenti fra i membri del Consiglio di Sicurezza limitavano il ruolo degli operatori di pace dell’ONU. La fine della Guerra Fredda accelerò un cambiamento sostanziale nelle operazioni di pace delle Nazioni Unite. In un nuovo spirito di cooperazione, infatti, vennero schierate delle nuove, ambiziose e più importanti missioni per il mantenimento della pace che potessero contribuire a realizzare degli accordi di pace di vasta portata sottoscritti fra gli ex protagonisti di guerre civili.

Decine di migliaia di operatori di pace militari, di polizia e civili, vennero di conseguenza incaricati di occuparsi delle cause e dei risultati delle guerre all’interno degli Stati, anziché di quelle fra gli Stati, in luoghi come la Cambogia, El Salvador e il Mozambico. Gli operatori di pace divennero parte degli sforzi internazionali per ricostruire gli Stati danneggiati dai conflitti, e per appoggiare elezioni e referendum liberi ed equi. I compiti delle operazioni per il mantenimento della pace comprendevano la formazione e la ristrutturazione delle locali forze di polizia, lo sminamento, lo svolgimento delle elezioni, il facilitare il ritorno dei rifugiati, il controllo del rispetto dei diritti umani, la supervisione delle strutture di governo, la smobilitazione e il reintegro degli ex combattenti e la promozione di istituzioni democratiche e di uno sviluppo economico sostenibili. Al loro massimo, raggiunto nel 1993, nelle operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace vennero dispiegati sul terreno ben 70.000 soldati.

Per tenere il passo con la crescente dimensione e complessità delle operazioni per il mantenimento della pace, nel 1992 venne di conseguenza costituito un Dipartimento delle Nazioni Unite per le Operazioni per il Mantenimento della Pace (Department of Peacekeeping Operations - DPKO).

Nel complesso, le prime operazioni multidimensionali ebbero successo. Alcune, per esempio in El Salvador e in Mozambico, assicurarono ai Paesi in questione delle modalità per il raggiungimento di una pace che potessero mantenere autonomamente. In Cambogia, invece, gli operatori di pace organizzarono delle elezioni creando al tempo stesso un ambiente sicuro che permise al processo di pace di andare avanti.

Questi primi ‘successi’ potrebbero in parte aver condotto a una valutazione eccessivamente ottimistica di quello che le operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace potevano portare a termine. Mentre le missioni in Cambogia e in Mozambico erano in corso di svolgimento, il Consiglio di Sicurezza inviò operatori di pace in zone di guerra come la Somalia, per esempio, nelle quali non erano assicurati né i cessate il fuoco, né tanto meno il consenso di tutte le parti in conflitto. E a questi operatori di pace venivano attribuiti degli ampi mandati senza il potenziale umano necessario a metterli in atto. Alcuni di questi sforzi fallirono drammaticamente. I disastri — nel modo più raccapricciante, i massacri di Sebrenica (Bosnia Eerzegovina) e del Ruanda — condussero a un periodo di riduzioni e di autoanalisi delle operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

Una risposta sembrava trovarsi nella regionalizzazione. Nel 1993, in Liberia, l’ONU istituì la prima operazione nella quale esse si erano accordate con una forza regionale per il mantenimento della pace schierata dalla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Economic Community of West African States - ECOWAS). Nel 1994, poi, l’operazione delle Nazioni Unite in Georgia ebbe inizio operando insieme alla forza per il mantenimento della pace della Comunità di Stati Indipendenti (Commonwealth of Independent States - CIS). Nelle operazioni istituite nella seconda metà degli anni ‘90, come la Missione delle Nazioni Unite in Bosnia Erzegovina (UN Mission in Bosnia and Herzegovina - UNMIBH) e successivamente in Kossovo (Serbia e Montenegro), l’ONU lavorò in tandem con altre organizzazioni internazionali quali l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (North Atlantic Treaty Organization - NATO) e l’Unione Europea. Questi accordi cooperativi con le organizzazioni regionali migliorarono gli sforzi della comunità internazionale per mettere fine ai conflitti in alcune aree, e contribuirono a ristabilire la fiducia internazionale riguardo all’utilità delle operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. Ma esse non avrebbero potuto essere facilmente duplicate in tutte le altre parti del pianeta.

Nel 1999 e nel 2000, Il consiglio diede inoltre mandato per l’istituzione di nuove operazioni per affrontare i conflitti in Africa, e gli operatori di pace delle Nazioni Unite vennero dispiegati in tre missioni fondamentali in Sierra Leone (UNAMSIL), nella Repubblica Democratica del Congo (MONUC), e in Eritrea ed Etiopia (UNMEE). A seguito della violenza devastatrice a Timor Est, inoltre, all’ONU venne assegnato il compito di formare una amministrazione ad interim che preparasse la strada verso l’indipendenza.

In un ulteriore sviluppo nel 1999, il Segretario Generale Kofi Annan chiese a un comitato di esperti internazionali di analizzare le operazioni di pace dell’ONU e di identificare dove e quando le operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace avrebbero potuto essere più efficaci e in quale modo esse avrebbero potuto essere migliorate.

Il Rapporto del Comitato sulle Operazioni di Pace dell’ONU — conosciuto come il rapporto Brahimi dal nome del Presidente del Comitato, Lakhdar Brahimi, un ex diplomatico algerino da lungo tempo consulente del Segretario Generale — venne diffuso nell’Agosto del 2000. Esso offriva alcuni chiari pareri in merito a quali condizioni era necessario che esistessero affinché le operazioni per il mantenimento della pace avessero un’opportunità di successo. Queste comprendevano: un mandato chiaro e specifico, il consenso all’operazione da parte delle fazioni in conflitto e risorse adeguate — a partire da personale professionale e adeguato per arrivare ad attrezzature e finanziamenti.

A seguito di tale rapporto, tanto il Segretariato delle Nazioni Unite quanto gli Stati Membri dell’ONU hanno lavorato duramente per garantire che essi avessero una migliore comprensione delle necessità in termini politici e di risorse delle operazioni di pace, e una molteplicità di iniziative hanno migliorato la capacità delle operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. Il Quartier Generale dell’ONU adesso dispone di maggior personale per supportare le proprie missioni sul campo, e gli uffici dei consulenti militari e di polizia nel quartier generale DPKO a New York sono stati rafforzati. La base logistica del DPKO a Brindisi (Italia), insieme a una capacità di formazione continua, ha inoltre assicurato alle Nazioni Unite una nuova capacità di risposta rapida. Ed è stato richiesto e ottenuto dagli Stati Membri un maggior supporto finanziario, politico e materiale.

2. Chi ne è responsabile?

Nonostante le operazioni per il mantenimento della pace non vengano specificamente menzionate all’interno dello Statuto delle Nazioni Unite, lo Statuto attribuisce al Consiglio di Sicurezza dell’ONU una responsabilità primaria per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. Il Consiglio, perciò, normalmente istituisce e definisce le missioni per il mantenimento della pace. Assolve a questo compito fornendo alla missione un mandato — ovvero una descrizione dei compiti che essa è impegnata a svolgere. Per istituire una nuova missione per il mantenimento della pace, o per modificarne il mandato, oppure per consolidare quello di una missione già esistente, è necessario che votino a favore nove dei quindici Stati Membri del Consiglio di Sicurezza.

Tuttavia, se uno qualsiasi dei cinque Membri permanenti — Cina, Francia, Federazione Russa, Regno Unito o Stati Uniti — vota contro la proposta, questa viene respinta.

Una volta che il Consiglio di Sicurezza attribuisce il mandato per una operazione per il mantenimento della pace, il Segretario Generale dirige e gestisce le missioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace e riferisce al Consiglio in merito ai progressi di una missione. La maggior parte delle missioni più grandi vengono guidate da un Rappresentante Speciale del Segretario Generale, e supportate dal DPKO. Tramite questo dipartimento, il Segretario Generale formula inoltre politiche e procedure per le operazioni per il mantenimento della pace, e avanza raccomandazioni in merito all’istituzione di nuove missioni e circa il funzionamento delle operazioni in corso di svolgimento. Il DPKO supporta inoltre una serie di missioni politiche, quali la missione dell’ONU in Afghanistan.

Solamente i soldati con maggiore anzianità di servizio che prestano la propria opera nelle missioni delle Nazioni Unite vengono impiegati direttamente dall’ONU — di solito su assegnazione provvisoria dalle loro forze armate nazionali. Il grosso delle truppe rimane invece sotto il controllo finale dei rispettivi governi, e partecipa alle operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace in base a condizioni che vengono attentamente negoziate da tali governi. Mentre sono in servizio, essi si rapportano al Comandante della Forza della missione, e per suo tramite al Rappresentante Speciale del Segretario Generale. Ciononostante, l’autorità per inviare o ritirare gli operatori di pace compete ai governi che li hanno offerti spontaneamente, e tali governi mantengono anche la responsabilità delle loro paghe, come pure tutte quelle che attendono alle questioni disciplinari e relative al personale.

Il Consiglio di Sicurezza può inoltre dare la propria autorizzazione a operazioni per il mantenimento della pace che vengano svolte da altri organismi. Tali operazioni non sono sotto il controllo dell’ONU. Nel 1999, per esempio, una volta che la campagna di bombardamenti era terminata, il Consiglio autorizzò la NATO a mantenere la pace nel Kossovo (Serbia e Montenegro). Simultaneamente, il Consiglio autorizzò anche la Missione delle Nazioni Unite per l’Amministrazione ad interim (United Nations Interim Administration Mission - UNMIK) ad amministrare il territorio. Nel 2000, infine, il Consiglio autorizzò una coalizione internazionale a mantenere una presenza militare in Afghanistan, mentre al tempo stesso istituiva una missione politica delle Nazioni Unite nel Paese.

3. Quanto costano?

Nel 1993 i costi annuali per il personale e le attrezzature impegnate nelle operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace raggiunsero un picco superiore a 3,6 miliardi di dollari, a seguito della spesa sostenuta per le operazioni nella ex Jugoslavia e in Somalia. Entro il 1998, peraltro, i costi si erano ridotti a poco meno di un miliardo di dollari. Con la ripresa delle operazioni su scala più ampia, tuttavia, nel 2001 i costi per le operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace sono aumentati nuovamente a tre miliardi di dollari e per il periodo che va dal 1° Luglio 2003 al 30 Giugno 2004 si prevede che essi assommeranno a circa 2,3 miliardi di dollari.

Tutti gli Stati Membri sono legalmente obbligati a pagare la propria quota dei costi per le operazioni di mantenimento della pace, in base a una complessa formula che essi stessi hanno stabilito.

Nonostante questi pagamenti siano vincolanti, al 30 Aprile 2003 gli Stati Membri dovevano approssimativamente 1,37 miliardi di dollari per i contributi attuali e passati alle operazioni per il mantenimento della pace.

4. In che modo vengono compensati gli operatori di pace?

I soldati che partecipano alle operazioni per il mantenimento della pace vengono pagati dai propri Governi in conformità con il proprio grado e con la scala retributiva nazionale. I Paesi che offrono volontariamente personale in uniforme alle operazioni per il mantenimento della pace vengono rimborsati dall’ONU secondo un tasso fisso superiore a 1.000 dollari USA mensili per soldato. L’ONU rimborsa inoltre i Paesi per gli equipaggiamenti da essi forniti. Ma i rimborsi a questi Paesi sono stati a volte differiti a causa delle carenze di fondi causate dai mancati versamenti dei propri contributi da parte degli Stati Membri. I poliziotti civili e il rimanente personale civile vengono invece retribuiti attingendo al bilancio per le operazioni per il mantenimento della pace determinato per l’occasione.

5. Chi offre il personale?

Lo Statuto delle Nazioni Unite esige come condizione essenziale che tutti gli Stati Membri dell’ONU debbano rendere disponibile al Consiglio di Sicurezza le forze armate e le strutture necessarie per assistere nel mantenimento della pace e della sicurezza nel mondo intero. A partire dal 1948, di conseguenza, quasi 130 nazioni hanno contribuito alle operazioni di pace con proprio personale militare e poliziotti civili. Al 30 Aprile 2003, erano 89 i Paesi che stavano contribuendo con un totale di circa 37.000 unità, che comprendevano 30.167 soldati, 5.162 poliziotti civili e 1.658 osservatori militari.

Al 30 Aprile 2003 i cinque principali Paesi che contribuivano con truppe erano Pakistan (4.245), Nigeria (3.316), India (2.735), Bangladesh (2.658) e Ghana (2.060).

Dei 37.000 soldati e poliziotti civili che prestano servizio nelle operazioni di pace delle Nazioni Unite, solamente 3.323 provenivano dall’Unione Europea e soltanto 558 dagli Stati Uniti (543 poliziotti civili, 13 osservatori militari e 2 soldati).

Nonostante 89 Stati Membri contribuiscano alle attuali operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace, il peso più grande sotto forma di truppe viene sopportato da un gruppo essenziale di Paesi in via di sviluppo. Rilevando una riluttanza delle nazioni industrializzate a impegnare i propri soldati nelle missioni dell’ONU per il mantenimento della pace, nel Marzo 2003 l’operatore di pace più anziano delle Nazioni Unite, Jean-Marie Guéhenno, Sottosegretario Generale per le operazioni per il mantenimento della pace, ha ricordato agli Stati Membri che “la fornitura di personale militare e di polizia ben equipaggiato, ben addestrato e disciplinato alle operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace costituisce una responsabilità collettiva degli Stati Membri. Non si dovrebbe e non ci si deve attendere che i Paesi del Sud si sobbarchino da soli questo fardello”.

6. Per quale motivo i Paesi dovrebbero offrire soldati per il mantenimento della pace?

Ai sensi dello Statuto delle Nazioni Unite, tutti gli Stati Membri concordano di fornire forze armate per l’obiettivo di preservare la pace e la sicurezza internazionali: le operazioni per il mantenimento della pace costituiscono una responsabilità collettiva.

La creazione delle operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace rappresenta uno degli strumenti specifici ed unici che sono a disposizione della comunità internazionale per contribuire a risolvere i conflitti internazionali, e per evitare che, laddove esistano le condizioni per il loro successo, le guerre intestine destabilizzino le regioni. Quale investimento, le operazioni per il mantenimento della pace guidate dall’ONU — che si contrappongono a quelle condotte da delle coalizioni ad hoc — presentano il netto vantaggio di incorporare un meccanismo per i loro costi finanziari, di materiale e di personale, che debbono essere condivisi globalmente. In aggiunta, il fabbisogno temporale necessario allo spiegamento delle risorse iniziali necessarie alle nuove missioni è stato drasticamente ridotto grazie alla capacità di risposta rapida del DPKO.

I costi delle operazioni per il mantenimento della pace sono molto piccoli se vengono comparati con i costi del conflitto e il suo pedaggio in vite e proprietà. Nonostante nel 2002 le operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace siano costate circa 2,6 miliardi di dollari, nel 2001 in tutto il mondo i governi hanno speso più di 800 miliardi di dollari in armamenti — un dato che rappresenta il 2,6 per cento del prodotto nazionale lordo mondiale.

7. Che cosa è stato fatto per affrontare il problema dell’HIV/AIDS nelle operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace?

Le Nazioni Unite basano la propria attuale politica sull’HIV/AIDS sulla non-discriminazione e sul rispetto per le leggi internazionali sui diritti umani. Prevenire la trasmissione dell’HIV fra gli operatori di pace e fra le comunità ospiti costituisce una priorità fondamentale del DPKO. Il DPKO di conseguenza incoraggia fortemente la consulenza volontaria riservata e le analisi degli operatori di pace sia prima del loro spiegamento sul campo che all’interno dell’area di missione; al tempo stesso è stato sviluppato un programma standard di formazione per i Paesi che contribuiscono con le proprie truppe, in modo tale da garantire che tutti gli operatori di pace in uniforme ottengano delle informazioni complete sull’HIV/AIDS prima del loro spiegamento sul terreno. Il DPKO ha collocato quattro consulenti politici nelle missioni più grandi: Missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo (UN Organization Mission in the Democratic Republic of the Congo - MONUC), Missione delle Nazioni Unite nella Sierra Leone (UN Mission in Sierra Leone - UNAMSIL), Missione delle Nazioni Unite in Etiopia ed Eritrea (UN Mission in Ethiopia and Eritrea - UNMEE) e Missione ONU di Supporto a Timor Est (UN Mission of Support in East Timor - UNMISET) e ha designato un punto focale per l’HIV/AIDS per tutte le altre missioni.

Gli operatori di pace hanno inoltre con sé le cartoline informative dell’UNAIDS, che contengono le informazioni fondamentali sulla trasmissione e sulla natura della malattia. In aggiunta, la sicurezza del sangue e dei prodotti ematici utilizzati per le trasfusioni nelle cliniche delle missioni viene garantita utilizzando forniture provenienti da fonti controllate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization - WHO).

8. Le Nazioni Unite incoraggiano la partecipazione delle donne alle operazioni per il mantenimento della pace?

Nell’Ottobre 2000, il Consiglio di Sicurezza espresse, con la risoluzione 1325, la propria volontà di incorporare una prospettiva di genere all’interno delle operazioni per il mantenimento della pace, e sollecitò che una componente di genere venisse istituita in tutte le missioni di pace. Uffici di genere sono stati conseguentemente inclusi all’interno delle più ampie missioni di pace multidimensionali e dei punti focali di genere all’interno di quelle più piccole. In aggiunta, dalle missioni sono state direttamente assunte delle misure appropriate per il mantenimento della pace, compresa la Missione delle Nazioni Unite in Bosnia Erzegovina (UN Mission in Bosnia and Herzegovina - UNMIBH), la Missione di amministrazione ad interim delle Nazioni Unite nel Kossovo (UN Interim Administration Mission in Kosovo - UNMIK) e nella Amministrazione Temporanea delle Nazioni Unite a Timor Est (UN Transitional Administration in East Timor - UNTAET), così da favorire un equilibrio di genere all’interno delle locali forze di polizia e per lavorare con le forze di polizia ristrutturate su questioni relative alla violenza domestica e alla tratta di donne e ragazze.

La necessità di incrementare la partecipazione delle donne a tutti gli aspetti delle operazioni di pace, sia fra il personale internazionale che fra quello locale, e in particolar modo ai livelli decisionali più elevati, rimane comunque una preoccupazione prioritaria. Il primo Rappresentante Speciale del Segretario Generale di sesso femminile è stato nominato nel 1992 nella missione ONU in Angola. Oggi, 11 anni dopo, c’è ancora soltanto un Rappresentante Speciale femmina (nell’UNOMIG, la Missione degli Osservatori delle Nazioni Unite in Georgia). Ci sono inoltre tre Vice Rappresentanti Speciali femmine. Il Segretario Generale ha invitato gli Stati Membri a incrementare il reclutamento delle donne quali osservatori militari, soldati per le operazioni di mantenimento della pace e poliziotti civili.

9. Quali sono alcune recenti operazioni per il mantenimento della pace di successo?

Quando la Missione delle Nazioni Unite in Bosnia Erzegovina (United Nations Mission in Bosnia-Herzegovina - UNMIBH) ha terminato le proprie operazioni nel Dicembre del 2002, veniva completata la riforma politica e il progetto di ristrutturazione più vasto mai intrapreso dall’ONU. L’UNMIBH aveva formato e accreditato una forza di polizia composta da 17.000 elementi. In aggiunta alle sue responsabilità interne attinenti a legge e ordine, la polizia del paese può adesso partecipare pienamente alla lotta regionale e internazionale contro il crimine organizzato e il terrorismo. Il Servizio Statale di Confine, di nuova creazione, ha diminuito il flusso di migranti illegali, contribuito a scoraggiare il traffico di narcotici ed esseri umani, e ridotto il contrabbando.

A Timor Est (attualmente Timor-Leste), nel 1999, l’ONU venne fatta intervenire per guidare la popolazione verso la condizione di Stato, immediatamente dopo che un referendum sull’indipendenza aveva stimolato un’esplosione di violenza che aveva devastato i servizi e le infrastrutture pubbliche. L’UNTAET operò in base a un mandato sfaccettato per assicurare la sicurezza e preservare la legge e l’ordine mentre venivano gettate le fondamenta di una capacità di governo democratico. Le Nazioni Unite istituirono un’amministrazione efficace, misero i rifugiati nella condizione di ritornare, contribuirono a sviluppare i servizi civili e sociali, assicurarono il coordinamento e la distribuzione dell’assistenza umanitaria, supportarono la costruzione di capacità per l’autogoverno e contribuirono a creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile.

Dopo le elezioni presidenziali dell’Aprile del 2002, il 20 Maggio Timor-Leste ha dichiarato la propria indipendenza e successivamente è diventato il 191° membro delle Nazioni Unite. L’ONU mantiene tuttora una presenza per il mantenimento della pace a Timor-Leste (l’UNMISET) per assistere il Paese nella costruzione delle strutture amministrative, per sviluppare il servizio di polizia dello Stato e per contribuire a mantenere la sicurezza esterna ed interna del Paese.

In Sierra Leone (vedere il documento informativo n. 10), a seguito delle elezioni di un anno fa, gli operatori di pace delle Nazioni Unite continuano ad assistere il Governo ad estendere la propria autorità sull’intera nazione. L’attività della Missione delle Nazioni Unite nella Sierra Leone (UN Mission in Sierra Leone - UNAMSIL) si è tradotta nel ripristino della libertà di movimento, nel risveglio dell’attività commerciale e nel reinsediamento delle popolazioni sfollate. Circa 50.000 ex combattenti sono stati smobilitati e vengono attualmente reintegrati. La Missione di amministrazione ad interim delle Nazioni Unite in Kossovo (UN Interim Administration Mission in Kosovo - UNMIK) è un programma ancora in corso di svolgimento, ma nel corso degli ultimi quattro anni molto è stato già fatto: l’UNMIK ha organizzato le prime tre elezioni democratiche nella storia del Kossovo; ha appoggiato la formazione di un Governo transitorio e provvisorio; ha creato la struttura necessaria a una economia di mercato stabile; ha ripristinato le infrastrutture; e ha istituito tutte le basi necessarie per una moderna amministrazione, dalle dogane alla tassazione, fino a un bilancio equilibrato; dalle targhe delle automobili e dai documenti di identità ai piani regolatori cittadini. L’UNMIK sta costruendo un sistema giudiziario locale e una forza di polizia responsabile — attualmente forte di 5.000 uomini. La polizia del Kossovo (l’UNMIK e il Servizio di Polizia del Kossovo), peraltro, ha risolto un tasso di omicidi più elevato (75 per cento) rispetto a quello di alcuni Paesi dell’Europa occidentale. L’UNMIK ha alimentato il dialogo con i Paesi confinanti con il Kossovo e con le autorità di Belgrado. Mettendo a punto una serie di parametri per aiutare il Kossovo a raggiungere le regole di una società civile, l’UNMIK ha infine agevolato il progresso per facilitare le discussioni sullo status finale della provincia.

10. Quali sono le attuali sfide per delle operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace che possano avere successo?

Determinati fattori sono essenziali per il successo di una operazione delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. Prima di prescrivere una operazione per il mantenimento della pace come cura, la comunità internazionale deve aver correttamente diagnosticato il problema. Una maggioranza o tutti i partecipanti al conflitto debbono inoltre desiderare di interrompere i combattimenti: deve esserci una pace da mantenere. Tutti i più importanti partecipanti al conflitto debbono quindi acconsentire al ruolo delle Nazioni Unite nell’aiutarli a risolvere la loro controversia. I Membri del Consiglio di Sicurezza, dal canto proprio, debbono mettersi d’accordo sul risultato desiderato dall’operazione, e in merito a un mandato chiaro e raggiungibile. Lo schieramento sul terreno, infine, deve essere veloce. Le operazioni per il mantenimento della pace debbono essere parte di una strategia complessiva per contribuire a risolvere un conflitto, il che necessita di una miriade di sforzi politici, economici, di sviluppo, attinenti ai diritti umani e umanitari, che debbono essere condotti in parallelo. Attenzione politica ed economica deve essere prestata all’intera regione interessata in modo tale che i progressi ottenuti nel raggiungere la pace in una determinata nazione non vengano minati dai problemi del confinante. La comunità internazionale deve essere preparata a portare a termine quello che deve essere fatto. Una pace reale richiede tempo, costruire delle capacità nazionali richiede tempo, ricostruire la fiducia richiede tempo. Gli operatori internazionali di pace, lavorando con o per le Nazioni Unite, debbono assolvere ai compiti affidati loro dagli Stati Membri con professionalità, competenza e integrità.

11. La guerra in Iraq modificherà le operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace?

Gli operatori di pace dell’ONU continueranno ad aiutare i partecipanti a un conflitto a raggiungere una pace sostenibile e ad aiutare le società a ricostruire nei periodi successivi a una guerra, dal momento che essi concretizzano dei mandati autorizzati dal Consiglio di Sicurezza.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, come ha fatto prima del conflitto in Iraq, ha richiesto unità nel Consiglio di Sicurezza in modo tale che la legittimazione e la volontà internazionale che solamente le Nazioni Unite possono adoperare per affrontare le crisi possano continuare ad essere messe al servizio della pace.

Riferendosi alla nuova situazione in Iraq, il 30 Aprile egli ha detto al Consiglio di Sicurezza: “in quest’area le Nazioni Unite si sono impegnate in una vasta gamma di attività, dalla negoziazione di accordi politici a profondi sforzi per la ricostruzione istituzionale, compresa la creazione di un nuovo Stato. Rianalizzare tali esperienze del passato può dirci che cosa abbiamo fatto bene e che cosa abbiamo fatto meno bene, e forse le ragioni che stavano dietro a quelle particolari circostanze. Questo dovrebbe inoltre aiutarci a migliorare le nostre prestazioni nel corso del tempo.

“Ma la cosa che emerge, quando noi riesaminiamo l’impegno internazionale in quei Paesi interessati dal conflitto, è che nessun approccio singolo è mai stato adottato due volte, perché non ci sono due situazioni di conflitto o post belliche che sono simili. Persino i quattro casi recenti di Afghanistan, Kossovo, Timor-Leste e della Sierra Leone sono estremamente differenti gli uni dagli altri, nei termini delle cause e delle conseguenze del conflitto, del precedente coinvolgimento delle Nazioni Unite, del contesto politico e giuridico che ha governato la risposta della comunità internazionale, e delle pure e semplici dimensioni delle popolazioni e dei territori interessati.

“Perciò, una delle più importanti lezioni, quando si arriva a pianificare l’impegno della comunità internazionale in una nuova situazione — quale quella che noi abbiamo adesso di fronte in Iraq — è la necessità di capire, prima di raggiungere una comprensione comune, quello che rende unica la crisi in questione, e successivamente di sviluppare le nostre risposte di conseguenza. Dovremmo di conseguenza attingere alle esperienze precedenti per rendere la nostra risposta tanto efficace quanto è possibile, tenendo al tempo stesso presente che potrebbero rendersi necessari degli approcci o delle forme di assistenza completamente nuove.”

Il Segretario Generale ha concluso ricordando al Consiglio le condizioni che debbono essere in atto prima che qualsiasi missione per il mantenimento della pace possa essere sostenibile, in particolare, l’accordo della popolazione, e l’esistenza di un mandato affidato alle Nazioni Unite che sia “chiaro, coerente, e accompagnato dalle risorse necessarie".

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1991 - 2000: dati statistici

Le Operazioni delle Nazioni Unite per il Mantenimento della Pace hanno subito significativi cambiamenti nel corso del passato decennio. Tutto ciò traspare dalle statistiche e dai dati qui di seguito riportati:

Delle 54 operazioni di pace allestite dal 1948 ad oggi, due terzi (36) sono state istituite a partire dal 1991. Nello stesso periodo, 29 operazioni hanno concluso il loro mandato.

Otto operazioni per il mantenimento della pace erano in attività all’inizio del 1991. Con l’aumento della richiesta di operazioni di questo tipo, in particolare nei Balcani ed in Africa, il loro numero era aumentato fino a 18 durante per la metà del 1994. A partire da quel momento il numero è rimasto abbastanza costante, oscillando tra le 14 e le 17. Alcune delle operazioni sono terminate ma ne sono state avviate di nuove. Alla fine del 2000, erano in corso 15 operazioni di pace.

Nel corso del passato decennio, lo schieramento di polizia militare e civile è stato soggetto a notevoli fluttuazioni. Il decennio è iniziato con uno spiegamento relativamente contenuto di polizia civile e militare: una forza totale di circa 10000 uomini all’inizio del 1991. Le forze sono cresciute fino a raggiungere la quota massima di 78000 uomini nel 1993, prevalentemente a causa dell’espansione delle operazioni dell’ONU per il mantenimento della pace in Somalia (UNOSOM II) e della Forza di Protezione delle Nazioni Unite nell’ex Jugoslavia (UNPROFOR). Nel tardo 1994, la sola UNPROFOR contava quasi 40mila unità.

Nel 1995, il numero di personale addetto alle operazioni di pace è sceso considerevolmente, principalmente come risultato della fine dei mandati UNOSOM II in marzo e UNPROFOR in dicembre. Nel gennaio 1996 lo schieramento totale del personale di polizia civile e militare era di circa 29mila unità, meno della metà rispetto ai livelli toccati in precedenza. Questi numeri hanno continuato a scendere dal 1996 alla metà del 1999, quando raggiungono circa 12mila unità. La tendenza subisce un’inversione nella seconda metà del 1999 con lo schieramento di grandi contingenti in Kossovo, Timor Est e Sierra Leone. Il totale del personale di polizia civile e militare, alla fine del 2000, era di circa 38mila unità.

Una tendenza rilevante negli anni novanta è stata rappresentata dalla crescente partecipazione della polizia civile alle operazioni per il mantenimento della pace. L’Autorità Provvisoria delle Nazioni Unite in Cambogia (UNTAC) ha impiegato circa 3500 poliziotti civili nel 1992-1993. Le unità coinvolte hanno oscillato tra le 1000 e le 3000 dalla fine dell’operazione in Cambogia, ma hanno iniziato ad aumentare nella seconda parte del 1999 e, alla fine del 2000, avevano raggiunto circa le 8000 unità.

Il numero del personale civile internazionale ha seguito una tendenza simile durante gli anni novanta. All’inizio del 1991, il personale si era mantenuto poco al di sopra delle 600 unità, aumentando però fino a più di 2000 nel 1993-1994 a causa dell’espansione delle operazioni nei Balcani ed in Africa ed alle nuove funzioni civili autorizzate dai loro mandati. Verso la metà del decennio, il numero è sceso come conseguenza della fine di queste operazioni su larga scala. Con l’incremento delle operazioni verso la fine degli anni novanta, il numero del personale internazionale civile è nuovamente aumentato. Alla fine del 2000, circa 3500 membri del personale internazionale erano impegnati nelle operazioni per il mantenimento della pace.

I costi delle operazioni, mostrando l’andamento del livello delle attività per il mantenimento della pace, sono anch’essi fluttuati in maniera significativa durante l’anni novanta. Da un bilancio di US$ 0,4 miliardi del 1991, il costo è salito fino alla cifra record di US$3,6 miliardi del 1993. Verso la fine del decennio, i fondi destinati alle operazioni di pace sono scesi sino a raggiungere la cifra di US$1 miliardo nel 1998. I costi per questo tipo di missioni sono aumentati nel 1999-2000 e sono attualmente proiettati verso l’ammontare di US$2,5 miliardi per il periodo compreso tra luglio 2000 e giugno 2001.

L’ultimo decennio ha inoltre mostrato un significativo aumento per quanto riguarda il contributo di truppe da parte dei Paesi in via di sviluppo nell’ambito delle operazioni di pace delle Nazioni Unite. All’inizio del 1991, ad esempio, tra i 10 maggiori contribuenti solo 2 erano Paesi in via di sviluppo, Ghana ed Nepal, mentre alla fine del 2000 sono ben 8 su 10: Bangladesh, Ghana, India, Giordania, Kenia, Nepal, Nigeria e Pakistan.