Diritto internazionale dei diritti umani e dei conflitti armati: guerra e pace
Capo d'imputazione di Milosevic :: Studi per la pace  
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ultimo aggiornamento: 12.03.2008
   
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J'accuse! Dr. Carla Del Ponte
Capo d'imputazione di Milosevic
Documenti

Carla del Ponte
Procuratore del Tribunale Penale Internazionale per l'ex Yugoslavia
29 giugno 2001
The Hague, The Netherlands

prima versione: Louise Arbour, Procuratore del TPICCEY
22 maggio 1999 Pubblicazioni
Centro italiano Studi per la pace
www.studiperlapace.it - no ©
Documento aggiornato al: 2000

 
Sommario

L'atto d'accusa a Milosevic (Milutinovic et al. - case IT-99-37-I), formulato originariamente il 24 maggio 1999, ed emendato nella versione definitiva il 29 giugno 2001 (in inglese infra), sostiene che tra il 1 gennaio 1999 ed il 20 giugno 1999, il 52mo Battaglione dell'Esercito Federale Yugoslavo, le forze di polizia della Federazione, le forze di polizia serbe e gruppi paramilitari, sotto direzione e con il sostegno o l'appoggio degli imputati abbiano dato corso ad una campagna di terrore e violenza contro gli albanesi civili kossovari, con lo scopo dichiarato di allontanare gran parte della popolazione albanese del Kossovo/Kosova per radicare il controllo serbo sulla regione.

L'accusa riporta una serie di operazioni studiate e coordinate con le quali le forze suddette, di concerto fra di loro, cercarono di raggiungere tale obiettivo.

Circa 740.000 civili, tutti albanesi kossovari, sono stati espulsi con la forza, le loro case e villaggi sono stati requisite o distrutte. Sulla strada della deportazione forzata verso le province confinanti molti sono stati uccisi, stuprati, derubati e privati dei loro documenti. In più, secondo l'accusa a Djakovica/Gjokovë, Gnjilane/Gjilan, Kosovska Mitrovica/Mitrovicë, Orahovac/Rahovec, Pec/Pejë, Pristina/Prishtinë, Prizren, Srbica/Skenderaj, Suva Reka/Suharekë, Urosevac/Ferizaj, Racak, Bela Crkva, Velika Krusa, Mali Krusa/Krushe e Mahde, Krushe e Vogel, Dakovic/Gjakovë, Crkolez/Padalishte, Izbica, Vucitrn/Vushtrri e nella prigione presso Dubrava/Dubrave sono stati compiuti veri e propri massacri.

Gli imputati sono accusati in virtù delle funzioni e cariche ricoperte all'interno della Federazione Yugoslava / Serbia, e più precisamente:
Slobodan Milosevic come Presidente della Federazione Yugoslava, Comandante Supremo dell'Esercito Federale, Presidente del Consiglio Supremo di Difesa e in virtù della sua autorità di fatto esercitata;
Milan Milutinovic come Presidente della Serbia, membro del Consiglio Supremo di Difesa e in virtù della sua autorità di fatto esercitata;
Dragoljub Ojdanic come Capo dell'organico dell'Esercito Federale;
Nikola Sainovic come come Primo Ministro delegato della Federazione Yugoslava;
Vlajko Stojiljkovic come Ministro degli Affari Interni serbo.

In particolare, Slobodan Milosevic, Milan Milutinovic, Dragoljub Ojdanic e Vlajko Stojiljkovic, incriminati in base alla loro responsabilità penale individuale (articolo 7.1 dello Statuto) ed alla loro responsabilità penale di comando (articolo 7.3) sono imputati di:

- violazione delle leggi e consuetudini di guerra (articolo 3 - omicidio; persecuzione per motivi politici, etnici, o religiosi),

- crimini contro l'umanità (articolo 5 - deportazione, omicidio; persecuzione per motivi politici, etnici, o religiosi).

Nikola Sainovic è imputato in virtù della sua responsabilità penale individuale (articolo 7.1) per gli stessi crimini.

La Corte è composta dal giudice Richard May (Presidente, Gran Bretagna), dal giudice Patrich Robinson (Jamaica) e dal giudice Mohammed El Habib Fassi Fihri (Marocco).

 
Abstract
 

TRIBUNALE PENALE INTERNAZIONALE PER L’EX JUGOSLAWIA
Caso n° IT-99-37-I

IL PUBBLICO MINISTRO DEL TRIBUNALE

Contro

MILAN MILUTINOVIC
NIKOLA SAINOVIC
DRAGOLJUB OJDANIC
VLAJKO STOJILJKOVIC
SLOBODAN MILOSEVIC
ATTO D’ACCUSA EMENDATO


Il Pubblico Ministero del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Iugoslavia, in virtù dei poteri che gli sono stati conferiti dall’articolo 18 dello Statuto del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia (lo “Statuto del Tribunale”),
accusa

SLOBODAN MILOSEVIC
MILAN MILUTINOVIN
NIKOLA SAINOVIC
DRAGOLJUB OJDANIC
VLAJKO STOJILJKOVIC

di

CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ E DI VIOLAZIONI DELLE LEGGI O DELLE CONSUETUDINI DI GUERRA,

secondo quanto specificato di seguito:

IMPUTATI

1. Slobodan MILOSEVJIC è nato il 20 agosto 1941 nella città di Pozarevac. nell’attuale Repubblica serba (d’ora in avanti denominata Serbia). Nel 1964 ha conseguito la laurea in legge presso l’Università di Belgrado e ha iniziato la propria carriera nei settori amministrativo e bancario. Slobodan MILOSEVIC ha ricoperto le cariche di vice-direttore e successivamente di direttore generale di Technogas, un’importante azienda del gas, fino al 1978. In seguito, ha esercitato fino al 1983 le funzioni di presidente di Beogradska banka (Beobanka), una delle banche più importanti dell’ex Repubblica Federativa Socialista di Iugoslavia (d’ora in avanti denominata RFSY).

2. Slobodan MILOSEVIC ha iniziato la propria carriera politica nel 1983. E’ diventato Presidente del Comitato cittadino della Lega dei comunisti di Belgrado nel 1984. Nel 1986 è stato eletto Presidente del Presidium del Comitato centrale della Lega dei comunisti di Serbia ed è stato rieletto nel 1988. Il 16 luglio 1990 la Lega dei comunisti di Serbia e l’Alleanza socialista dei lavoratori di Serbia si sono fuse per formare un nuovo partito, denominato Partito socialista serbo (SPS), a cui capo è stato eletto Slobodan MILOSEVIC. Alla data del presente atto d’accusa. Slobodan MILOSEVIC continua a rivestire la carica di Presidente dell’SPS.

3. Slobodan MILOSEVIC è stato eletto Presidente della Presidenza della Serbia l’8 maggio 1989 ed è stato rieletto il 5 dicembre dello stesso anno. Dopo l’adozione della nuova Costituzione serba il 28 settembre 1990, Slobodan MIILOSEVIC è stato eletto alla carica di nuova creazione di Presidente della Serbia, a seguito di elezioni pluripartitiche tenutesi il 9 e il 26 dicembre 1990. E’ stato rieletto il 20 dicembre 1992.

4. Al termine del secondo mandato come Presidente della Serbia. Slobodan MILOSEVIC è stato eletto Presidente della Repubblica Federale di Jugoslavia (d’ora in avanti denominata RFY ) il 15 luglio 1997 ed è entrato ufficialmente in carica il 23 luglio 1997. Dopo la sconfitta alle elezioni presidenziali nella RFY del settembre 2000. Slobodan MILOSEVIC ha abbandonato tale carica il 6 ottobre 2000. Per tutto il periodo a cui si riferisce il presente atto d’accusa. Slobodan MILOSEVIC ha ricoperto la carica dì Presidente della RFY.


CAPI D’ACCUSA DA 1 A 4
CRIMINI CONTRO L’UMANITA,
VIOLAZIONE DELLE LEGGI O DELLE
CONSUETUDINI DI GUERRA


16. Dal gennaio 1999 fino al 20 giugno 1999, Slobodan MILOSEVIC, Milan MILUTINOVIC, Nikola SAINOVIC, Dragoljub OJDANIC e Vlajko STOJILJKOVIC hanno pianificato, istigato, ordinato, eseguito o in qualunque altro modo sostenuto e favorito una campagna di terrore e violenza diretta verso civili albanesi abitanti nel Kosovo, all’interno della RFY.
Con il termine “eseguito”, il Pubblico Ministero non intende indicare nel presente atto d’accusa che uno qualunque degli imputati abbia personalmente perpetrato fisicamente uno dei crimini considerati.

17.La campagna di terrore e di violenza diretta verso la popolazione albanse del Kosovo è stata condotta dalla VJ. dalle forze di polizia della RFY e della Serbia. nonché da gruppi paramilitari (d’ora in avanti denominati collettivamente forze della RFY e della Serbia), operanti per ordine e con l’incoraggiamento o il sostegno di Slobodan MILOSEVIC, Milan MILUTINOVIC, Nikola SAINOVIC, Dragoljub OJDANIC e Vlajko STOJILJKOVIC.
Le azioni di cui sono stati vittime gli albanesi del Kosovo avevano per obiettivo il mantenimento del controllo serbo sulla provincia, deportando dal Kosovo una parte consistente della Popolazione albanese. A questo scopo, le forze della RFY e della Serbia, agendo d’intesa, hanno messo in atto operazioni minuziosamente pianificate e coordinate, descritte nei paragrafi dal 18 al 24 sotto riportati.

18. Nell’intera provincia del Kosovo. le forze della RFY e della Serbia hanno espulso e deportato internamente, sistematicamente e con la forza, centinaia di migliaia di albanesi del Kosovo. Per facilitare queste espulsioni e deportazioni, le forze della RFY e della Serbia hanno deliberatamente creato un clima di terrore e di oppressione,facendo uso della forza o minacciando di farlo, oppure perpetrando atti di violenza.

19. In tutto il Kosovo, le forze della RFY e della Serbia hanno depredato saccheggiato i beni personali e commerciali appartenenti ad albanesi del Kosovo costretti ad abbandonare le loro case. Poliziotti, soldati e ufficiali militari hanno effettuato perquisizioni sistematiche, minacciato di usare la forza e perpetrato atti di violenza per spogliare gli albanesi del Kosovo del denaro e degli oggetti preziosi. Inoltre, le autorità di frontiera ai confini della RFY hanno rubato sistematicamente le automobili private e altri beni degli albanesi del Kosovo espulsi dalla provincia.

20. In tutto il Kosovo, le forze della RFY e della Serbia hanno intrapreso una campagna sistematica di distruzione dei beni appartenenti ai civili albanesi del Kosovo. Ciò è stato realizzato bombardando in modo indiscriminato città e villaggi, incendiando abitazioni, fattorie e aziende e distruggendo le proprietà personali. In conseguenza di queste azioni orchestrate, villaggi, città e intere regioni sono state rese inabitabili per gli albanesi del Kosovo.

21. In tutto il territorio del Kosovo, le forze della RFY e della Serbia hanno sottoposto a molestie, umiliazioni e offese i civili albanesi del Kosovo, attraverso violenze fisiche e verbali. Poliziotti, soldati e ufficiali militari hanno continuamente sottoposto gli albanesi del Kosovo a ingiurie, insulti a connotazione razziale, atti degradanti. sevizie fisiche e altre forme di maltrattamenti a causa della loro identità razziale, religiosa e politica.

22. In tutto il Kosovo, le forze della RFY e della Serbia hanno sistematicamente confiscato e distrutto i documenti d’identità e i documenti di immatricolazione dei veicoli appartenenti a civili albanesi del Kosovo. Gli albanesi del Kosovo costretti a lasciare le loro abitazioni e a raggiungere le frontiere di questo paese sono stati obbligati a consegnare i propri documenti d’identità in determinati punti lungo i percorsi di marcia verso il confine o ai posti di frontiera della Repubblica d’Albania e dell’ex Repubblica Iugoslava di Macedonia. Queste azioni avevano lo scopo di cancellare qualunque traccia della presenza in Kosovo degli albanesi espulsi e di negare loro il diritto di ritornare alle proprie case.

23. A partire dal 1° gennaio 1999, o intorno a questa data, e fino al 20 giugno 1999, le forze della RFY e della Serbia, sotto la direzione, l’incoraggiamento o il sostegno di Slobodan MILOSEVIC, Milan MILUTINOVIC, Nikola SAINOVIC, Dragoljub OJDANIC e Vlajko STOJILJKOVIC, hanno commesso gli atti descritti nei paragrafi dal 18 al 22, che hanno provocato l’espulsione forzata di circa 740.000 civili albanesi del Kosovo. Tali atti sono stati perpetrati in tutte le zone del Kosovo e questi metodi e mezzi sono stati impiegati in tutta la provincia, compresi i comuni riportati di seguito:

a) Dakovica/Gjakovè: il 2 aprile 1999, o intorno a questa data, le forze della RFY e della Serbia hanno cominciato a costringere gli abitanti della città di Dakovica/Gjakovè ad andarsene. Le forze della RFY e della Serbia sono state disseminate in tutta la città, dove sono passate di casa in casa a intimare agli albanesi del Kosovo di lasciare le loro dimore. In alcuni casi, si sono verificate delle uccisioni, e la maggior parte delle persone sono state minacciate di morte. Molti negozi e case appartenenti ad albanesi del Kosovo sono stati incendiati, mentre le abitazioni e le attività dei serbi sono state poste sotto protezione. Dal 2 al 4 aprile 1999, migliaia di albanesi del Kosovo che vivevano a Dakovica/Gjakovè e nei villaggi vicini hanno formato un grande convoglio, a piedi o in macchina, in camion o in trattore, e si sono diretti verso il confine albanese. Le forze della RFY e della Serbia hanno fatto passare i profughi attraverso itinerari prestabiliti e, ai posti di blocco della polizia lungo il tragitto, alla maggior parte degli albanesi del Kosovo sono stati confiscati i documenti d’identità e le targhe di immatricolazione dei veicoli. In alcuni casi sono stati utilizzati camion dell’esercito iugoslavo per trasportare le persone al confine con l’Albania.

b) Gnjilane/Gjilan: il 6 aprile 1999, o intorno a questa data, le forze della RFY e della Serbia sono entrate nella città di Prilepnica/Pérlepnicè e hanno ordinato agli abitanti di partire, affermando che la città sarebbe stata minata il giorno dopo. Gli abitanti della città sono partiti e hanno cercato di recarsi in un altro villaggio, ma sono stati rimandati indietro dalla polizia. Il 13 aprile 1999, gli abitanti di Prilepnica/Pé rlepnicè sono stati nuovamente informati del fatto che la città doveva essere evacuata entro il giorno successivo. Il mattino seguente, gli abitanti albanesi del Kosovo si sono messi in marcia, formando un convoglio di circa 500 veicoli diretto verso la frontiera macedone. Poco dopo la loro partenza, le case di Prilepnica/Pèrlepnicè sono state incendiate. Anche in altri villaggi del comune di Gnjilane/Gjilan, gli albanesi del Kosovo sono stati obbligati a lasciare le loro abitazioni e costretti a unirsi a un altro convoglio diretto alla frontiera macedone. Durante il tragitto. alcuni uomini sono stati fatti allontanare dal convoglio e sono stati uccisi lungo la strada. Quando il convoglio ha raggiunto il confine, agli albanesi del Kosovo sono stati confiscati i documenti d’identità.

c) Kosovska Mitrovica/Ylitrovicè: verso la fine di marzo 1999, le forze della RFY e della Serbia hanno cominciato a pattugliare sistematicamente la città di Kosovska Mitrovica/Mitrovicè. Sono entrate nelle case degli albanesi del Kosovo, ordinando agli abitanti di partire immediatamente per la stazione dei pullman. Alcune case sono state incendiate, obbligando gli abitanti a rifugiarsi in altri quartieri della città.. Per due settimane, le forze della RFY e della Serbia hanno continuato l’opera di espulsione dalla città della popolazione di etnia albanese del Kosovo. In questo periodo, i beni appartenenti agli albanesi del Kosovo sono stati distrutti, e gli abitanti sono stati derubati del loro denaro, delle auto e gli oggetti di valore. Questo scenario si è ripetuto in altri villaggi del comune di Kosovska Mitrovica/Mitrovicè dove, dopo aver costretto gli albanesi del Kosovo ad abbandonare le proprie case, le forze della RFY e della Serbia hanno distrutto i loro villaggi. Gli albanesi residenti in questo comune sono stati obbligati a unirsi ai convogli diretti alla frontiera albanese. Lungo il tragitto, soldati serbi. poliziotti e ufficiali dell’esercito li hanno derubati degli oggetti di valore e hanno requisito i loro documenti d’identità.

d) Orahovac/Rahovec: il mattino del 25 marzo 1999, le forze della RFY e della Serbia hanno circondato il villaggio di Celine con carri armati e veicoli blindati. Dopo averlo saccheggiato, sono entrate nel villaggio e hanno sistematicamente razziato e saccheggiato tutti gli oggetti di valore presenti nelle case. La maggior parte degli abitanti albanesi del villaggio si era rifugiata in un bosco vicino, prima dell’arrivo dell’esercito e della polizia. Il 28 marzo. poliziotti serbi hanno costretto le migliaia di persone che si nascondevano nella foresta a uscire allo scoperto. Dopo aver condotto i civili in un villaggio vicino, hanno separato gli uomini dalle donne e li hanno picchiati, derubati e hanno confiscato tutti i documenti d’identità. Gli uomini sono stati successivamente condotti a piedi a Prizren e infine sono stati obbligati a raggiungere il confine con l’Albania.
Il 25 marzo 1999, un folto gruppo di albanesi del Kosovo si è rifugiato su una montagna nei pressi del villaggio di Nagafc. anche questo situato nel comune di Orahovac/Rahovec, per sfuggire alle offensive lanciate contro i villaggi circostanti. Le forze della RFY e della Serbia li hanno circondati, e il giorno successivo hanno intimato alle 8.000 persone che avevano cercato rifugio sulla montagna di partire. Gli albanesi del Kosovo sono stati obbligati a recarsi in una vicina scuola, prima di essere dispersi con la forza nei villaggi vicini. Tre o quattro giorni dopo, le forze della RFY e della Serbia hanno fatto irruzione in questi villaggi e sono entrate in tutte le case, ordinando agli abitanti di uscire. Successivamente, queste persone hanno dovuto rientrare in casa, con l’ordine di non uscire. Quelli che non hanno trovato posto nelle case hanno dovuto sistemarsi nelle automobili e nei trattori parcheggiati nei dintorni. Il 2 aprile 1999, le forze della RFY e della Serbia hanno cominciato a bombardare i villaggi, uccidendo diverse persone che dormivano sui trattori e nelle automobili. I sopravvissuti sono partiti alla volta della frontiera albanese. Mentre attraversavano altri villaggi albanesi del Kosovo, anch’essi devastati, venivano sottoposti a scherno e derisione da parte dei soldati serbi. Una volta giunti al confine, sono stati confiscati loro tutti i documenti d’identità.

e) Pec/Peje: il 27 e il 28 marzo 1999, nella città di Pec/Pejè, le forze della RFY e della Serbia sono passate di casa in casa, costringendo gli albanesi del Kosovo a partire. Alcune case sono state incendiate e parecchie persone sono state uccise. I soldati e la polizia presidiavano tutte le strade, obbligando gli albanesi del Kosovo a dirigersi verso il centro della città. Una volta giunti in centro, quelli che non avevano una macchina o un veicolo venivano costretti a salire a bordo di autobus o camion per essere condotti alla città di Prizren. All’uscita da Prizren, gli albanesi del Kosovo sono stati obbligati a scendere dagli autobus e a percorrere a piedi circa 40 chilometri per raggiungere la frontiera albanese, dove hanno ricevuto l’ordine di consegnare i documenti d’identità ai poliziotti serbi.

f) Pristina/Prishtjné: il 1° aprile 1999, o intorno a questa data, la polizia serba si è presentata presso le case degli albanesi del Kosovo nella città di Pristina/Prishtjnè e ha costretto gli abitanti a partire nel giro di pochi minuti. Nel corso di queste espulsioni forzate, alcune persone sono state uccise. Un gran numero di coloro che erano stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni si è recato direttamente alla stazione ferroviaria, mentre altri hanno cercato rifugio nei quartieri vicini. Centinaia di abitanti di etnia albanese, guidati a ogni incrocio dalla polizia serba, sono stati radunati presso la stazione ferroviaria, dove, dopo una lunga attesa, sono stati fatti salire su treni o autobus sovraffollati, senza che fossero distribuiti né acqua né viveri. Quelli che si trovavano sui treni sono stati condotti fino a Donerai Jankovicfflani e Eiezit, un villaggio vicino al confine con la Macedonia. Durante il tragitto in treno, molti si sono visti confiscare i documenti d’identità. Una volta scesi dai treni, agli albanesi del Kosovo è stato ordinato dalla polizia serba di camminare lungo i binari fino a raggiungere la Macedonia, poiché i campi circostanti erano stati minati. Quelli che avevano cercato di nascondersi a Pristina/Prishtjnè sono stati deportati nello stesso modo alcuni giorni dopo.
Nello stesso periodo, le forze della RFY e della Serbia hanno fatto irruzione nei villaggi del comune di Pristina/Prishtinè, picchiando e uccidendo molti albanesi del Kosovo, derubandoli del denaro, saccheggiando i loro beni e incendiando le loro case. Molti degli abitanti sono stati caricati su camion e portati a Glogovac, nel comune di Lipljan/Lipjan e da lì, in treno, a Deneral Jankovic/Hani e Elezit, da dove hanno raggiunto a piedi la frontiera macedone. Altri sono stati costretti dalla polizia serba, al loro arrivo nella città di Urosevac/Ferizaj, a prendere il treno per Deneral Jankovic/Hani e Elezit e, da lì, a raggiungere a piedi il confine con la Macedonia.

g) Prizren: il 25 marzo 1999, il villaggio di Pirana è stato circondato dalle forze della RFY e della Serbia, con carri armati e diversi veicoli militari. Il villaggio è stato bombardato e un certo numero di abitanti è rimasto ucciso. In seguito, la polizia è entrata nel villaggio e ha incendiato le case degli albanesi del Kosovo. Dopo l’assalto, gli abitanti sopravvissuti hanno abbandonato Pirana e si sono recati nei villaggi vicini. Alcuni albanesi del Kosovo in fuga verso Srbica sono stati uccisi o feriti da cecchini nascosti. Le forze serbe hanno quindi lanciato un’offensiva nella zona di Srbica e hanno bombardato i villaggi di Reti e Jitlet. Reti e Randobrava. Gli abitanti di etnia albanese sono stati costretti a partire e a dirigersi verso il confine con l’Albania. Dal 28 marzo 1999, nella stessa città di Prizren. poliziotti serbi sono andati in ogni casa, intimando agli albanesi del Kosovo di partire. Questi ultimi sono stati costretti a raggiungere i convogli di veicoli e persone che si dirigevano a piedi verso la frontiera albanese. Al confine, la polizia serba ha confiscato loro tutti i documenti personali.

h) Srbical/Skenderaj: il 25 marzo 1999, o intorno a questa data, i villaggi di Vojnik, Lecina, Klladernica, Turiqevc Broje e Izbica sono stati distrutti da bombardamenti e incendi. Un gruppo di circa 4.500 albanesi del Kosovo provenienti da questi villaggi si è radunato all’esterno del villaggio di Izbica, dove alcuni membri delle forze della RFY e della Serbia hanno requisito il denaro in possesso del gruppo e hanno separato gli uomini dalle donne e dai bambini. Un gran numero di uomini è stato ucciso. Le donne e i bambini sopravvissuti sono stati trasferiti in massa a Vojnik e, da lì, al confine con l‘Albania.
i) Suva Reka/Suharekè: il mattino del 25 marzo 1999, le forze della RFY e della Serbia hanno circondato la città di Suva Reka/Suharekè. Nei giorni seguenti, agenti di polizia si sono recati in tutte le case, minacciando gli albanesi del Kosovo e cacciando molti di loro dalle proprie abitazioni, sotto la minaccia delle armi. La polizia ha allontanato le donne, i vecchi e i bambini; quindi una parte degli uomini è stata uccisa dalle forze della RFY e della Serbia.
Gli Albanesi del Kosovo sono stati costretti a fuggire a bordo di camion, trattori e rimorchi in direzione del confine con l’Albania. Alla frontiera, sono stati confiscati loro i documenti d’identità e il denaro.
Il 31 marzo 1999, circa 80.000 albanesi del Kosovo rifugiati dai villaggi del comune di Suva Reka/Suhareké si sono riuniti in massa nei pressi di Bellanice. Il giorno successivo, le forze della RFY e della Serbia hanno bombardato Bellanice. costringendo gli sfollati a fuggire verso il confine albanese. Prima di passare la frontiera sono stati confiscati loro tutti i documenti d’identità.
l) Urosevac/Ferizaj: nel periodo compreso tra il 4 e il 14 aprile 1999. le forze della RFYe della Serbia hanno bombardato i villaggi di Softa, Rahovica, Zltara. Pojatista, Komoglava e Sojevo, uccidendo un certo numero di abitanti. Dopo il bombardamento, mezzi della polizia e dell’esercito sono entrati nei villaggi, intimando agli abitanti di partire. Una volta allontanati i civili, i soldati e la polizia hanno dato fuoco alle case. Gli sfollati dai villaggi si sono uniti a un convoglio diretto al confine con la Macedonia, dove sono stati confiscati loro tutti i documenti.

24. A partire dal 10 gennaio 1999, o intorno a questa data, e fino al 20 giugno 1999, le forze della RFY e della Serbia, operanti sotto la direzione. con l’incoraggiamento o il sostegno di Slobodan MILOSEVIC, Milan MILUTINOVIC. Nikola SAINOVIC, Dragoljub OJDANIC e Vlajko STOJILJKOVIC, hanno massacrato centinaia di civili albanesi del Kosovo. Tali uccisioni sono state perpetrate in maniera diffusa o sistematica in tutta la provincia del Kosovo, provocando la morte di moltissimi uomini, donne e bambini.
Tra gli episodi degli eccidi di massa vi sono i seguenti:

a) Il15 gennaio 1999. o intorno a questa data, nelle prime ore del mattino, le forze della RFY e della Serbia hanno attaccato il villaggio di Racak (comune di Stimlje/Shtime). A mattina inoltrata, facendo seguito ai bombardamenti a opera delle unità della VJ, la polizia serba ha fatto il proprio ingresso nel villaggio, effettuando ricerche di casa in casa.
Gli abitanti che hanno tentato di fuggire dalla polizia serba sono stati uccisi per tutto il villaggio. Un gruppo di circa 25 uomini ha cercato protezione in un edificio, ma è stato scoperto dalla polizia serba. I membri del gruppo sono stati sottoposti a sevizie e trasferiti su una collina vicina, dove sono stati fucilati.
A Racak e nei dintorni del paese, le forze della RFY e della Serbia hanno massacrato complessivamente circa 45 albanesi del Kosovo. (Le vittime di cui è noto il nome sono elencate nella lista A, allegata in appendice al presente atto d’accusa.)

b) Il 25 marzo 1999. o intorno a questa data, le forze della RFY e della Serbia hanno attaccato il villaggio di Bela Crkva (comune di Orahovac/Rahovec). Molti residenti sono scappati nel letto di un corso d’acqua fuori dal paese, cercando rifugio sotto un ponte ferroviario. Mentre altri abitanti si avvicinavano al ponte, una pattuglia della polizia serba ha aperto il fuoco, uccidendo 12 persone, tra le quali 10 donne e bambini. Quindi, la polizia ha intimato ai rimanenti abitanti di uscire dall’alveo, separando gli uomini dalle donne e dai bambini. Dato l’ordine agli uomini di spogliarsi, la polizia ha sistematicamente proceduto a derubarli di tutti gli oggetti preziosi. Alle. donne e ai bambini è stato imposto di andarsene. Il medico del villaggio ha tentato di parlare all’ufficiale di polizia, ma è stato ucciso, così come il nipote. In seguito, agli altri uomini è stato ordinato di tornare nell’alveo, dopodiché la polizia ha aperto il fuoco, uccidendo circa 65 albanesi del Kosovo. (Le vittime di cui è noto il nome sono elencate nella lista B, allegata in appendice al presente atto d’accusa.)

c) Il 25 marzo 1999, o intorno a questa data, la popolazione di Velika Krusa. di Mali Krusa/Krushe e Mahde e di Krushe e Vogel (comune di Orahovac/Rahovec) è stata attaccata dalle forze della RFY e della Serbia. I residenti hanno cercato rifugio in una zona boscosa fuori Velika Krusa/Krushe e Mahde, da dove hanno potuto osservare la polizia depredare sistematicamente e incendiare le loro abitazioni. La mattina del 26 marzo 1999, o intorno a questa data, la polizia serba ha localizzato gli abitanti nella foresta. Le forze armate hanno ordinato alle donne e ai bambini di abbandonare la zona e di recarsi in Albania, quindi hanno perquisito uomini e ragazzi, prelevandone i documenti d’identità.
Successivamente, i prigionieri sono stati portati in una casa disabitata tra la foresta e Mali Krusa/Krushe e Vogel. Dopo aver radunato uomini e ragazzi all’interno della casa, la polizia serba ha aperto il fuoco. Il massacro è durato parecchi minuti, dopodiché la polizia ha ammucchiato fieno sulle vittime e ha appiccato il fuoco, allo scopo di bruciarne i corpi. In conseguenza dell’eccidio, sono rimasti uccisi circa 105 uomini e ragazzi albanesi del Kosovo. (Le vittime di cui è noto il nome sono elencate nella lista C, allegata in appendice al presente atto d’accusa.)

d) La sera del 26 marzo 1999, o intorno a questa data, individui armati serbi si sono recati presso un’abitazione in Ymer Grezda Street. nella città di Dakovica/Gjakovò. Le donne e i bambini che si trovavano all’interno della casa sono stati separati dagli uomini e hanno ricevuto l’ordine di recarsi al piano di sopra. Quindi, i serbi hanno sparato, uccidendo i 6 albanesi del Kosovo presenti in casa. (Le vittime di cui è noto il nome sono elencate nella lista D, allegata in appendice al presente atto d’accusa.)

e) La mattina del 27 marzo 1999, o intorno a questa data, le forze della RFY e della Serbia hanno attaccato il villaggio di Crkolez/Padalishte (comune di Istok/Istog). Entrando in paese, hanno fatto fuoco sulle case e sugli abitanti che tentavano la fuga. Otto membri della famiglia Beke IMERAJ sono stati fatti uscire dalla propria abitazione con la forza, quindi uccisi. Altri residenti di Crkolez/Padalishte sono stati assassinati nelle proprie case e in un canale vicino al villaggio. A Crkolez/Padalishte, le forze della RFY e della Serbia hanno massacrato complessivamente circa 20 albanesi del Kosovo. (Le vittime di cui è noto il nome sono elencate nella lista E, allegata in appendice al presente atto d’accusa.)

f) Il 27 marzo 1999, o intorno a questa data, le forze della RFY e della Repubblica serba hanno attaccato il villaggio di Izbica (comune di Srbica/Skenderaj). Diverse migliaia di residenti si sono rifugiate in un prato fuori dal paese. Il 28 marzo 1999,o intorno a questa data, le forze della RFY e della Serbia hanno circondato i paesani. quindi li hanno avvicinati, pretendendo la consegna di denaro.
Dopo essersi impadroniti degli oggetti preziosi, i soldati e la polizia hanno separato gli uomini dalle donne e dai bambini. Quindi, gli uomini sono stati ulteriormente divisi in due gruppi, uno dei quali è stato portato verso una collina nelle vicinanze, mentre l’altro è stato condotto in un canale dei dintorni. Successivamente, le forze della RFY e della Serbia hanno aperto il fuoco su entrambi i gruppi, uccidendo circa 130 albanesi del Kosovo. (Le vittime di cui è noto il nome sono elencate nella lista E allegata in appendice al presente atto d’accusa.)
g) Nelle prime ore del mattino del 2 aprile 1999, o intorno a questa data, la polizia serba ha sferrato un attacco contro il distretto di Qerim, Dakovica/Gjakovè. Per parecchie ore, la polizia serba è entrata con forza nelle abitazioni degli albanesi del Kosovo residenti nel distretto, uccidendo gli occupanti e incendiando gli edifici. Nello scantinato di una casa in Millosh Gilic Street, la polizia serba ha ucciso i 20 abitanti, dando poi fuoco all’abitazione. In conseguenza degli eccidi e degli incendi attuati dalla polizia serba, sono rimasti uccisi 20 albanesi del Kosovo, di cui 19 tra donne e bambini. (Le vittime di cui è noto il nome sono elencate nella lista G, allegata in appendice al presente atto d’accusa.)

h) Il 2 maggio 1999, o intorno a questa data, le forze della RFY e della Serbia, provenienti dal nord del comune di Vucitrn/Vushtrri, hanno attaccato diversi villaggi. tra cui Skrone/Skorovna, BozhlanlBoshlan. Gumnishta/Gumniste, Pasome/Pasoma. Milenica, Kurilova/Kurillovo, Silakoc/Slakovac e Ceceli/Cecelija. Gli abitanti sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni, molte delle quali sono state incendiate.
Successivamente, sono stati obbligati a prendere posto in un convoglio di circa 30.000-40.000 persone in viaggio sulla strada Studime Gorge, in direzione di Vucitrn/Vushtrri. Nel corso di queste azioni, le forze della RFY e della Serbia hanno molestato, seviziato e ucciso circa 104 albanesi del Kosovo. (Le vittime di cui è noto il nome sono elencate nella lista H, allegata in appendice al presente atto d’accusa.)

i) Nelle prime ore del mattino del 27 aprile 1999, o intorno a questa data, le forze del RFY e della Serbia hanno sferrato un pesante attacco contro la popolazione dì albanesi del Kosovo delle valli di Carragojs, Renik e Trava (comune di Dakovica/Gjakove), allo scopo di cacciare la popolazione dalla zona. E’ stata schierata una notevole quantità di soldati e di unità di polizia, istituendo molti posti di controllo. Per tutto il giorno, gli abitanti, sotto la diretta minaccia alle forze della RFY e della Serbia, hanno abbandonato le proprie abitazioni per unirsi a diversi convogli di rifugiati, usando trattori, carri e automobili.
A Meja/Meje, Koreca/Korenice e l’Meja Orize/Meje Orize, una considerevole quantità di uomini, tuttora indefinita, è stata separata dalla moltitudine di paesani in fuga e presa in ostaggio. Molti di questi civili sono stati giustiziati sommariamente e circa 300 persone risultano disperse. (Le vittime di cui è noto il nome sono elencate nella lista I, allegata in appendice al presente atto d’accusa).

j) Nelle prime ore del mattino del 22 maggio 1999, o intorno a questa data, una sentinella del carcere di Dubrava/Dubrave (comune di Jstoù’fstog) ha comunicato, da una torre di controllo, che tutti i detenuti dovevano radunare i propri effetti personali e allinearsi nel campo sportivo del complesso, in previsione di un trasferimento al carcere di Nis, Serbia. Entro brevissimo tempo, centinaia di reclusi si sono riuniti nel campo da calcio con i propri oggetti, allineandosi in attesa del trasporto.
Senza preavviso, sentinelle in divisa hanno aperto il fuoco sui prigionieri dalla torre di controllo, da aperture nel muro perimetrale e da postazioni oltre il muro. Molti detenuti sono morti sul colpo, altri sono rimasti feriti. Nel pomeriggio del 23 maggio 1999, o intorno a questa data, sentinelle del carcere e reparti di polizia speciale serba hanno lanciato bombe e sparato in fognature, canali di drenaggio, edifici e scantinati, uccidendo e ferendo molti altri detenuti che avevano cercato rifugio in quei locali dopo gli avvenimenti del giorno precedente. Complessivamente, sono stati massacrati circa 50 reclusi. (Molti dei carcerati uccisi restano non identificati; tuttavia, le vittime di cui è noto il nome sono elencate nella lista J, allegata in appendice al presente atto d’accusa.)

k) La mattina del 26 marzo 1999,o intorno a questa data, le forze della RFY e della Serbia hanno circondato le abitazioni del nucleo famigliare BERISIHA a Suva Reka/Suhareke (comune di Suva Reka). I carri armati sono stati posizionati vicino alle case e puntati in direzione delle medesime. La polizia ha ordinato agli occupanti di uscire da una delle abitazioni.
Gli uomini sono stati separati dalle donne e dai bambini e sei membri della famiglia sono stati uccisi. Le forze serbe hanno condotto i membri restanti in una sala bar, radunandoli con tre gruppi della famiglia estesa dei BERISHA. Quindi, entrati nella sala, i serbi hanno aperto il fuoco, facendo anche uso di esplosivi nel locale. Durante quest’azione, almeno 34 civili sono rimasti uccisi e altri gravemente feriti. I corpi delle vittime sono stati trascinati fuori dalla sala e collocati nel retro del camion, successivamente condotto in direzione di Prizren. Tre feriti, gettati tra gli altri corpi, sono riusciti a fuggire dal camion lungo il viaggio per Pirzen.

l) Nel periodo compreso tra marzo 1999 e maggio dello stesso anno, le forze della RFY e della Serbia hanno sferrato una serie di pesanti offensive contro diversi villaggi nel comune di Kacanik, causando la morte di oltre un centinaio di civili. Il 24 marzo 1999, o intorno a questa data, le forze della RFY e della Serbia hanno attaccato il villaggio di Kotlina/Kotline. Durante l’attacco, la maggior parte delle abitazioni è stata incendiata e 17 persone sono rimaste uccise. Alcune delle vittime sono state catturate nei boschi, giustiziate e gettate in pozzi, al cui imbocco sono stati lanciati esplosivi. Il 13 aprile 1999, o intorno a questa data, le forze della RFY e della Serbia hanno circondato il paese di Slatina/Sllatine e il piccolo villaggio di Lama/Vata. Dopo aver bombardato il villaggio, truppe di fanteria e polizia vi hanno fatto ingresso, depredando e incendiando le abitazioni. Durante quest’azione, sono stati assassinati 13 civili. Il 21 maggio 1999, o intorno a questa data, le forze della RFY e della Serbia hanno circondato il villaggio di Stagovo/Stagove. La popolazione ha tentato la fuga verso le montagne a est del paese. Durante quest’azione, sono rimaste uccise 13 persone. La maggior parte del villaggio è stata depredata e incendiata. Il 25 maggio 1999, o intorno a questa data, le forze della RFY e della Serbia hanno circondato il villaggio di Dubrava/Lisnaje e, dopo l’ingresso in paese, hanno dato ordine alla popolazione di radunarsi nell’edificio scolastico e di abbandonare il villaggio con trattori. Gli uomini sono stati separati dalle donne e dai bambini. Durante quest’azione, sono rimasti uccisi 4 uomini. Inoltre, sono stati assassinati 4 membri della famiglia Qorri. che tentavano di fuggire verso i boschi.

25. A partire dal 1° gennaio 1999, o intorno a questa data, e fino al 20 giugno, le forze della RFY e della Serbia, operanti sotto la direzione, con l’incoraggiamento o il sostegno di Slobodan MILOSEVIC, Milan MILUTINOVIC, Nikola SAINOVIC, Dragoljub OJDANIC e Vlajko STOJILJKOVIC, hanno impiegato i metodi descritti nei paragrafi dal 18 al 24 per attuare una campagna di persecuzione contro la popolazione civile albanese del Kosovo, per motivi politici, religiosi o di razza.

26. Con queste azioni, Slobodan MILOSEVIC, Milan MILUTINOVIC, Nikola SAINOVIC, Dragoljub OJDANIC e Vlajko STOJILJKOVIC hanno pianificato, istigato, ordinato, eseguito o in altro modo sostenuto e favorito la pianificazione, la preparazione o l’esecuzione dei seguenti capi d’accusa:

Capo d’accusa 1: Deportazione, un CRIMINE CONTRO L’UMANITA’, punibile in virtù dell’articolo 5 (d) dello Statuto del Tribunale.
Capo d’accusa 2: Massacro, un CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ, punibile in virtù dell’articolo 5 (a) dello Statuto del Tribunale.
Capo d’accusa 3: Massacro, una VIOLAZIONE DELLE LEGGI O DELLE CONSUETUDINI DI GUERRA, punibile in virtù dell’articolo 3 dello Statuto del Tribunale e riconosciuta dall’articolo 3 (l )(a) (massacro) delle Convenzioni di Ginevra.
Capo d’accusa 4: Persecuzioni per motivi politici, religiosi e di razza, un CRIMINE CONTRO L’UMANITA, punibile in virtù dell’articolo 5 (h) dello Statuto del Tribunale.


AUTORITÀ SUPERIORE

27. Slobodan MILOSEVIC è stato eletto Presidente della RFY il 15 luglio 1997, assumendo la carica il 23 luglio 1997. Per tutto il periodo cui si riferisce il presente atto d’accusa, è stato Presidente della RFY.

28. In qualità di Presidente della RFY Slobodan MILOSEVIC è stato Presidente del Consiglio supremo di difesa della RFY, costituito dal Presidente della RFY e dai Presidenti delle repubbliche membri, Serbia e Montenegro. Al Consiglio supremo di difesa spettava l’adozione di decisioni relative al Piano nazionale di difesa e l’emissione di delibere riguardanti la VJ. In qualità di Presidente della RFY, MILOSEVIC aveva il potere di “ordinare l’implementazione del Piano nazionale di difesa” e comandava la VJ in tempi di pace e di guerra, conformemente alle decisioni prese dal Consiglio supremo di difesa. In qualità di Comandante supremo della VJ. Slobodan M7ILOSEVIC ha eseguito tali doveri con “comandi, ordini e decisioni”.

29. Inoltre, in base alla Legge sulla difesa della RFY, Slobodan MILOSEVIC, in qualità di Comandante supremo della VJ, ha esercitato l’autorità di comando sulle unità di polizia repubblicana e federale subordinate alla VJ durante uno stato di minaccia di guerra imminente o durante uno stato di guerra. Il 23 marzo 1999 è stata proclamata una dichiarazione di minaccia di guerra imminente, cui ha fatto seguito la dichiarazione dello stato di guerra il 24 marzo 1999.

30. Oltre ai poteri de jure, per tutto il periodo a cui si riferisce il presente atto d’accusa, Slobodan MJLOSEVIC ha esercitato un ampio controllo de facto su numerose istituzioni fondamentali per la condotta delle offensive descritte nel presente documento. o coinvolte nella condotta delle medesime. Slobodan MILOSEVIC ha esercitato un ampio controllo de facto su istituzioni federali nominalmente sotto la competenza dell’Assemblea o del governo della RFY. Inoltre. Slobodan MIILOSEVIC ha esercitato un controllo de facto su funzioni e istituzioni nominalmente sotto la competenza della Serbia e delle relative province autonome, incluse le forze di polizia serbe. Slobodan MILOSEVIC ha altresì esercitato un controllo de facto su numerosi aspetti della vita politica ed economica della RFY in particolare sui media. Tra il 1986 e i primi anni ‘90, MILOSEVIC ha progressivamente acquisito un controllo de facto sulle suddette istituzioni federali, repubblicane, provinciali e su altre istituzioni.

31. Il controllo de facto di Slobodan MILOSEVIC sugli organismi serbi, della RFSY, della RFY e su altri organi statali gli derivava, in parte, dalla leadership dei due principali partiti che hanno governato in Serbia dal 1986 al 2000 e nella RFY dal 1992 al 2000. Dal 1986 al 1990, è stato Presidente del Presidium del Comitato centrale della Lega dei comunisti, a quel tempo il partito dominante in Serbia. Nel 1990, è stato eletto Presidente del Partito socialista serbo, che ha avuto origine dalla fusione della Lega dei comunisti di Serbia e dell’Alleanza socialista dei lavoratori di Serbia. Per tutto il periodo di Presidenza della Serbia, dal 1990 al 1997, e in qualità di Presidente della RFY, dal 1997 al 2000, Slobodan MILOSEVIC è stato anche leader dell’SPS.

32. A partire dal mese di ottobre 1998, e per tutto il periodo a cui si riferisce il presente atto d’accusa, Slobodan MILOSEVIC ha esercitato un controllo de facto sulle istituzioni direttive e governative della Serbia, incluse le forze di polizia. A partire da ottobre 1988, ha esercitato un controllo de facto sulle due province autonome della Serbia —Kosovo e Voivodina — e sulla relativa rappresentanza negli organi federali della RFSY e della RFY. Inoltre, a partire da ottobre 1988 e fino alla metà del 1998, Slobodan MILOSEVIC ha esercitato un controllo de facto sulle istituzioni direttive e governative della Repubblica di Montenegro (d’ora in avanti denominata Montenegro). inclusa la relativa rappresentanza in tutti gli organi federali della RFSY e della RFY

33. In importanti negoziati, incontri e conferenze internazionali dal 1989, e per tutto il periodo a cui si riferisce il presente atto d’accusa, Slobodan MILOSEVIC è stato l’interlocutore principale con cui ha trattato la comunità internazionale, negoziando accordi internazionali che sono stati successivamente implementati in Serbia, nella RFSY, nella RFY e ovunque nei territori dell’ex RFSY. Tra le conferenze e le trattative internazionali in occasione delle quali Slobodan MILOSEVIC è stato il rappresentante principale della RFSY e della RFY vi sono: la Conferenza dell’Aia nel 1991; i negoziati di Parigi nel marzo 1993; la Conferenza internazionale sull’ex Iugoslavia nel gennaio 1993; le trattative per il piano di pace di Vanee-Owen tra gennaio e maggio 1993; le trattative di pace di Ginevra nell’estate del 1993; l’incontro del Gruppo di contatto nel giugno 1994: le trattative per il cessate il fuoco in Bosnia ed Erzegovina, il 9-14 settembre 1995; le trattative per porre termine ai bombardamenti da parte dell’Organizzazione del trattato nord atlantico (NATO) in Bosnia ed Erzegovina, il 14-20 settembre 1995; e le trattative per la pace di Dayton nel novembre 1995.

34. In qualità di Presidente della RFY, Comandante supremo della VJ e Presidente del Consiglio supremo di difesa, e in virtù della propria autorità de facto, Slobodan MILOSEVIC era responsabile delle azioni dei propri subordinati all’interno della VJ e di tutte le forze di polizia, federali e repubblicane, che hanno commesso i crimini menzionati nel presente atto d’accusa nella provincia del Kosovo dal mese di gennaio 1999. (...)

DICHIARAZIONI GENERALI

53. Per tutto il periodo a cui si riferisce il presente atto d’accusa, in Kosovo e nella RFY è esistito uno stato di conflitto armato.

54. Ogni atto e omissione dichiarato crimine contro l’umanità è stato parte di un attacco diffuso o sistematico contro la popolazione civile albanese del Kosovo nella RFY

55. Ogni imputato è singolarmente responsabile dei crimini attribuitigli con il presente atto d’accusa. La responsabilità criminale individuale comprende l’esecuzione, la pianificazione, l’istigazione. l’ordine o l’aiuto e il favoreggiamento nella pianificazione, preparazione o esecuzione dei crimini di cui agli articoli 2-5 dello Statuto del Tribunale.

56. In conformità all’articolo 7(3) dello Statuto del Tribunale, detenendo autorità o controllo sulla VJ e sulle unità di polizia, su altre unità o altri individui subordinati al comando della VJ in Kosovo, Slobodan MILOSEVIC, in qualità di Presidente della RFY Comandante supremo della VJ e Presidente del Consiglio supremo di difesa, è anche, o in alternativa, criminalmente responsabile degli atti dei propri subordinati. (...)

FATTI SUPPLEMENTARI

61. La Provincia autonoma di Kosovo e Metohija è ubicata nella parte meridionale della Repubblica di Serbia, una repubblica costituente della RFY Il territorio che ora comprende la RFY faceva parte della RFSY La Provincia autonoma di Kosovo e Metohija è delimitata, a nord e a nord-ovest, dalla Repubblica di Montenegro, un’altra repubblica costituente della RFY. A sud-ovest, confina con la Repubblica di Albania e, a sud, con l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia. La capitale è Pristina.

62. Nel 1990, la Repubblica socialista serba ha promulgato una nuova Costituzione che, oltre al resto, cambiava i nomi della repubblica e delle province autonome. Il nome della Repubblica socialista serba è stato modificato in Repubblica di Serbia (d’ora in avanti denominate entrambe Serbia); il nome della Provincia autonoma socialista di Kosovo è stato cambiato in Provincia autonoma di Kosovo e Metohija (d’ora in avanti denominate entrambe Kosovo); e il nome della Provincia autonoma socialista di Voivodina è stato modificato in Provincia autonoma di Voivodina (d’ora in avanti denominata Voivodina). In questo stesso periodo, la Repubblica socialista di Montenegro ha cambiato il proprio nome in Repubblica di Montenegro.

63. Nel 1974 una nuova Costituzione della RFSY aveva stabilito un decentramento di potere dal Governo centrale alle sei repubbliche costituenti del paese. A Serbia Kosovo e Voivodina era concessa una considerevole autonomia, comprendente il controllo dei sistemi di istruzione, della magistratura e della polizia, ottenendo anche proprie assemblee provinciali e la rappresentanza nell’assemblea, nella Corte costituzionale e nella Presidenza della RFSY.

64. Nel 1981 - anno in cui è stato effettuato l’ultimo censimento con una partecipazione quasi universale - la popolazione totale del Kosovo ammontava a circa 1.585.000 abitanti, di cui 1.227.000 (77%) albanesi e 210.000 (13%) serbi. Per il 1991 sono disponibili soltanto stime della popolazione del Kosovo, perché, in quell’anno, gli albanesi kosovari hanno boicottato il censimento amministrato. Secondo stime generali, la popolazione del Kosovo durante il periodo a cui si riferisce il presente atto d’accusa era compresa tra 1.800.000 e 2.100.000 abitanti, di cui circa l’85-90% albanesi del Kosovo e il 5-10% serbi.

65. Durante gli anni ‘80, i serbi hanno espresso preoccupazione sulla discriminazione di cui erano oggetto da parte del governo provinciale, guidato da albanesi del Kosovo, mentre gli albanesi del Kosovo si dichiaravano impensieriti dal sottosviluppo economico e chiedevano una maggiore liberalizzazione politica e lo status di Repubblica per il Kosovo. Dal 1981 gli albanesi del Kosovo hanno organizzato dimostrazioni, represse dalle forze militari e di polizia serbe.

66. Nell’aprile del 1987, MILOSEVIC, eletto Presidente del Presidium del Comitato centrale della Lega dei comunisti di Serbia nel 1986, si è recato in Kosovo. In occasione di incontri con i leader serbi locali e di un discorso tenuto dinanzi a una folla di serbi, MILOSEVIC ha approvato un programma nazionalista serbo, violando così la politica governativa e di partito, che aveva limitato l’espressione nazionalista nella RFSY dai tempi della fondazione a opera di Josip Broz Tito, dopo la seconda guerra mondiale. Da allora in poi, MILOSEVIC ha sfruttato una crescente ondata di nazionalismo serbo per rafforzare l’autorità centralizzata nella RFSY.

67. Nel settembre del 1987, Slobodan MILOSEVIC e i suoi sostenitori hanno conquistato il controllo del Comitato centrale della Lega dei comunisti di Serbia. Nel 1988, Slobodan MILOSEVIC è stato rieletto presidente del Presidium del Comitato centrale della Lega dei comunisti di Serbia. In virtù ditale posizione influente, Slobodan MILOSEVIC è stato in grado di accrescere ulteriormente il proprio potere politico.

68. Dal luglio 1988 al marzo 1989, in Voivodina e Montenegro ha avuto luogo una serie di dimostrazioni e raduni a sostegno delle politiche di Slobodan MILOSEVIC, la cosiddetta “rivoluzione antiburocratica”. Tali proteste hanno portato all’espulsione dei relativi governi provinciale e repubblicano. I nuovi governi che sono seguiti, mossi da gratitudine, hanno fornito il proprio supporto a Slobodan MILOSEVIC.

69. Contemporaneamente, in Serbia hanno avuto luogo numerose dimostrazioni, espressione di un’intensificazione delle richieste di assoggettare il Kosovo a un governo serbo più forte. Il 17 novembre 1988, rilevanti figure politiche di etnia albanese del Kosovo sono state destituite dalle posizioni ricoperte nella leadership provinciale e sostituite con incaricati leali a Slobodan MILOSEVIC. Agli inizi del 1989, l’Assemblea serba ha proposto emendamenti alla Costituzione serba, che avrebbero privato il Kosovo della maggior parte dei poteri autonomi, compreso il controllo sulla polizia, sulla politica economica e dell’istruzione, la scelta di una lingua ufficiale, nonché i poteri di veto su ulteriori cambiamenti alla Costituzione serba. Moltissimi albanesi del Kosovo hanno messo in atto dimostrazioni contro i cambiamenti proposti. Dal febbraio 1989, uno sciopero di minatori ha ulteriormente aumentato le tensioni.

70. Il 3 marzo 1989, a causa delle agitazioni i politiche, la Presidenza della RFSY ha dichiarato che la situazione nella provincia era degenerata, comportando una minaccia per la costituzione, l’integrità e la sovranità del paese. Quindi, il governo ha imposto “misure speciali”, assegnando la responsabilità della sicurezza pubblica al governo federale, anziché al governo serbo.

71. Il 23 marzo 1989. l’Assemblea del Kosovo si è riunita a Pristina e, con l’astensione della maggioranza dei delegati albanesi del Kosovo. ha votato per accettare le proposte di emendamento alla costituzione. Nonostante il mancato raggiungimento della maggioranza dei due terzi richiesta nell’Assemblea, il Presidente ha dichiarato ratificati gli emendamenti. Il 28 marzo 1989, l’Assemblea serba ha votato per approvare le modifiche costituzionali che revocavano di fatto l’autonomia concessa con la costituzione del 1974.

72. Contemporaneamente al verificarsi di questi cambiamenti in Kosovo, Slobodan MILOSEVIC ha ulteriormente aumentato il proprio potere politico diventando Presidente della Serbia. Slobodan MILOSEVIC è stato eletto Presidente della Presidenza di Serbia l’8 maggio 1999, con la conferma formale della carica il 6 dicembre 1989.

73. Agli inizi del 1990, gli albanesi del Kosovo hanno messo in atto dimostrazioni di massa per richiedere la sospensione delle “misure speciali”. Nell’aprile del 1990, nel periodo in cui la Serbia ha assunto la responsabilità del dispiegamento di polizia nel Kosovo, la Presidenza della RFSY ha revocato le “misure speciali” e rimosso la maggior parte delle forze di polizia federale.

74. Nel luglio del 1990, poco tempo dopo che 114 dei 123 delegati albanesi del Kosovo, membri dell’Assemblea del Kosovo, avevano approvato una risoluzione non ufficiale, che dichiarava il Kosovo un’entità indipendente e di pari valore nell’ambito della RFSY, l’Assemblea serba ha approvato la decisione di sospendere l’Assemblea del Kosovo. Nel settembre del 1990, molti di quegli stessi delegati albanesi del Kosovo hanno proclamato una costituzione per una “Repubblica del Kosovo”. L’anno successivo, nel settembre del 1991, gli albanesi del Kosovo hanno tenuto un referendum non ufficiale con il quale hanno votato a favore dell’indipendenza in modo schiacciante. Il 24 Maggio 1992, gli albanesi di etnia kosovara hanno tenuto elezioni non ufficiali per nominare un’assemblea e un presidente per la “Repubblica del Kosovo”.

75. Il 16 Luglio 1990, la Lega dei comunisti di Serbia e l’alleanza socialista dei lavoratori di Serbia si sono fuse per formare il Partito Socialista serbo (SPS) e Slobodan MILOSEVIC ne è stato eletto Presidente.
Quale successore della Lega dei comunisti, l’SPS è diventato il partito politico dominante in Serbia, e Slobodan MILOSEVIC, in qualità di Presidente dell’SPS, è stato in grado di esercitare un considerevole potere e ascendente su molti settori del governo, nonché sul privato. Milan MILUTINOVIC e Nikola SAINOVIC hanno entrambi ricoperto posizioni importanti all’interno dell’SPS. SAINOVIC è stato un membro del Comitato principale e del Consiglio esecutivo, nonché un vicepresidente e Milan MILUTINOVIC, nel 1997, si è presentato con successo come candidato dell’SPS per la presidenza della Serbia.

76. Dopo l’adozione della nuova Costituzione della Serbia il 28 settembre 1990, Slobodan MIILOSEVIC è stato eletto Presidente della Serbia a seguito di elezioni pluripartitiche tenutesi il 9 e 26 dicembre 1990 ed è stato rieletto il 20 dicembre 1992. Nel dicembre del 1991, Nikola SAINOVIC è stato nominato Vice Primo Ministro della Serbia.

77. Dopo la revoca di fatto dell’autonomia del Kosovo nel 1989, la situazione politica in quella zona è diventata sempre più difficile. Per tutti gli ultimi mesi del 1990 e nel 1991, migliaia di albanesi del Kosovo — medici, insegnanti, professori, lavoratori, poliziotti e impiegati statali — sono stati destituiti dalle proprie funzioni. E stato abolito il tribunale locale, con la deposizione di molti giudici, ed è aumentata la violenza della polizia nei confronti degli albanesi del Kosovo.

78. Durante questo periodo, la leadership non ufficiale degli albanesi del Kosovo ha perseguito una politica di resistenza civile non violenta, cominciando a creare un sistema di istituzioni parallele, non ufficiali, nei settori della sanità e dell’istruzione.

79. Verso la fine di giugno 1991, la RFSY ha cominciato a disintegrarsi a seguito di una serie di guerre combattute nella Repubblica di Slovenia, nella Repubblica di Croazia e nella Repubblica di Bosnia ed Erzegovina. Il 25 giugno 1991, la Slovenia ha dichiarato la propria indipendenza dalla RFSY, con conseguente scoppio della guerra. L’8 luglio 1991 è stato raggiunto un accordo di pace. La Croazia ha dichiarato la propria indipendenza il 25 giugno 1991, cui sono seguiti combattimenti tra le forze militari croate, da un lato e dall’altro, l’armata popolare jugoslava (JNA), unità paramilitari e l’esercito della Repubblica di Srpska Krajina”.

80. Il 6 marzo 1992, la Repubblica di Bosnia ed Erzegovina ha dichiarato la propria indipendenza, cui è seguita una guerra su ampia scala dopo il 6 aprile dello stesso anno. Il 27 aprile 1992, la RFSY è stata ricostituita come RFY. In questo periodo, la JNA è stata riformata come VJ. Nella guerra in Bosnia ed Erzegovina, la JNA, e successivamente la VJ, ha combattuto con “l’esercito della Repubblica di Srpska” contro le forze militari del governo di Bosnia ed Erzegovina e il “Consiglio di difesa croato”. Le ostilità attive hanno avuto termine con la firma dell’accordo di pace di Dayton nel dicembre del 1995.

81. Anche se Slobodan MILOSEVIC era Presidente della Serbia durante le guerre in Slovenia, Croazia e Bosnia ed Erzegovina. egli è stato la figura politica serba dominante, esercitando un controllo de facto sul governo federale, nonché sul governo repubblicano, e il referente con cui la comunità internazionale ha negoziato diversi piani e accordi di pace relativi a tali guerre.

82. Tra il 1991 e il 1997, MILUTINOVIC e SAINOVIC hanno occupato posizioni importanti nell’ambito dei governi federale e repubblicano, continuando a operare a stretto contatto con MILOSEVIC. In questo periodo. MILUTINOVIC ha prestato lavoro al Ministero degli Esteri della RFY e operato come ambasciatore in Grecia; nel 1995, è stato nominato Ministro degli Esteri della RFY, posizione che ha occupato fino al 1997. SAJNOVIC è stato Primo Ministro della Serbia nel 1993 e Vice Primo Ministro della RFY nel 1994.

83. Mentre la guerra imperversava in Slovenia, Croazia e Bosnia ed Erzegovina, la situazione in Kosovo. sebbene tesa, non è sfociata nelle violenze e nelle lotte intense registrate negli altri paesi. Tuttavia, alla metà degli anni ‘90, una fazione di albanesi del Kosovo ha organizzato un gruppo noto come Ushtria Clirimtare e Kosovo (UCK) o esercito di liberazione del Kosovo (KLA), a sostegno di una campagna d’insurrezione armata e di resistenza violenta contro le autorità serbe. Alla metà del 1996, il KLA ha cominciato a sferrare attacchi, i cui primi obiettivi sono stati la RFY e le forze di polizia serbe. In seguito, e per tutto il 1997, la RFY e le forze di polizia serbe hanno risposto con offensive intense, dirette contro sospetti acquartieramenti e sostenitori del KLA in Kosovo.

84. Al termine del proprio mandato come Presidente della Serbia, Slobodan MJLOSEVIC è stato eletto Presidente della RFY il 15 luglio 1997, assumendo la carica il 23 luglio 1997. In seguito, si sono tenute le elezioni per nominare il Presidente della Serbia; Milan MILUTINOVIC si è presentato come candidato per l’SPS ed è stato eletto Presidente il 21 dicembre 1997. Nel 1996,1997 e 1998. Nikola SAINOVIC è stato rieletto Vice Primo Ministro della RFY. Grazie in parte alla sua stretta alleanza con MILUTINQVIC, MILOSEVIC è stato in grado di conservare la propria influenza sul governo serbo.

85. A partire dal tardo febbraio 1998, si è registrata un’intensificazione del conflitto tra il KLA, da un lato, e le forze della RFY e della Serbia, dall’altro. In questo periodo, sono stati feriti e uccisi molti albanesi e serbi del Kosovo. Le forze della RFY e della Serbia hanno messo in atto una campagna che prevedeva bombardamenti di città e villaggi abitati prevalentemente da albanesi del Kosovo, una distruzione diffusa delle proprietà ed espulsioni della popolazione civile dalle zone di attività del KLA. In conseguenza dei combattimenti e delle distruzioni, molti residenti sono fuggiti dal territorio o sono stati costretti a trasferirsi in altre zone del kosovo.
Le Nazioni Unite stimano che, entro la metà di ottobre 1998, oltre 298.000 persone, circa il quindici percento della popolazione, erano state deportate internamente o avevano abbandonato la provincia.

86. Nel marzo del 1998, in risposta all’intensificarsi del conflitto, il Consiglio di sicurezza dell’Onu (UNSC) ha approvato la risoluzione 1160 che “condanna l’uso della forza eccessiva da parte delle forze di polizia serbe contro civili e dimostranti pacifici in Kosovo”, e ha imposto alla RFY un embargo sulle armi. Sei mesi più tardi, l’UNSC ha approvato la risoluzione 1199, in base alla quale “il peggioramento della situazione in Kosovo, Repubblica Federativa di Jugoslavia, costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza nella regione”. Il Consiglio di Sicurezza ha richiesto a tutte le parti la cessazione delle ostilità e il ritiro delle “forze di sicurezza impiegate per la repressione dei civili”.

87. Nel tentativo di attenuare le tensioni in Kosovo, nell’ottobre del 1998 sono state avviate trattative tra MILOSEVIC e rappresentanti della NATO e dell’OSCE. Il 16 ottobre 1998 è stata firmata un’ “intesa sulla missione di verifica dell’OSCE in Kosovo”. Tale intesa e “l’accordo Clark-Naumann”, sottoscritto da Nikola SAINOVIC, prevedevano il ritiro parziale delle forze della RFY e della Serbia dal Kosovo, una limitazione dell’introduzione di forze e attrezzature supplementari nella zona e l’impiego di osservatori OSCE disarmati.

88. Nonostante l’impiego di numerosi osservatori OSCE in tutto il Kosovo, le ostilità non hanno avuto termine. In questo periodo, gli osservatori internazionali e le organizzazioni per i diritti dell’uomo hanno documentato numerosi eccidi di albanesi del Kosovo. In uno di questi episodi, il 15 gennaio 1999, nel villaggio dì Racak, comune di Stimlje/Shtime, sono stati uccisi 45 kosovari disarmati.

89. Come ulteriore contromisura all’incessante conflitto in Kosovo, è stata organizzata una conferenza di pace internazionale a Rambouillet, in Francia, che ha avuto inizio il 7 febbraio 1999. Nikola SAINOVIC, Vice Primo Ministro della RFY, ha presenziato ai colloqui di pace come membro della delegazione serba, così come Milan MILUTINOVIC, Presidente della Serbia. Gli albanesi del Kosovo erano rappresentati dal KLA e da una delegazione di leader politici e civili di etnia albanese kosovara. Nonostante gli intensi negoziati, durati parecchie settimane, i colloqui di pace sono falliti a metà marzo 1999.

90. Durante le trattative di pace in Francia, le violenze in Kosovo sono continuate. Verso la fine di febbraio e ai primi di marzo, le forze della RFY e della Serbia hanno sferrato una serie di offensive contro molti paesi e città prevalentemente abitati da albanesi del Kosovo. Le forze militari della RFY erano formate da elementi della 3a armata, in particolare il 520 corpo, noto anche come corpo di Pristina. Per tutto il periodo a cui si riferisce il presente atto d’accusa, la carica di Capo di Stato Maggiore della VJ, con responsabilità di comando sulla 3a armata e, in definitiva, sul corpo di Pristina, è stata ricoperta dal Generale di corpo d’armata Dragoljub OJDANIC. Per tutto il periodo a cui si riferisce il presente atto d’accusa, il Comandante supremo della VJ è stato MILOSEVIC.

91. Le forze di polizia partecipanti alle azioni in Kosovo erano membri del Ministero degli Interni di Serbia, oltre ad alcune unità del Ministero dell’Interno della RFY. Per tutto il periodo a cui si riferisce il presente atto d’accusa, tutte le forze di polizia impiegate dal ministero dell’Interno di Serbia od operanti sotto l’autorità del medesimo sono state ai comandi di Vlajko STOJIIJKOVIC, Ministro degli Interni di Serbia. In base alla Legge sulla difesa della RFY , le forze di polizia impegnate in operazioni militari durante uno stato di guerra o di minaccia di guerra imminente sono agli ordini della VJ, i cui comandanti, per tutto il periodo a cui si riferisce il presente atto d’accusa, sono stati il Generale di corpo d’armata Dragoljub OJDANIC e Slobodan MILOSEVIC.

92. Prima del mese di dicembre 1998, Slobodan MILOSEVIC ha nominato Nikola SAINOVIC proprio rappresentante per la situazione in Kosovo, rendendolo così un punto di riferimento per molti diplomatici e altri funzionari internazionali che avevano necessità di discutere con un funzionario di governo in merito agli avvenimenti in Kosovo. Nikola SAINOVIC ha avuto un ruolo attivo nelle trattative per definire la missione di verifica dell’OSCE per il Kosovo e ha partecipato a numerosi altri incontri riguardanti la crisi in Kosovo. Per tutto il periodo a cui si riferisce il presente atto d’accusa, SAINOVIC ha agito come collegamento tra MILOSEVIC e diversi leader albanesi del Kosovo.

93. SAINOVIC è stato rieletto Vice Primo Ministro della RFY il 20 maggio 1998. Come tale, è stato un membro del governo della RFY che, tra gli altri doveri e responsabilità, aveva il compito di formulare la politica interna ed estera, applicare la legge federale, dirigere e coordinare l’operato dei ministri federali e organizzare i preparativi di difesa.

94. Durante le offensive messe in atto, le forze della RFY e della Serbia, agendo d’intesa, hanno attuato una campagna ben pianificata e coordinata di distruzione delle proprietà appartenenti ai civili albanesi del Kosovo. Ciò è stato realizzato bombardando città e paesi, incendiando abitazioni, fattorie e aziende e distruggendo le proprietà personali. In conseguenza di queste azioni orchestrate, città, villaggi e intere regioni sono stati resi inabitabili per gli albanesi del Kosovo. Inoltre, le forze RFY e serbe hanno sottoposto a molestie, umiliazioni e offese i civili albanesi del Kosovo. Gli albanesi del Kosovo sono stati sottoposti a ingiurie, insulti a connotazione razziale, atti degradanti a causa della loro identità razziale e religiosa, sevizie fisiche e altre forme di maltrattamenti.

95. La deportazione illegittima e il trasferimento forzato di migliaia di albanesi kosovari dalle proprie abitazioni in Kosovo hanno implicato sforzi ben pianificati e coordinati dei leader della RFY e della Serbia e delle rispettive forze, tutti operanti d’intesa. Azioni di natura analoga hanno avuto luogo durante le guerre in Croazia e in Bosnia ed Erzegovina tra il 1991 e il 1995. Durante tali guerre, le forze militari, paramilitari e di polizia serbe avevano espulso e deportato con la forza le etnie non serbe della Croazia e della Bosnia ed Erzegovina da zone assoggettate al controllo serbo, utilizzando gli stessi metodi impiegati in Kosovo nel 1999: pesanti bombardamenti e attacchi armati ai villaggi; massacri diffusi; distruzione di aree residenziali e di siti culturali e religiosi non serbi; e il trasferimento e la deportazione forzati delle popolazioni non serbe.

96. Il 24 marzo 1999, la Nato ha cominciato a lanciare attacchi aerei contro obiettivi nella RFY. La RFY ha dichiarato una minaccia di guerra imminente il 23 marzo 1999 e uno stato di guerra il 24 marzo 1999. Dopo l’inizio degli attacchi aerei, le forze della RFY e della Serbia hanno intensificato la propria campagna sistematica ed espulso con la forza centinaia di migliaia di albanesi del Kosovo.

97. Dal 24 marzo 1999, oltre alle espulsioni forzate degli albanesi del Kosovo, le forze della RFY e della Serbia hanno messo in atto anche numerosi massacri di queste popolazioni. Tali eccidi si sono verificati in parecchie località, incluse, senza tuttavia a esse limitarsi, Bela Crkva, Mali Krusa/Krushe e Vogel/Velika , Krusa/Krushe e Mahde. Dakovica/Gjakovè, Crkolez/Padalishte. Izbica, Vucitrn/Vushtrii, Meja/Meje, carcere di Dubrava, Suva Reka/Suhareke e Kacanik.

98. L’organizzazione, preparazione ed esecuzione della campagna messa in atto dalle forze della RFY e della Serbia in Kosovo sono state pianificate, istigate, ordinate, eseguite o in qualunque altro modo sostenute e favorite da MILOSEVIC, MILUTINOVIC, Nikola SAINOVIC, OJDANIC e STOJILJKOVIC.

99. Entro il 20 maggio 1999, oltre 740.000 albanesi del Kosovo, circa un terzo dell’intera popolazione, sono stati espulsi dal proprio territorio. Inoltre, si suppone che altre migliaia siano state deportate internamente. Un numero imprecisato di albanesi del Kosovo è stato ucciso nel corso delle operazioni delle forze della RFY e della Serbia.

100. Il 3 giugno 1999. la RFY e la Serbia hanno accettato un documento di principi finalizzato a una risoluzione della crisi in Kosovo, presentato ai relativi rappresentanti da Martti Ahtisaari, delegato dell’Unione Europea, e Viktor Chernomyrdin, Rappresentante Speciale del Presidente della Federazione russa.
Quel documento, seguito dalla risoluzione 1244 (1999) del Consiglio di sicurezza, prevede una soluzione politica della crisi nel Kosovo, inclusa un’immediata conclusione delle violenze e un rapido ritiro delle forze militari, paramilitari e di polizia della RFY e della Serbia, oltre all’impiego di una presenza civile e di sicurezza internazionale in Kosovo, sotto il patrocinio delle Nazioni Unite.

101. Il 9 giugno 1999, è stato sottoscritto l’Accordo Tecnico Militare tra la NATO, rappresentata dal generale Sir Michael Jackson, da un lato, e i delegati della VJ e il Ministro degli Interni, dall’altro, per un ritiro di tutte le forze della RFY e della Serbia dal Kosovo. In base ai termini dell’Accordo Tecnico Militare, la campagna di bombardamento della NATO contro obiettivi nella RFY avrebbe dovuto terminare con il ritiro completo delle forze della RFY e della Serbia. Il 20 giugno 1999, la KFOR ha annunciato il completamento del ritiro delle forze della RFY e della Serbia dal territorio del Kosovo.