Diritto internazionale dei diritti umani e dei conflitti armati: guerra e pace
Statuto del Tribunale Penale Internazionale per l'ex Yugoslavia :: Studi per la pace  
Studi per la pace - home
ultimo aggiornamento: 12.03.2008
   
Studi per la pace - home
Centro studi indipendente di diritto internazionale dei diritti umani e dei conflitti armati - Direttore: Avv. Nicola Canestrini
Conflitti armati Conflitti interni Diritto bellico Diritto internazionale Europa Giurisdizioni internazionali Terrorismo
 
Giurisdizioni internazionali
La Commissione Preparatoria della Corte Penale Internazionale
La protezione penale dei diritti umani dal processo di Norimberga allo Statuto di Roma.
La giurisdizione complementare della Corte Penale Internazionale
Autodifesa di Milosevic
L'incriminazione di Milosevic: processo ad un epoca?
Capo d'imputazione di Milosevic
Petizione contro l'imposizione della difesa d'ufficio a Slobodan Milosevic
Milosevic dinanzi al Tribunale Internazionale: non è un trionfo della giustizia
Il Tribunale del Grande Fratello
Verso una giustiza internazionale penale?
La Corte Penale Internazionale e i rapporti con l'Organizzazione delle Nazioni Unite
L'Instance Equitè et Rèconciliation: l'esperienza marocchina
Tribunale penale internazionale per i crimini commessi nell'ex-Jugoslavia
Un primo bilancio della Corte Penale Internazionale
L'obbligo di cooperazione degli Stati con la Corte penale internazionale
Saddam Hussein: il processo senza giustizia
Dal tribunale penale militare di Norimberga al tribunale penale internazionale per i crimini commessi nella ex-Jugoslavia nell'ottica dei diritti umani
I diritti dell'accusato nello Statuto della Corte Penale Internazionale
Corte Penale Internazionale: meccanismi di attivazione
Attività militari e paramilitari in e contro il Nicaragua (Nicaragua vs. United States), I.C.J. 1986 (en)
Corte Penale Internazionale Permanente e repressione dei più gravi crimini di diritto internazionale
I crimini contro l'umanità e il Tribunale Penale Internazionale
La figura del procuratore nello statuto della Corte penale internazionale
Effettività e idealità del diritto penale internazionale
Corte Penale Internazionale tra effettività ed idealità
Statuto della Corte Penale Internazionale (CPI, 1998)
Corte Penale Internazionale: istituzione
L'azione penale negli organi di giustizia internazionale: i Tribunali ad hoc e la Corte Penale Internazionale
 
Giurisdizioni internazionali Hits: 4475 
ICTY - Statuto 827/93 Consiglio di Sicurezza N.U.
Statuto del Tribunale Penale Internazionale per l'ex Yugoslavia
Documenti

Statuto del Tribunale Penale Internazionale per l'ex Yugoslavia
adottato il 25 maggio 1993 (e modificato il 13 maggio 1998) Pubblicazioni
Centro italiano Studi per la pace
www.studiperlapace.it - no ©
Documento aggiornato al: 2000

 
Sommario

Il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia, costituito 1993 dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 827, che ne costituisce lo statuto, giudica "le persone presunte responsabili di gravi violazioni del diritto umanitario internazionale commesse sul territorio dell'ex Jugoslavia dal 1991".

 
Abstract
 

Lo Statuto è stato emendato il 13 maggio 1998 (Risol. n. 1166) e il 30 novembre 2000 (Risol. n. 1329).

Il Tribunale ha sede a L'Aja, in Olanda, ed è finanziato con spese a carico del bilancio dell'ONU, ai sensi dell'art. 17 della Carta delle Nazioni Unite.
Il budget per il 2001 ammonta a $ 96.443.900.
Le lingue utilizzate nei lavori del Tribunale sono l'inglese ed il francese.

Il personale attuale (2001) conta 1103 funzionari, provenienti da 74 nazioni.
Il Presidente del Tribunale Internazionale (attualmente Claude Jorda, francese) presenta ogni anno un rapporto al Consiglio di Sicurezza e all'Assemblea Generale dell'ONU.

I crimini su cui il Tribunale giudica sono i seguenti:
(1)Gravi infrazioni alle Convenzioni di Ginevra del 1949 sul diritto di guerra (art.2)

Il Tribunale internazionale è abilitato ad incriminare le persone che commettono o danno l’ordine di commettere delle infrazioni gravi alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949, vale a dire i seguenti atti diretti contro delle persone o dei beni protetti ai sensi della Convenzione di Ginevra pertinente:
a)l’omicidio volontario;
b)la tortura o i trattamenti inumani, compresi gli esperimenti biologici;
c)il fatto di causare intenzionalmente delle grandi sofferenze o di attentare gravemente all’integrità fisica o alla salute;
d)la distruzione e l’appropriazione di beni non giustificate dalle necessità militari ed eseguite su grande scala in maniera illecita ed arbitraria;
e)il fatto di costringere un prigioniero di guerra o un civile a servire nelle forze armate della potenza nemica;
f)il fatto di privare un prigioniero di guerra o un civile del diritto di essere giudicato regolarmente ed imparzialmente;
g)l’espulsione o il trasferimento illegale di un civile o la sua detenzione illegale;
h)la presa di civili in ostaggio.

(2)Violazioni delle leggi o costumi di guerra (art. 3)
Il Tribunale internazionale è competente ad incriminare le persone che commettono delle violazioni delle leggi o costumi di guerra. Queste violazioni comprendono, senza esservi limitate:
a)l’impiego di armi tossiche o di altre armi concepite per causare delle sofferenze inutili;
b)la distruzione senza motivo delle città e dei villaggi o la devastazione che non giustificano delle esigenze militari;
c)l’attacco o il bombardamento, con qualsiasi mezzo, di città, villaggi, abitazioni o edifici non difesi;
d)il sequestro, la distruzione o il danneggiamento deliberato di edifici consacrati alla religione, alla beneficenza, all’insegnamento, alle arti e alle scienze, a monumenti storici, ad opere d’arte e ad opere di carattere scientifico;
e)il saccheggio di beni pubblici o privati.

(3)Genocidio (art. 4)
1.Il Tribunale internazionale è competente ad incriminare le persone che abbiano commesso genocidio, così come è definito al paragrafo 2 del presente articolo, o uno qualsiasi degli atti enumerati al paragrafo 3 del presente articolo.
2.Per genocidio si intende uno qualsiasi degli atti seguenti, commessi nell’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come:
a)omicidio dei membri di un gruppo;
b)offesa grave all’integrità fisica o mentale dei membri di un gruppo;
c)sottomissione intenzionale del gruppo a delle condizioni di esistenza che debbano portare alla sua distruzione fisica totale o parziale;
d)misure tendenti a impedire le nascite in seno al gruppo;
e)trasferimento forzato di bambini del gruppo ad un altro gruppo.
3)Saranno puniti i seguenti atti:
a)il genocidio;
b)l’accordo al fine di commettere il genocidio;
c)l’istigazione diretta e pubblica a commettere il genocidio;
d)il tentativo di genocidio;
e)la complicità nel genocidio.

(4)Crimini contro l'umanità (art. 5)
Il Tribunale internazionale è abilitato a giudicare le persone presunte responsabili dei seguenti crimini qualora siano stati commessi nel corso di un conflitto armato, di carattere internazionale o interno, e diretti contro una qualsiasi popolazione:
a)omicidio;
b)sterminio;
c)riduzione in schiavitù;
d)espulsione;
e)imprigionamento;
f)tortura;
g)stupro;
h)persecuzione per ragioni politiche, razziali e religiose;
i)altri atti inumani.


Organizzazione del Tribunale

a) Gli organi del Tribunale sono:
1) Le Camere (tre di primo grado e una d'appello);
2) L'Ufficio del Procuratore;
3) La Cancelleria.

Le Camere (art. 12) sono composte da sedici giudici permanenti indipendenti, tutti cittadini di Stati diversi e, al massimo allo stesso momento, di nove giudici ad litem.
Ogni Camera di prima istanza giudica con tre giudici permanenti e, al massimo allo stesso momento, con sei giudici ad litem e può essere suddivisa in sezioni di tre giudici ciascuna.
Sette fra i giudici permanenti sono membri della Camera d'Appello, che giudica con cinque membri.
L'attività delle Camere concerne l'attività istruttoria del processo, il giudizio, l'appello e le questioni di giurisdizione del Tribunale, considerando la sua primazia sulle giurisdizioni nazionali. Le Camere provvedono, inoltre, all'attività di regolamentazione del Tribunale come, ad esempio, il miglioramento delle procedure per garantire l'equità e la rapidità del processo, le modifiche al regolamento di procedura e di prova, etc.

L'Ufficio del Procuratore (art. 16) si compone del Procuratore e del personale necessario.
Esso svolge due funzioni principali: compiere le indagini, istruendo i fascicoli, ed incriminare gli autori dei crimini, in particolare quelli in posizione di comando o direzione, responsabili della pianificazione e dell'esecuzione delle più gravi violazioni del diritto internazionale umanitario.
Il Procuratore (attualmente Carla Del Ponte, svizzera) agisce in piena autonomia e indipendenza; non sollecita né riceve alcuna istruzione da alcun Governo né da altra fonte. Egli è nominato dal Consiglio di Sicurezza su proposta del Segretario Generale dell'ONU, ha un mandato di quattro anni ed è rieleggibile.

La Cancelleria (art. 17) – che è comune per le Camere e per l’ufficio del Procuratore – è incaricata di assicurare l'amministrazione e i servizi del Tribunale.
Essa si compone di un Cancelliere e del personale necessario. Il Cancelliere è designato dal Segretario Generale, dopo una consultazione con il Presidente del Tribunale, per un mandato di quattro anni rinnovabile.
La Cancelleria si occupa, altresì, di informare i media e il pubblico, di amministrare il sistema di assistenza giudiziaria agli accusati indigenti, di supervisionare il Quartier penitenziario delle Nazioni Unite, di gestire l'utilizzazione delle sale di udienza e di intrattenere delle relazioni diplomatiche con gli Stati ed i loro rappresentanti.

La competenza

(1) Ratione materiae

Come già visto supra, i crimini su cui il Tribunale penale è competente a giudicare sono contemplati negli articoli da 2 a 5 dello statuto. Per ogni tipologia di crimine, gli articoli in questione forniscono un elenco, con descrizione esemplificativa, delle condotte che realizzano rispettivamente
(A) le infrazioni gravi alle Convenzioni di Ginevra del 1949,
(B) le violazioni delle leggi o costumi di guerra,
(C) il genocidio,
(D) i crimini contro l'umanità.

(2) Ratione personae

Ai sensi dell'art. 1 del suo statuto, il Tribunale è competente a giudicare le persone fisiche che si sono rese responsabili di violazioni gravi del diritto internazionale umanitario, commesse sul territorio dell'ex Jugoslavia a partire dal 1° gennaio 1991.

Più in particolare, l'art. 7, comma 1 descrive le condotte punibili in termini di direzione, pianificazione, ordine superiore, ed esecuzione materiale, incriminando altresì l'istigazione a delinquere.

Poiché si utilizza anche il termine "aiutato", vi rientra anche il concorso o, eventualmente, il favoreggiamento.

L'art. 7 c. 1 prevede, infatti, che: "Chiunque abbia pianificato, incitato a commettere, ordinato, commesso o in ogni altra maniera (abbia) aiutato o incoraggiato a pianificare, preparare o eseguire un crimine previsto dagli articoli da 2 a 5 del presente statuto è personalmente responsabile del predetto crimine".

I commi 2, 3 e 4 prevedono che non costituisca una scriminante, né un'esimente, né addirittura un'attenuante il fatto di rivestire ufficialmente la carica di Capo di Stato o di Governo, né di alto funzionario di Stato (comma 2); inoltre, la condotta posta in essere da un subordinato non solleva da responsabilità penale il suo superiore se questi sapeva o aveva motivo di sapere che il subordinato si sarebbe apprestato a commettere tale atto o lo aveva già commesso e il superiore non abbia preso le misure necessarie e ragionevoli ad impedire che l'atto fosse commesso o a punirne i colpevoli(comma 3).

Di contro, il fatto di aver agito in esecuzione di un ordine di un Governo o di un superiore non esonera l'autore da responsabilità, ma può soltanto essere considerata come attenuante se il Tribunale Internazionale lo considera ‘conforme alla giustizia’.

(3) Ratione loci e ratione temporis

Il Tribunale è competente a giudicare per fatti commessi sul territorio dell'ex Repubblica federale socialista di Jugoslavia, comprendendo in ciò lo spazio terrestre, quello aereo, e le acque territoriali.
La competenza temporale si estende al periodo che parte dal 1° gennaio 1991.

(4) Conflitti di giurisdizione e/o di competenza

L'art. 9 dello statuto riconosce una competenza concorrente fra il Tribunale Internazionale e le giurisdizioni nazionali, potendo entrambe giudicare sui crimini in questione.

Tuttavia, il secondo comma stabilisce espressamente la primazia del Tribunale Internazionale il quale, in ogni stato e grado del processo, può chiedere ufficialmente alle giurisdizioni nazionali di spogliarsi della competenza in suo favore, ai sensi dello statuto e del suo regolamento.

(5) Ne bis in idem

L’art. 10 si occupa di divieto di giudicare due volte la stessa persona per gli stessi fatti, riferendosi in particolare al caso di doppio giudizio, davanti ad un giudice nazionale e davanti al Tribunale de quo.
Il principio – divenuto ormai principio generalmente riconosciuto – è espresso nel primo comma dell’art. 10: “Nessuno può essere tradotto davanti ad una giurisdizione nazionale per dei fatti costituenti delle gravi violazioni di diritto internazionale umanitario ai sensi del presente statuto, se è stato già giudicato dal Tribunale Internazionale per i medesimi fatti”.
Il secondo comma prevede – nel caso opposto – che, chi è stato già giudicato da un tribunale interno, non possa essere tradotto davanti al Tribunale Internazionale, salvo che:

- il fatto per il quale è stato giudicato era qualificato come reato di diritto comune; oppure
- la giurisdizione nazionale non ha giudicato in maniera imparziale o indipendente, il procedimento instaurato davanti ad essa tendeva a sottrarre l’accusato alla sua responsabilità penale internazionale, o l’azione penale non è stata esercitata con diligenza.

Sarebbe interessante ricostruire cosa sia la “responsabilità penale internazionale” dell’accusato e come venga accertata dal Tribunale internazionale, ma in questa sede basti evidenziare che la norma in questione mira evidentemente ad evitare che un ‘finto’ processo davanti ad un Tribunale compiacente o ‘indulgente’ possa garantire l’immunità ai criminali balcanici. Con questa breve norma il Tribunale ONU si riserva la potestà di aggirare il ‘Ne bis in idem’ qualora si possano nutrire dubbi sul giudizio operato dal tribunale interno.

A chiusura, il terzo comma dell’art. 10 prevede che, per decidere sulla pena da infiggere ad una persona condannata per un crimine previsto dal presente statuto, il Tribunale Internazionale tenga conto dell’eventuale pena che tale persona abbia già scontato in conseguenza della condanna – da parte di un tribunale nazionale – per lo stesso fatto.

La procedura

La procedura da seguirsi per tutto il procedimento davanti al Tribunale Internazionale è disciplinata in maniera dettagliata da un apposito “Regolamento di procedura e di prova” approvato ai sensi dell’art. 15 dello statuto, che è entrato in vigore il 14 marzo 1994 ed è stato più volte emendato negli anni.

Se il “Regolamento di procedura e prova” costituisce un vero e proprio codice di procedura penale per il giudizio davanti al Tribunale de L’Aja, alcune norme di principio vengono già fissate dallo Statuto del Tribunale (in un parallelo con la realtà italiana, possiamo paragonare lo Statuto ad una legge-delega e il Regolamento al codice vero e proprio).

L’art. 15 prevede che “i giudici del Tribunale internazionale adotteranno un regolamento che disciplinerà la fase preliminare all’udienza, l’udienza, e i ricorsi, l’ammissione delle prove, la protezione delle vittime e dei testimoni e altre questioni appropriate”.

Il termine “ricorsi” va inteso in senso lato o a-tecnico come sinonimo di “istanza”, comprendendo, quindi, le questioni processuali o preliminari, i giudizi sulla detenzione preventiva, l’appello, etc.
Analizziamo, quindi, le disposizioni che lo statuto dedica alla procedura, al fine di descrivere brevemente come si svolge il procedimento penale.

Indagini preliminari e attività del procuratore

L’art. 18 si occupa dell’istruttoria e della formulazione dell’atto d’accusa (nel linguaggio giuridico italiano parleremmo di “imputazione”) e prevede – al primo comma – che il Procuratore apra un’istruttoria d’ufficio o sull’attendibilità delle informazioni ottenute da ogni fonte, in particolare dai Governi, dagli organi dell’ONU, dalle organizzazioni intergovernative.

Il Procuratore valuta le informazioni ricevute e si pronuncia sull’opportunità o meno di esercitare l’azione penale.

Ai sensi del secondo comma egli ha la facoltà di interrogare i sospetti, le vittime ed i testimoni, di riunire le prove, avvalendosi a tal fine dell’ausilio delle autorità dello Stato interessato.
Il comma terzo stabilisce espressamente che l’indagato, in sede di interrogatorio, ha diritto ad essere assistito da un difensore di fiducia, oppure ad ottenere un difensore d’ufficio o un traduttore – se non comprende la lingua utilizzata – e senza spese, qualora non abbia i mezzi per un difensore (o traduttore) di fiducia.

Se il procuratore ritiene opportuno, sulla base dell’istruttoria, di intraprendere l’incriminazione, redige un atto d’accusa in cui espone succintamente i fatti e i crimini che sono contestati all’accusato e trasmette tale atto ad un giudice della Camera di prima istanza.

Esame dell’atto d’accusa

Questa fase potrebbe essere paragonata a quella che, nel nostro ordinamento, è chiamata ‘udienza preliminare’, svolgendo la funzione di vagliare l’accusa e decidere se sia il caso di procedere al giudizio.

L’art. 19 prevede che il giudice adìto esamini l’atto d’accusa e se ritiene che, sulla base dell’istruttoria realizzata dal procuratore, sia opportuno intraprendere un’incriminazione, conferma l’atto d’accusa. Altrimenti, la rigetta.

Il secondo comma stabilisce che “se conferma l’atto d’accusa, il giudice – su richiesta del procuratore – pronuncia le ordinanze e i mandati di arresto, di detenzione, di accompagnamento o di rilascio di persone ed ogni altra ordinanza necessaria per la condotta del processo”.
Chiusa questa fase, il processo si avvia verso il dibattimento.

Il giudizio

L’art. 20 – rubricato “apertura e condotta del processo” – descrive brevemente lo svolgimento della fase del giudizio.

Il primo comma stabilisce che spetti alla Camera di primo grado vegliare al fine di assicurare un processo equo e rapido, di garantire che il giudizio si svolga conformemente alle regole di procedura e prova già menzionate, che i diritti dell’accusato siano rispettati, e che sia assicurata la protezione delle vittime e dei testimoni.

Il secondo comma si occupa dei diritti della difesa prevedendo che “ogni persona contro la quale è stato confermato un atto d’accusa è, conformemente ad un’ordinanza o ad un mandato d’arresto pronunciati dal Tribunale internazionale, immediatamente informato dei capi d’imputazione (nel testo francese: ‘i capi di accusa’) a lui contestati, ed è deferito al Tribunale internazionale”.

“La Camera di primo grado dà lettura dell’atto d’accusa, si accerta che i diritti dell’accusato siano rispettati, conferma che l’accusato abbia compreso il contenuto dell’atto d’accusa e gli ordina di dichiararsi colpevole o non colpevole. La Camera di primo grado fissa, quindi, la data del processo” (terzo comma).

La richiesta all’accusato di dichiararsi colpevole o non colpevole che viene fatta in questa fase preliminare è tipica dello schema processuale dei sistemi anglosassoni, non essendo, ad esempio, prevista dal nostro ordinamento. E’ evidente come risulti sterile, a volte, far riferimento alle categorie o ai termini giuridici propri del nostro processo penale, anche se la struttura del processo e, soprattutto, i diritti garantiti all’accusato non differiscono da quelli presenti negli ordinamenti dei maggiori Paesi occidentali.

Tranne il caso in cui venga deciso di procedere a porte chiuse, le udienze sono normalmente pubbliche.

I diritti dell’accusato (art. 21)

L'art. 21, che esordisce con la frase "tutti sono uguali davanti al Tribunale internazionale", si occupa dei diritti che vanno garantiti a ciascun accusato.
Ogni accusato ha diritto a che il suo procedimento si svolga con equità (intesa come ‘giustizia’ sostanziale) e pubblicamente, salva la possibilità di procedere a porte chiuse e fatte salve le norme sulla protezione delle vittime e dei testimoni.


Il terzo comma sancisce espressamente la presunzione d’innocenza.

Il quarto comma elenca tutta una serie – da intendersi come protezione minima e, quindi, non esaustiva – di diritti che vanno riconosciuti ad ogni accusato.

Si tratta, in particolare, del diritto:
- ad essere informato, nel più breve termine, in una lingua che egli comprende ed in maniera dettagliata, della natura e dei motivi dell’accusa;
- a disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie alla preparazione della sua difesa ed a comunicare con un difensore di fiducia;
- ad essere giudicato senza un ritardo eccessivo;
- ad essere presente al processo e a difendersi da sé o ad avere l’assistenza di un difensore di sua scelta; nel caso non abbia un difensore, ad essere informato del suo diritto di averne uno e, ogni volta che l’interesse della giustizia lo richieda, a farsi assegnare d’ufficio un difensore, se non abbia i mezzi per remunerarlo;
- ad interrogare o a fare interrogare i testimoni a carico a ad ottenere la comparizione e l’interrogatorio dei testimoni a discarico nelle stesse condizioni dei testimoni a carico;
- a farsi assistere gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata in udienza;
- a non essere costretto a testimoniare contro se stesso o di confessarsi colpevole.

Si noti come l’elenco dei diritti da garantire ad ogni accusato ricalchi, quasi pedissequamente, quello contenuto negli articoli 5 e 6 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo, così come altre Dichiarazioni internazionali e il recente articolo 111 della nostra Costituzione. Come già affermato, si tratta di una tutela minima e inderogabile che risponde allo standard minimo di tutela dei diritti e libertà della persona.

Un Tribunale come quello dell’Aja non poteva non tenerne conto, pensando altresì al fatto che esso – con la relativa giurisprudenza – si pone da modello per la creazione di una futura (ma ancora incerta) Corte penale internazionale permanente.

La sentenza e le pene

La sentenza è pronunciata – ai sensi dell’art. 23 – in pubblica udienza, a maggioranza; essa è redatta per iscritto, è motivata e può essere integrata con delle opinioni individuali o dei giudici dissidenti.
Le pene che il Tribunale può comminare consistono soltanto nella detenzione oppure nella restituzione ai legittimi proprietari di ogni bene o risorsa acquisito con mezzi illeciti, ivi compresa la costrizione.

Nel graduare la pena, la Camera di primo grado tiene conto di fattori quale la gravità del reato e la situazione personale del condannato.

Impugnazioni: appello e revisione

La Camera d’Appello giudica in secondo grado sull’impugnazione proposta sia dalla persona condannata in prima istanza sia dal Procuratore e – ai sensi dell’art. 25 – solo per i seguenti motivi:
- errore su un punto di diritto che invalidi la decisione; oppure
- errore di fatto che abbia comportato un diniego di giustizia.

Si tratta, quindi, di impugnazione a critica vincolata (o a devoluzione circoscritta); sarebbe interessante capire esattamente in cosa consista “l’errore che comporti un diniego di giustizia”.

Il secondo comma dell’art. 25 prevede tre tipi di sentenza d’Appello: di conferma, di annullamento o di modifica della decisione di primo grado.
Accanto ai mezzi ordinari di impugnazione, l’art. 26 prevede il mezzo straordinario della revisione, qualora si scopra un fatto nuovo che non era conosciuto al momento del processo (di primo grado o d’appello) e che avrebbe potuto essere un elemento decisivo della decisione. Anche per la revisione, legittimati al ricorso sono sia il condannato che il Procuratore.

Esecuzione della pena e grazia

L’esecuzione delle pene detentiva può essere effettuata in uno Stato designato dal Tribunale sulla base di una lista di Stati che hanno dato al Consiglio di Sicurezza la propria disponibilità a ricevere i condannati. Molti di essi sono tutt’oggi reclusi nel Quartier penitenziario delle Nazioni Unite, a L’Aja, mentre già quattro condannati sono stati trasferiti altrove per l’esecuzione della pena.

Il Quartier penitenziario ha predisposto anche un regolamento interno sulle modalità di visita e le comunicazioni ai detenuti. Nel caso di detenuti trasferiti in altri Paesi, l’art. 27 prevede che la reclusione sia sottoposta alle regole nazionali di tali Paesi, sotto il controllo del Tribunale.

Nel caso in cui il condannato possa beneficiare di una grazia o di una commutazione della pena in virtù delle leggi dello Stato in cui è recluso, tale Stato ne avvisa il Tribunale. Il Presidente del Tribunale, previa consultazione dei giudici, decide secondo gli interessi della giustizia e i principi generali di diritto.

Cooperazione giudiziaria

Ai sensi dell’art. 29, gli Stati collaborano con il Tribunale per la ricerca ed il giudizio delle persone accusate. A tal fine, gli Stati rispondono senza ritardo ad ogni domanda di assistenza giudiziaria o ad ogni ordinanza di una Camera di prima istanza. Il secondo comma contempla un elenco – da non considerarsi esaustivo – sull’oggetto delle richieste di cooperazione. Queste possono concernere:
- l’identificazione e la ricerca delle persone;
- la riunione delle testimonianze e la produzione delle prove;
- la trasmissione di documenti;
- l’arresto o la detenzione delle persone;
- il trasferimento o la traduzione dell’accusato davanti al Tribunale.

Circa quest’ultimo punto, si pensi alle polemiche suscitate dalle difficoltà di ottenere il rilascio di Slobodan Milosevic da parte del governo serbo o alle sollecitazioni a cui è attualmente sottoposto il governo di Bosnia per la ricerca di altri criminali.

[si ringrazia Domenico Cardile di dirittoegiustiziaonline.it]

TESTO IN INGLESE (non ufficiale)

Article 1
Competence of the International Tribunal

The International Tribunal shall have the power to prosecute persons responsible for serious violations of international humanitarian law committed in the territory of the former Yugoslavia since 1991 in accordance with the provisions of the present Statute.

Article 2
Grave breaches of the Geneva Conventions of 1949

the International Tribunal shall have the power to prosecute persons committing or ordering to be committed grave breaches of the Geneva Conventions of 12 August 1949, namely the following acts against persons or property protected under the provisions of the relevant Geneva Convention:
(a) wilful killing;
(b) torture or inhuman treatment, including biological experiments;
(c) wilfully causing great suffering or serious injury to body or health;
(d) extensive destruction and appropriation of property, not justified by military necessity and carried out unlawfully and wantonly;
(e) compelling a prisoner of war or a civilian to serve in the forces of a hostile power;
(f) wilfully depriving a prisoner of war or a civilian of the rights of fair and regular trial;
(g) unlawful deportation or transfer or unlawful confinement of a civilian;
(h) taking civilians as hostages.

Article 3
Violations of the laws or customs of war

The International Tribunal shall have the power to prosecute persons violating the laws or customs of war. Such violations shall include, but not be limited to:
(a) employment of poisonous weapons or other weapons calculated to cause unnecessary suffering;
(b) wanton destruction of cities, towns or villages, or devastation not justified by military necessity;
(c) attack, or bombardment, by whatever means, of undefended towns, villages, dwellings, or buildings;
(d) seizure of, destruction or wilful damage done to institutions dedicated to religion, charity and education, the arts and sciences, historic monuments and works of art and science;
(e) plunder of public or private property.

Article 4
Genocide

1. The International Tribunal shall have the power to prosecute persons committing genocide as defined in paragraph 2 of this article or of committing any of the other acts enumerated in paragraph 3 of this article.

2. Genocide means any of the following acts committed with intent to destroy, in whole or in part, a national, ethnical, racial or religious group, as such:
(a) killing members of the group;
(b) causing serious bodily or mental harm to members of the group;
(c) deliberately inflicting on the group conditions of life calculated to bring about its physical destruction in whole or in part;
(d) imposing measures intended to prevent births within the group;
(e) forcibly transferring children of the group to another group.

3. The following acts shall be punishable:
(a) genocide;
(b) conspiracy to commit genocide;
(c) direct and public incitement to commit genocide;
(d) attempt to commit genocide;
(e) complicity in genocide.

Article 5
Crimes against humanity

The International Tribunal shall have the power to prosecute persons responsible for the following crimes when committed in armed conflict, whether international or internal in character, and directed against any civilian population:
(a) murder;
(b) extermination;
(c) enslavement;
(d) deportation;
(e) imprisonment;
(f) torture;
(g) rape;
(h) persecutions on political, racial and religious grounds;
(i) other inhumane acts.

Article 6
Personal jurisdiction

The International Tribunal shall have jurisdiction over natural persons pursuant to the provisions of the present Statute.

Article 7
Individual criminal responsibility

1. A person who planned, instigated, ordered, committed or otherwise aided and abetted in the planning, preparation or execution of a crime referred to in articles 2 to 5 of the present Statute, shall be individually responsible for the crime.

2. The official position of any accused person, whether as Head of State or Government or as a responsible Government official, shall not relieve such person of criminal responsibility nor mitigate punishment.

3. The fact that any of the acts referred to in articles 2 to 5 of the present Statute was committed by a subordinate does not relieve his superior of criminal responsibility if he knew or had reason to know that the subordinate was about to commit such acts or had done so and the superior failed to take the necessary and reasonable measures to prevent such acts or to punish the perpetrators thereof.

4. The fact that an accused person acted pursuant to an order of a Government or of a superior shall not relieve him of criminal responsibility, but may be considered in mitigation of punishment if the International Tribunal determines that justice so requires.

Article 8
Territorial and temporal jurisdiction

The territorial jurisdiction of the International Tribunal shall extend to the territory of the former Socialist Federal Republic of Yugoslavia, including its land surface, airspace and territorial waters. The temporal jurisdiction of the International Tribunal shall extend to a period beginning on 1 January 1991.

Article 9
Concurrent jurisdiction

1. The International Tribunal and national courts shall have concurrent jurisdiction to prosecute persons for serious violations of international humanitarian law committed in the territory of the former Yugoslavia since 1 January 1991.

2. The International Tribunal shall have primacy over national courts. At any stage of the procedure, the International Tribunal may formally request national courts to defer to the competence of the International Tribunal in accordance with the present Statute and the Rules of Procedure and Evidence of the International Tribunal.

Article 10
Ne bis in idem

1. No person shall be tried before a national court for acts constituting serious violations of international humanitarian law under the present Statute, for which he or she has already been tried by the International Tribunal.

2. A person who has been tried by a national court for acts constituting serious violations of international humanitarian law may be subsequently tried by the International Tribunal only if:
(a) the act for which he or she was tried was characterized as an ordinary crime; or
(b) the national court proceedings were not impartial or independent, were designed to shield the accused from international criminal responsibility, or the case was not diligently prosecuted.

3. In considering the penalty to be imposed on a person convicted of a crime under the present Statute, the International Tribunal shall take into account the extent to which any penalty imposed by a national court on the same person for the same act has already been served.

Article 11
Organization of the International Tribunal

The International Tribunal shall consist of the following organs:
(a) The Chambers, comprising three Trial Chambers and an Appeals Chamber;
(b) The Prosecutor, and
(c) A Registry, servicing both the Chambers and the Prosecutor.
Article 12
Composition of the Chambers

The Chambers shall be composed of eleven independent judges, no two of whom may be nationals of the same State, who shall serve as follows:
(a) Three judges shall serve in each of the Trial Chambers;
(b) Five judges shall serve in the Appeals Chamber.
Article 13
Qualifications and election of judges

1. The judges shall be persons of high moral character, impartiality and integrity who possess the qualifications required in their respective countries for appointment to the highest judicial offices. In the overall composition of the Chambers due account shall be taken of the experience of the judges in criminal law, international law, including international humanitarian law and human rights law.

2. The judges of the International Tribunal shall be elected by the General Assembly from a list submitted by the Security Council, in the following manner:
(a) The Secretary-General shall invite nominations for judges of the International Tribunal from States Members of the United Nations and non-member States maintaining permanent observer missions at United Nations Headquarters;
(b) Within sixty days of the date of the invitation of the Secretary-General, each State may nominate up to two candidates meeting the qualifications set out in paragraph 1 above, no two of whom shall be of the same nationality;
(c) The Secretary-General shall forward the nominations received to the Security Council. From the nominations received the Security Council shall establish a list of not less than twenty-two and not more than thirty-three candidates, taking due account of the adequate representation of the principal legal systems of the world;
(d) The President of the Security Council shall transmit the list of candidates to the President of the General Assembly. From that list the General Assembly shall elect the eleven judges of the International Tribunal. The candidates who receive an absolute majority of the votes of the States Members of the United Nations and of the non-Member States maintaining permanent observer missions at United Nations Headquarters, shall be declared elected. Should two candidates of the same nationality obtain the required majority vote, the one who received the higher number of votes shall be considered elected.

3. In the event of a vacancy in the Chambers, after consultation with the Presidents of the Security Council and of the General Assembly, the Secretary-General shall appoint a person meeting the qualifications of paragraph 1 above, for the remainder of the term of office concerned.

4. The judges shall be elected for a term of four years. The terms and conditions of service shall be those of the judges of the International Court of Justice. They shall be eligible for re-election.

Article 14
Officers and members of the Chambers

1. The judges of the International Tribunal shall elect a President.

2. The President of the International Tribunal shall be a member of the Appeals Chamber and shall preside over its proceedings.

3. After consultation with the judges of the International Tribunal, the President shall assign the judges to the Appeals Chamber and to the Trial Chambers. A judge shall serve only in the Chamber to which he or she was assigned.

4. The judges of each Trial Chamber shall elect a Presiding Judge, who shall conduct all of the proceedings of the Trial Chamber as a whole.

Article 15
Rules of procedure and evidence

The judges of the International Tribunal shall adopt rules of procedure and evidence for the conduct of the pre-trial phase of the proceedings, trials and appeals, the admission of evidence, the protection of victims and witnesses and other appropriate matters.

Article 16
The Prosecutor

1. The Prosecutor shall be responsible for the investigation and prosecution of persons responsible for serious violations of international humanitarian law committed in the territory of the former Yugoslavia since 1 January 1991.

2. The Prosecutor shall act independently as a separate organ of the International Tribunal. He or she shall not seek or receive instructions from any Government or from any other source.

3. The Office of the Prosecutor shall be composed of a Prosecutor and such other qualified staff as may be required.

4. The Prosecutor shall be appointed by the Security Council on nomination by the Secretary-General. He or she shall be of high moral character and possess the highest level of competence and experience in the conduct of investigations and prosecutions of criminal cases. The Prosecutor shall serve for a four-year term and be eligible for reappointment. The terms and conditions of service of the Prosecutor shall be those of an Under-Secretary-General of the United Nations.

5. The staff of the Office of the Prosecutor shall be appointed by the Secretary-General on the recommendation of the Prosecutor.

Article 17
The Registry

1. The Registry shall be responsible for the administration and servicing of the International Tribunal.

2. The Registry shall consist of a Registrar and such other staff as may be required.

3. The Registrar shall be appointed by the Secretary-General after consultation with the President of the International Tribunal. He or she shall serve for a four-year term and be eligible for reappointment. The terms and conditions of service of the Registrar shall be those of an Assistant Secretary-General of the United Nations.

4. The staff of the Registry shall be appointed by the Secretary-General on the recommendation of the Registrar.

Article 18
Investigation and preparation of indictment

1. The Prosecutor shall initiate investigations ex-officio or on the basis of information obtained from any source, particularly from Governments, United Nations organs, intergovernmental and non-governmental organizations. The Prosecutor shall assess the information received or obtained and decide whether there is sufficient basis to proceed.

2. The Prosecutor shall have the power to question suspects, victims and witnesses, to collect evidence and to conduct on-site investigations. In carrying out these tasks, the Prosecutor may, as appropriate, seek the assistance of the State authorities concerned.

3. If questioned, the suspect shall be entitled to be assisted by counsel of his own choice, including the right to have legal assistance assigned to him without payment by him in any such case if he does not have sufficient means to pay for it, as well as to necessary translation into and from a language he speaks and understands.

4. Upon a determination that a prima facie case exists, the Prosecutor shall prepare an indictment containing a concise statement of the facts and the crime or crimes with which the accused is charged under the Statute. The indictment shall be transmitted to a judge of the Trial Chamber.

Article 19
Review of the indictment.

1. The judge of the Trial Chamber to whom the indictment has been transmitted shall review it. If satisfied that a prima facie case has been established by the Prosecutor, he shall confirm the indictment. If not so satisfied, the indictment shall be dismissed.

2. Upon confirmation of an indictment, the judge may, at the request of the Prosecutor, issue such orders and warrants for the arrest, detention, surrender or transfer of persons, and any other orders as may be required for the conduct of the trial.

Article 20
Commencement and conduct of trial proceedings

1. The Trial Chambers shall ensure that a trial is fair and expeditious and that proceedings are conducted in accordance with the rules of procedure and evidence, with full respect for the rights of the accused and due regard for the protection of victims and witnesses.

2. A person against whom an indictment has been confirmed shall, pursuant to an order or an arrest warrant of the International Tribunal, be taken into custody, immediately informed of the charges against him and transferred to the International Tribunal.

3. The Trial Chamber shall read the indictment, satisfy itself that the rights of the accused are respected, confirm that the accused understands the indictment, and instruct the accused to enter a plea. The Trial Chamber shall then set the date for trial.

4. The hearings shall be public unless the Trial Chamber decides to close the proceedings in accordance with its rules of procedure and evidence.

Article 21
Rights of the accused

1. All persons shall be equal before the International Tribunal.

2. In the determination of charges against him, the accused shall be entitled to a fair and public hearing, subject to article 22 of the Statute.

3. The accused shall be presumed innocent until proved guilty according to the provisions of the present Statute.

4. In the determination of any charge against the accused pursuant to the present Statute, the accused shall be entitled to the following minimum guarantees, in full equality:
(a) to be informed promptly and in detail in a language which he understands of the nature and cause of the charge against him;
(b) to have adequate time and facilities for the preparation of his defence and to communicate with counsel of his own choosing;
(c) to be tried without undue delay;
(d) to be tried in his presence, and to defend himself in person or through legal assistance of his own choosing; to be informed, if he does not have legal assistance, of this right; and to have legal assistance assigned to him, in any case where the interests of justice so require, and without payment by him in any such case if he does not have sufficient means to pay for it;
(e) to examine, or have examined, the witnesses against him and to obtain the attendance and examination of witnesses on his behalf under the same conditions as witnesses against him;
(f) to have the free assistance of an interpreter if he cannot understand or speak the language used in the International Tribunal;
(g) not to be compelled to testify against himself or to confess guilt.

Article 22
Protection of victims and witnesses

The International Tribunal shall provide in its rules of procedure and evidence for the protection of victims and witnesses. Such protection measures shall include, but shall not be limited to, the conduct of in camera proceedings and the protection of the victim's identity.

Article 23
Judgement

1. The Trial Chambers shall pronounce judgements and impose sentences and penalties on persons convicted of serious violations of international humanitarian law.

2. The judgement shall be rendered by a majority of the judges of the Trial Chamber, and shall be delivered by the Trial Chamber in public. It shall be accompanied by a reasoned opinion in writing, to which separate or dissenting opinions may be appended.

Article 24
Penalties

1. The penalty imposed by the Trial Chamber shall be limited to imprisonment. In determining the terms of imprisonment, the Trial Chambers shall have recourse to the general practice regarding prison sentences in the courts of the former Yugoslavia.

2. In imposing the sentences, the Trial Chambers should take into account such factors as the gravity of the offence and the individual circumstances of the convicted person.

3. In addition to imprisonment, the Trial Chambers may order the return of any property and proceeds acquired by criminal conduct, including by means of duress, to their rightful owners.

Article 25
Appellate proceedings

1. The Appeals Chamber shall hear appeals from persons convicted by the Trial Chambers or from the Prosecutor on the following grounds:
(a) an error on a question of law invalidating the decision; or
(b) an error of fact which has occasioned a miscarriage of justice.

2. The Appeals Chamber may affirm, reverse or revise the decisions taken by the Trial Chambers.

Article 26
Review proceedings

Where a new fact has been discovered which was not known at the time of the proceedings before the Trial Chambers or the Appeals Chamber and which could have been a decisive factor in reaching the decision, the convicted person or the Prosecutor may submit to the International Tribunal an application for review of the judgement.

Article 27
Enforcement of sentences

Imprisonment shall be served in a State designated by the International Tribunal from a list of States which have indicated to the Security Council their willingness to accept convicted persons. Such imprisonment shall be in accordance with the applicable law of the State concerned, subject to the supervision of the International Tribunal.

Article 28
Pardon or commutation of sentences

If, pursuant to the applicable law of the State in which the convicted person is imprisoned, he or she is eligible for pardon or commutation of sentence, the State concerned shall notify the International Tribunal accordingly. The President of the International Tribunal, in consultation with the judges, shall decide the matter on the basis of the interests of justice and the general principles of law.

Article 29
Cooperation and judicial assistance.

1. States shall cooperate with the International Tribunal in the investigation and prosecution of persons accused of committing serious violations of international humanitarian law.

2. States shall comply without undue delay with any request for assistance or an order issued by a Trial Chamber, including, but not limited to:
(a) the identification and location of persons;
(b) the taking of testimony and the production of evidence;
(c) the service of documents;
(d) the arrest or detention of persons;
(e) the surrender or the transfer of the accused to the International Tribunal.

Article 30
The status, privileges and immunities of the International Tribunal

1. The Convention on the Privileges and Immunities of the United Nations of 13 February 1946 shall apply to the International Tribunal, the judges, the Prosecutor and his staff, and the Registrar and his staff.

2. The judges, the Prosecutor and the Registrar shall enjoy the privileges and immunities, exemptions and facilities accorded to diplomatic envoys, in accordance with international law.

3. The staff of the Prosecutor and of the Registrar shall enjoy the privileges and immunities accorded to officials of the United Nations under articles V and VII of the Convention referred to in paragraph 1 of this article.

4. Other persons, including the accused, required at the seat of the International Tribunal shall be accorded such treatment as is necessary for the proper functioning of the International Tribunal.

Article 31
Seat of the International Tribunal

The International Tribunal shall have its seat at The Hague.

Article 32
Expenses of the International Tribunal

The expenses of the International Tribunal shall be borne by the regular budget of the United Nations in accordance with Article 17 of the Charter of the United Nations.

Article 33
Working languages

The working languages of the International Tribunal shall be English and French.

Article 34
Annual report

The President of the International Tribunal shall submit an annual report of the International Tribunal to the Security Council and to the General Assembly.